Sindacati a Federfarma ER: “Test sierologici in farmacia, manca protocollo sicurezza”

Sindacati a Federfarma ER: “Test sierologici in farmacia, manca protocollo sicurezza”

Roma, 13 ottobre – Niente da dire sui test diagnostici rapidi in farmacia per la ricerca degli anticorpi del coronavirus, oggetto di un recente accordo siglato tra la Regione Emilia-Romagna e le associazioni di categoria delle farmacie convenzionate pubbliche e private, i cui obiettivi sono sicuramente da condividere. Ma non è accettabile che molti aspetti legati alla salute e sicurezza dei lavoratori non siano stati opportunamente valutati e che l’intero settore manchi, sia a livello nazionale che a livello regionale, di uno specifico protocollo di prevenzione e sicurezza.

Questo il senso della dichiarazione congiunta delle segreterie di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e  Uiltucs Uil dell’Emilia Romagna, dove si evidenzia che non sono stati costituiti i comitati per la sicurezza (previsti dal protocollo nazionale del  24 aprile 2020, interamente recepito nel Dpcm del 26 aprile 2020).

“In particolare” si legge nella dichiarazione “Federfarma Emilia Romagna , ad oggi, nonostante le nostre richieste e sollecitazioni, non ha dato la sua disponibilità a costituire i comitati territoriali per la sicurezza, tanto meno a definire un accordo specifico di settore, ritenendo così sufficiente l’applicazione delle norme generali introdotte dal protocollo nazionale. Non possiamo fingere che, in mancanza di idonee misure di sicurezza e organizzative, la scelta della farmacia come luogo per effettuare i test sierologici non esponga a maggiori rischi di contagi”.

Se lo scopo dell’accordo è assolutamente condivisibile, insomma, anche a conferma del ruolo di presidio sanitario territoriale delle farmacie, è comunque indubbio che le stesse farmacie si troveranno a fare i conti con flussi di ingresso maggiori e al momento non prevedibili, che non possono né debbono tradursi in una maggiore esposizione al rischio di cittadini e dipendenti “perché non c’è stata la volontà di definire e declinare gli strumenti normativi previsti per la tutela e il monitoraggio della sicurezza sul lavoro”.

Se da un lato è indubbio il ruolo di primo presidio sanitario che le farmacie territoriali svolgono, spiegano i sindacati, “dall’altro purtroppo i farmacisti dipendenti sono spesso dimenticati”. Anch’essi eroi sanitari, importanti e silenziosi, durante il periodo del lockdown hanno assicurato un servizio essenziale basilare ed importante.  Eppure, scrivono Filcams, Fisascat e Uiltucs, “i dipendenti delle farmacie private non solo aspettano un rinnovo contrattuale da oltre sette anni, ma sono anche gli unici lavoratori del settore sanitario che non hanno avuto alcun riconoscimento economico per l’impegno profuso e le difficoltà affrontate durante il culmine dell’emergenza sanitaria”.

Chiarissimo l’obiettivo della sortita dei sindacati regionali, che reclamano garanzie sul rafforzamento delle misure necessarie a tutela della salute e della sicurezza dei farmacisti dipendenti. “Per questo chiediamo a Federfarma ER risposte urgenti” conclude il sindacato  “e ci aspettiamo che, prima della partenza di questo importante servizio, si possa procedere a chiarire tutti gli aspetti di prevenzione ed organizzativi e costituire i comitati come  primo passo per garantire salute e sicurezza“.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi