Bonaccini: “Vaccini, raddoppieremo dosi a farmacie. Tutte le Regioni dovrebbero farlo”

Bonaccini: “Vaccini, raddoppieremo dosi a farmacie. Tutte le Regioni dovrebbero farlo”

Roma, 1 ottobre – “Alle farmacie servono più dosi del vaccino contro l’influenza e noi, che già eravamo la Regione che ne dava di più, raddoppieremo il quantitativo e credo che questo debba essere fatto da tutte le Regioni. Questa è la considerazione che stiamo facendo anche in Conferenza Regioni”.

Lo ha affermato il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini (nella foto),  aprendo uno spiraglio di luce per le farmacie, che da ormai più di un mese lanciano allarmi sull’impossibilità di reperire sul mercato dosi di vaccino sufficienti a soddisfare le richieste dei pazienti attivi che provvedono autonomamente e di tasca propria a immunizzarsi conto l’infezione stagionale. Anche se apprezzabile, però, la misura di Bonaccini (che porterà a cedere alle farmacie territoriali 36 mila dosi di vaccino in luogo delle 18 mila previste dall’accordo stipulato in Conferenza Stato-Regioni) molto difficilmente la mossa basterà a soddisfare un numero di richieste aumentato esponenzialmente a causa della pandemia da coronavirus, con medici di famiglia e farmacisti già  presi d’assalto da chi vorrebbe avere una dose ma non rientra nelle categoria a rischio. Anche se, accogliendo l’invito del presidente dell’Emilia Romagna, tutte le Regioni stornassero alle farmacie il 3% (e non il previsto 1,5%) delle dosi in loro dotazione, agli esercizi dalla croce verde arriverebbero 500 mila vaccini. Che, è vero, sono il doppio dei 250 mila previsti dall’accordo, ma sono pur sempre un numero molto lontano dal 1,2 milioni di dosi che – secondo le stime – servirebbero alle farmacie per fare fronte alle richieste autonome dei cittadini.

“Se il Governo spinge ancora di più, potremo dare una mano perché è giusto vaccinarsi” ha detto ancora il presidente emiliano che, rispondendo a un commento su Facebook, ha difeso l’operato della sua Regione in materia di vaccini: “Lo scorso anno 800mila vaccinazioni, quest’anno ne avremo più di un milione e trecentomila dosi. Per gli over 65 e tutte le categorie a rischio e più fragili. E alle farmacie saremo la Regione che in percentuale ne dà di più” scrive Bonaccini.
L’Emilia Romagna è una delle Regioni dove la campagna per le vaccinazioni contro l’influenza partirà in anticipo, il 12 ottobre. La Regione ha messo a disposizione circa un milione e 400 mila dosi, prefiggendosi l’obiettivo di raggiungere almeno il 75% degli over 65,  categoria particolarmente a rischio e di cui l’anno scorso si sottopose a vaccino il 57%. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, quest’anno si potrebbe raggiungere un “risultato storico”, arrivando a “vaccinare quasi un terzo della popolazione”.

Visualizza immagine di origineSul tema, intervenendo due sere fa a Porta a Porta insieme allo stesso Bonaccini, è intervenuto anche il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri (nella foto a fianco): “Le dosi di vaccino contro l’influenza ordinate quest’anno sono poco meno del doppio dello scorso anno”  ha voluto ricordare l’esponente di governo. “Va considerato però che l’adesione da parte degli italiani alla fine è estremamente bassa, di solito il 16%. I nostri anziani che si  vaccinano sono poco più del 50%. Quest’anno l’età è stata abbassata dai 65 ai 60 anni, quindi è più ampia la platea per il vaccino gratuito. Ma purtroppo ogni anno circa il 5-10 per cento delle dosi non vengono utilizzate, vengono date indietro, non vengono utilizzate, in alcune Regioni addirittura si arriva al 20%” ha sottolineato Sileri, per concludere che proprio questa quota,  “che sappiamo già quella che sarà”,  potrebbe essere girata alle farmacie per la vaccinazione di quei cittadini che vogliono immunizzarsi ma sono fuori dai programmi di copertura pubblica.

Le scorte di vaccini antinfluenzali e una loro eventuale carenza saranno uno dei temi forti del dibattito pubblico e di quello politiche nei prossimi giorni, e non solo per la annunciata carenza 8in assenza di contromisure immediate) del prodotto nelle farmacie.  Da un’indagine indipendente condotta nei giorni scorsi dalla Fondazione Gimbe, infatti, è emerso che la disponibilità nazionale di 17.866.550 dosi di vaccini presenta notevoli variabilità regionali e sono ben sette le Regioni, più le due Province autonome, che con le scorte di cui dispongono non possono centrare l’obiettivo di assicurare la copertura vaccinale al 75% della popolazione target per età. Si tratta della Provincia autonoma di Trento (70,2%), del Piemonte (67,9%), della Lombardia (66,3%), dell’Umbria (61,9%), del Molise (57,1%), della Valle d’Aosta (51,5%), dell’Abruzzo (49%), della Provincia autonoma di Bolzano (38,3%) e della Basilicata (29%),

La stessa Gimbe, vista la similarità dei sintomi con quelli da coronavirus e soprattutto vista l’esigenza di non sovraccaricare il sistema sanitario, si è aggiunta alla lunghissima lista di rappresentanti del mondo scientifico, delle istituzioni e della politica che continuano a raccomandare che quante più persone possibili si sottopongano a vaccino, per evitare “incroci” con la circolazione del coronavirus, che – alla luce della similarità tra i sintomi dell’influenza e quelli della Covid – rischia seriamente di produrre un sovraccarico  sui servizi sanitari territoriali e i Pronto soccorso, con conseguenze sanitarie ed economiche devastanti.  Per scongiurare il pericolo, ha ribadito la fondazione presieduta da Nino Cartabellotta,  è fondamentale garantire” una copertura vaccinale molto ampia anche nelle fasce non a rischio che, di fatto, includono la maggior parte dei lavoratori ai quali è affidata la ripresa economica del Paese”.

Quelle fasce di popolazione, per capirsi, che solitamente acquistano il vaccino in farmacia. Dove però, quest’anno, rischiano di non trovarlo. Un grave problema che Bonaccini dimostra di aver ben capito, cercando subito soluzioni concrete per risolverlo almeno in parte. La speranza è che seguano anche altre Regioni. Purché lo facciano subito, perché la stagione influenzale è in dirittura d’arrivo e il tempo comincia davvero a stringere.

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