Scompenso cardiaco, campagna di informazione Novartis su urgenza e continuità terapeutica

Scompenso cardiaco, campagna di informazione Novartis su urgenza e continuità terapeutica

Roma, 30 settembre – è stata presentata ieri,  in teleconferenza stampa,  Il cuore non può aspettare, la campagna di informazione e sensibilizzazione promossa da Novartis per lanciare un corretto messaggio orientato alla prevenzione del rischio cardiovascolare e alla continuità terapeutica. La campagna, simbolicamente lanciata in occasione della Giornata mondiale del Cuore 2020, è realizzata in collaborazione con Aisc, l’Associazione italiana scompensati cardiaci, e con il patrocinio di Sic  (Società italiana di Cardiologia), Fadoi (Federazione dei Dirigenti ospedalieri internisti) e Simg  (Società italiana di Medicina generale e delle cure primarie).

Sono più di 20 milioni le persone in tutto il mondo che soffrono di scompenso cardiaco, numero già molto rilevante ma che si prevede possa aumentare, nel prossimo decennio, almeno del 25%.  entro il 2030 si prevede addirittura che questa cifra salirà di oltre il 25%. Ogni anno in Europa lo scompenso cardiaco viene diagnosticato a più di 3,5 milioni di persone, dato che equivale a oltre 400 casi per ogni ora o a sette casi ogni minuto. Solo in Italia, questa patologia riguarda l’1,7% della popolazione (circa un milione di persone) e fa registrare 190.000 ospedalizzazioni3. Numeri davvero importanti per una patologia che resta, tra le malattie cardiovascolari, quella meno nota e, per questo, ancora pericolosamente sottovalutata anche nel nostro Paese.

Lo scompenso cardiaco progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti, esponendo il paziente ad un elevato rischio. “Nel corso della vita una persona su cinque è a rischio di sviluppare scompenso cardiaco che, attualmente, è la causa più comune di ricoveri in ospedale imprevisti per le persone sopra i 65 anni, nonché il principale motivo di riammissioni non pianificate” spiega Ciro Indolfi, direttore dell’Uo di Cardiologia-Emodinamica-Utic dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e presidente della Sic. “Eppure, come abbiamo avuto modo di rilevare come Sic, durante il lockdown anche in Italia si sono drasticamente ridotti i ricoveri per scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco e disfunzione di pacemaker e defibrillatori. Un pericoloso ritardo che ha comportato, in generale per tutte le patologie cardio-vascolari, anche un aumento della mortalità”.

Durante le prime fasi della pandemia, aggiunge al riguardo Domenico Gabrielli, direttore dell’Unità operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Fermo A.Murri e presidente dell’Anmco, l’Associazione nazionale Medici cardiologi ospedalieri, si sono registrate molte criticità, su tutte la drastica riduzione delle attività di monitoraggio dei pazienti, programmate e non urgenti, a causa della chiusura di molti reparti imposta dalla pandemia. Ma non meno impattante è stato il calo fino al 50% degli accessi in Pronto soccorso di tutti i pazienti con patologie cardio-vascolari che, proprio a causa del ritardo con il quale si sono presentati nelle strutture sanitarie, ha comportato un peggioramento netto delle loro condizioni. Il risultato, spiega Gabrielli, è che si stima che nei prossimi anni si registrerà “un aumento dei casi di scompenso cardiaco legati ai danni da infarto nel periodo Covid. In condizioni di normalità, invece, arrivando in tempo è difficile che il paziente esiti in un danno cardiaco significativo”.

