D’Anna (biologi): “Farmacie non idonee per test rapidi anti-Covid, intervengano Nas e Asl”

D’Anna (biologi): “Farmacie non idonee per test rapidi anti-Covid, intervengano Nas e Asl”

Roma, 26 ottobre – L’Ordine nazionale dei biologi si oppone risolutamente all’ipotesi di eseguire test rapidi anti-Covid nelle  farmacie.  L’inequivocabile presa di posizione è espressa in una nota ufficiale diffusa venerdì scorso dall’organismo professionale presieduto da Vincenzo D’Anna (nella foto).

“L’Ordine nazionale dei biologi, con l’intento primario di tutelare la salute dei cittadini e in secondo luogo, la professionalità di quanti (biologi, medici, chimici e tecnici di laboratorio) operano presso i laboratori clinici accreditati con il Ssn, sta valutando iniziative legali, affinché vengano revocate le disposizioni impartite dai governatori di quelle regioni in cui è stata autorizzata l’esecuzione dei test cosiddetti ‘veloci’ nelle farmacie” si legge nel comunicato.

“Tali tipi di esami  presentano varie criticità riguardanti la possibilità di falsi negativi e di falsi positivi” continua la nota ” sia per l’alta quantità di materiale virale necessario a positivizzarli, sia per la non specificità dei test medesimi, che possono positivizzarsi anche in presenza di materiale virale appartenente a coronavirus influenzali”.

Per il rappresentante dei biologi italiani, “in un momento di massimo allarme e di grande preoccupazione per l’aumento del numero dei contagi (ancorché quasi totalmente a carico di asintomatici), desta sconcerto come si possa autorizzare l’esecuzione di screening fallaci con metodiche invasive, in ambienti certamente non idonei come le farmacie”.

“In detti ambienti  il prelievo dovrebbe essere eseguito con le adeguate misure di protezione per il personale, con adeguata e costante sanificazione e con lo smaltimento dei rifiuti ai sensi della vigente normativo sul trasporto dei rifiuti tossici e nocivi” spiega D’Anna. ” Tutte cose che normalmente vengono eseguite alla lettera nei laboratori specializzati accreditati. Cosa succederebbe nel caso in cui qualcuno risultasse positivo al test: si chiuderebbe immediatamente la farmacia, mettendo in quarantena clienti e dipendenti, così come accaduto, ad esempio, con le scuole?”.

“Crediamo che in quelle Regioni dove questa inopportuna pratica diagnostica è stata autorizzata, la sussistenza o meno di tali requisiti, debba essere accertata dai Nuclei antisofisticazione dei carabinieri e dai nuclei ispettivi delle Asl” conclude D’Anna.

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