Ordini di Bergamo e Belluno, confermati alla presidenza De Amici e Somacal

Ordini di Bergamo e Belluno, confermati alla presidenza De Amici e Somacal

Roma, 13 ottobre – Anche gli Ordini di Bergamo e Belluno archiviano la pratica delle elezioni per il rinnovo del direttivo per il quadriennio 2021-2024. A Bergamo la consultazione professionale si è conclusa con la conferma alla presidenza di Ernesto De Amici, che sarà supportato dal vicepresidente Davide Petrosillo, dal segretario Giovanni Pizzigalli e dalla tesoreria  Susanna Agosti. Completano il direttivo Alessandro Bonaiti, Maria Silvia Calvino Ramaccio, Marta Mazzoleni, Andrea Raciti e Michele Rotasperti, mentre il Collegio dei Revisori dei conti sarà composto dagli effettivi Italo Accardi ed Elena Rossi e dalla supplente Maddalena Boreatti.

Scelta di continuità anche a Belluno,  dove al termine delle operazioni di voto tenutosi il 9, 10 e 11 ottobre scorsi il presidente uscente Alessandro Somacal (nella foto) è stato confermato nella carica, incassando 69 voti su 69 votanti, Guiderà un consiglio direttivo molto giovane (38 anni l’età media dei suoi componenti: se non il più giovane, certamente uno dei più giovani d’Italia) che vede la presenza del vicepresidente Andrea Zovi, della segretaria Cinzia Bernard  e della tesoriera Claudia Vettorazzi. Completano il direttivo i consiglieri Andrea Baratto,  Alberto Olivier e Alessandro Portolan. Nel Collegio dei revisori siederanno Ester Pierobon e Margherita Pirollo (effettive) e Nicola Carpano (supplente).

In conformità a quella che sembra essere una tendenza di questa tornata elettorale, si è registrata una flessione nell’affluenza degli iscritti alle urne. A Belluno, ad esempio, si è attestata intorno al 24%, circa un farmacista su quattro: hanno votata 69 iscritti su 285. Bisogna però dire che altrove è andata purtroppo decisamente molto peggio: in altri Ordini 20 volte più grandi per numero di iscritti la percentuale è stata infatti ben 10 volte inferiore, fermandosi addirittura sotto il 3%. Al trend generale non si sono sottratti Ordini provinciali che da tempo vantano una solida tradizione di partecipazione alla vita dell’organismo professionale: a Roma, ad esempio, hanno smarrito la strada delle urne circa 500 iscritti rispetto al voto del 2017 ed non è davvero andata meglio a Napoli, dove i votanti sono stati 976 contro i 1686 delle precedenti consultazioni professionali.

Il fenomeno della  “diserzione” dal voto, che in qualche caso ha dimensioni davvero eclatanti, non può ovviamente essere né sottaciuto né ignorato, perché – pur considerando impedimenti oggettivi come il coronavirus e la conseguente scelta di evitare ogni occasione di possibile assembramento, il tempo inclemente che ha accompagnato il voto in alcune città (Roma, ad esempio), paralizzando un traffico già congestionato di suo e inducendo a evitare gli spostamenti e la stessa assenza di “pepe” nella competizione elettorale, che in più o meno tutti gli Ordini che hanno votato fin qui ha visto  la presentazione di un’unica lista di candidati –  suona come il segnale di uno scollamento, di una perdita di fiducia del corpus professionale nei confronti delle istituzioni di categoria. Un fenomeno che meriterebbe di essere indagato,  compreso e contrastato per evitare che si aggravi ulteriormente, minando alla radice i sentimenti di appartenenza e di orgoglio professionale della comunità dei farmacisti.

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