L’emergenza sanitaria ha comunque costretto sia le strutture sanitarie sia gli stessi pazienti ad accelerare il processo di digitalizzazione dei percorsi terapeutici, diventando, di fatto, un’opportunità. “Nei mesi del lockdown siamo stati incessantemente a fianco dei pazienti con scompenso cardiaco che non hanno potuto beneficiare di cure e controlli, supportandoli nelle loro necessità e ascoltandone i bisogni, al fine di supportarli nella gestione della propria condizione” confermata Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegato dell’Aisc. “Tra i nostri obiettivi, oltre alla corretta formazione del paziente, c’è la promozione del dialogo proattivo con il proprio medico. Per questo auspichiamo che la tecnologia digitale possa sempre più essere integrata nell’ambito del percorso di cura, garantendo anche a distanza, la continuità del monitoraggio e dell’assistenza di pazienti fragili, come quelli scompensati, direttamente al proprio domicilio”.

Altro tema importante per la gestione efficace del paziente con scompenso cardiaco è quello dell’approccio interdisciplinare, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e di ridurre le ospedalizzazioni. Ne ha parlato  Dario Manfellotto, primario della Uoc di Medicina interna e direttore del Dipartimento della Discipline Mediche del Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma e presidente  della Fado. “Molti pazienti sono ormai cronicamente fragili e vanno incontro a frequenti riacutizzazioni di una o più delle patologie da cui sono affetti, proprio come lo scompenso cardiaco, che può portare a continue ospedalizzazioni. Proprio per la loro complessità, gli scompensati vengono sovente ricoverati nei reparti di medicina interna, dove afferisce circa il 50% di questi pazienti, mentre il 30% arriva alle cardiologie e la rimanente quota viene ricoverata nelle geriatrie. Ecco perché, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo” ha concluso Manfellotto “è fondamentale l’impegno di tutti per definire percorsi di cura facilitati in cui medici di famiglia, specialisti territoriali e ospedalieri facciano squadra, sfruttando anche il potenziale delle tecnologie digitali”.

Ma nel percorso di cura non va dimenticato il ruolo sempre più rilevante del medico di famiglia diventa, dal momento che una buona gestione dello scompenso cardiaco deve necessariamente iniziare con la sua prevenzione, a partire dalla consapevolezza di come i singoli fattori di rischio cardio-vascolare possano favorire nel tempo l’insorgenza di scompenso cardiaco. “Noi medici di famiglia non possiamo prescindere dal monitoraggio attivo dei pazienti, sia asintomatici con fattori di rischio, sia diagnosticati, anche con il costante controllo dell’aderenza alle terapie” afferma al riguardo Damiano Parretti, responsabile nazionale dell’Area Cardiovascolare della Simg. “Inoltre, soprattutto in questa fase di emergenza sanitaria, una buona gestione si ottiene, anche grazie all’ottimizzazione della terapia e alla strategia vaccinale, entrambi fattori che portano a un minor rischio di ospedalizzazione e quindi ad una minore esposizione dei pazienti a contrare malattie nosocomiali”.

In questo scenario, l’informazione e la consapevolezza dei pazienti, ai quali i professionisti della salute debbono trasferireo un corretto messaggio orientato alla prevenzione del rischio e alla continuità terapeutica, sono fattori decisivi. Ed è proprio da queste premesse che nasce la campagna promossa da Novartis e partita ieri, 29 settembre: per due settimane saranno distribuiti materiali informativi negli studi degli Mmg, locandine informative nei centri ospedalieri e nelle farmacie aderenti. La campagna proseguirà per il mese di ottobre sulla pagina Facebook di Ascolta il Tuo Battito, il programma in cui l’iniziativa si inserisce. Il tema “Il cuore non può aspettare” diventerà inoltre il soggetto di un cortometraggio d’autore che sarà realizzato attraverso un challenge tra alcune delle più prestigiose scuole di regia italiane.

“In un periodo come questo, riteniamo sia importante richiamare l’attenzione sull’urgenza delle cure e la regolarità dei monitoraggi per pazienti fragili e che soffrono di patologie croniche come lo scompenso cardiaco”  conclude Angela Bianchi, responsabile della comunicazione per l’Italia di Novartis Farm. “Reimmaginare la medicina per noi significa andare oltre l’offerta di soluzioni terapeutiche innovative e supportare i pazienti anche attraverso una corretta informazione orientata alla prevenzione e a una migliore gestione della patologia”.

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