FarmacieUnite: “La farmacia di prossimità si sostiene con i fatti, non a parole”

FarmacieUnite: “La farmacia di prossimità si sostiene con i fatti, non a parole”

Roma, 25 novembre – Ce n’è un po’ per tutti: per il ministro della Salute Roberto Speranza, accusato di magnificare le magnifiche sorti e progressive della prossimità, dimensione chiave sulla quale la sanità italiana deve investire (valorizzando così anche la farmacia di comunità, che della sanità di prossimità è un caposaldo), ma di farlo soltanto a parole, giacché le decisioni politiche che avvalla non sono poi né coerenti è conseguenti. Ma anche per le dirigenze delle sigle di categoria, pronte da una parte a diffondere plaudenti le belle parole del titolare del ministero, ma del tutto silenti sulle sue ultime scelte in materia di farmaci, che vanno in direzione esattamente opposta a uno sviluppo dell’assistenza di prossimità e della farmacia convenzionata del territorio.

Ma andiamo con ordine: la scaturigine della sortita del sindacato presieduto da Franco Gariboldi Muschietti (nella foto) sono le dichiarazioni rilasciate da Speranza nel suo intervento di sabato scorso a FarmacistaPiù,  già sinteticamente ricordate  nella premessa dell’articolo (il nostro giornale ne aveva in ogni caso già diffusamente riferito qui). Dichiarazioni che sono  ritenute in buona sostanza una presa in giro, o perlomeno nient’altro che uno scoperto e quindi goffo tentativo di captatio benevolentiae: non si può affermare da una parte di puntare su “riforme all’insegna di una parola chiave, prossimità” e sui farmacisti delle farmacie del territorio, definendoli  “un’opportunità per il sistema sanitario di essere più prossimo ai cittadini“, e dall’altra avvallare una manovra di bilancio che, nel ridefinire i tetti di spesa farmaceutica per il 2021,  abbassa il tetto della spesa convenzionata che “passa” in farmacia e alza quello della spesa per acquisti diretti, spostando di fatto circo 8-900 milioni dal territorio a ospedali e Asl.

Una posizione ben nota, quella del ministro, che l’aveva pubblicamente espressa e perseguita ben prima di FarmacistaPiù: per questo le parole pronunciate nel corso del suo intervento alla manifestazione appaiono in tutta evidenza la finalizzate solo a compiacere l’auditorio per  guadagnarsene il favore. Cosa che – lascia intendere FarmaciUnite – meritava ben altra e più dura reazione di quella opposta dai vertici di categoria, generosi in apprezzamenti e ringraziamenti nei confronti del ministro e subito pronti a diffondere le sue parole con particolare sollecitudine,   nonostante esse rappresentino, “al netto di ogni possibile obiezione”, un rafforzamento del processo di “allontanamento” del farmaco dal cittadino e un ulteriore indebolimento, per contro, della “già problematica situazione dell’assistenza farmaceutica territoriale”. Insomma, una mortificazione di quella prossimità di cui il Ssn (Speranza dixit) “ha tanto bisogno””.

“Cosa possa derivare da una misura come questa è fin troppo evidente” spiega il comunicato di FarmacieUnite: “le Regioni si sentiranno autorizzate ad aumentare i meccanismi di distribuzione diretta e le farmacie vedranno sempre più allontanarsi la speranza di tornare a vedere sui propri scaffali i farmaci di ultima generazione, con il conseguente impoverimento di conoscenze e competenze in quello che è il suo core business”.

“Per chi l’avesse dimenticato – anche e soprattutto tra i nostri dirigenti nazionali – è il caso di ricordare che ‘farmacia’ deriva da ‘farmaco'” si legge ancora nella nota del piccolo sindacato di titolari” e di quello deve in primo luogo occuparsi, a meno di non voler cambiare natura, destino e nome. Ma è ragionevole ritenere che la quasi totalità dei colleghi italiani inorridisca al solo pensiero di ritrovarsi ad essere il titolare di una ‘servizieria’, o una ‘vaccineria’, o una ‘tamponeria’”.

FarmacieUnite evidenzia che “il giro di valzer dei tetti di spesa significa tout court una riduzione del fatturato delle farmacie (circa 50mila euro ad esercizio, se le medie trilussiane hanno un senso), con un’ulteriore compromissione della loro già precaria sostenibilità economica” e ricorda che i dati ufficiali Aifa della spesa per farmaci nei primi sei mesi del 2020 attestano lo sfondamento del tetto, imputabile per intero alla spesa per acquisti diretti, che sfonda il limite per 1,5 miliardi, mentre la convenzionata territoriale rimane ben al di sotto (668 milioni di euro in meno) della sua soglia massima. “Non si tratta di ‘risparmio’, si badi” scrive il sindacato presieduto da Muschietti “ma del perverso effetto di sistema innescato dalle politiche degli ultimi anni, che hanno progressivamente eroso le quote di dispensazione dei farmaci in farmacia: da gennaio a giugno di quest’anno le ricette esitate nelle farmacie del territorio sono state il 7,3% in meno”.

Invece di spostare budget dalla convenzionata alla diretta sarebbe più virtuoso riportare i farmaci in farmacia e inserirli in un sistema completamente tracciabile e che genera benefici ai pazienti e ai loro famigliari” commenta al riguardo il presidente Muschietti. “Se ciò che è stato scritto nella proposta di legge finanziaria 2021 sarà confermato, a farne le spese saranno in primo luogo i cittadini, che rischiano di veder ridotto il livello di servizio attraverso una minore disponibilità dei prodotti, aumento della distribuzione diretta e una presenza meno capillare delle farmacie. L’esatto contrario” conclude il presidente di FarmacieUnite “di quanto auspicato dal ministro nelle sue recenti dichiarazioni”.

A preoccupare maggiormente FarmacieUnite, tuttavia, sono gli effetti di sistema, “il progressivo ‘esproprio’ dalle farmacie della loro funzione ontologica e primaria, la dispensazione del farmaco, che sta rendendo a situazione sempre più insostenibile: distribuire i farmaci per il Ssn (per lo più quelli di uso consolidato, a basso e bassissimo costo) non è sufficientemente remunerativo e mette in difficoltà soprattutto le farmacie che realizzano la quota prevalente di fatturato con il farmaco”. E, guarda caso, scrive ancora il sindacato, “si tratta proprio delle farmacie di prossimità per eccellenza, quelle che per posizione e per missione sono spesso l’unico presidio sanitario presente sul territorio”.

FarmacieUnite conclude ribadendo quello che sono i suoi obiettivi fin dalla sua costituzione come sindacato autonomo: sostenere e sviluppare il principio sociale e funzionale che ha la farmacia all’interno del Ssn, riportare tutti i farmaci in farmacia, salvaguardare la remunerazione e fornire un servizio adeguato a tutti i cittadini. “Ma anche ridare un senso a parole importanti, come prossimità, che non possono esserci sbandierate davanti in modo irridente, tra dirigenti di categoria incomprensibilmente plaudenti, preoccupati come sono di inseguire modelli evolutivi che meritano certamente ogni considerazione e sviluppo, ma che non possono davvero essere l’unico e totalizzante orizzonte della farmacia, come invece sembra stia avvenendo” aggiunge FarmacieUnite, prima di finire lanciando quello che – senza troppe dissimulazioni – è una sorta di invito all’arruolamento. “FarmacieUnite guarda al futuro della farmacia, non a un futuro purché sia. E le sue porte sono aperte per ogni collega che creda che si tratti di un traguardo per il quale valga ancora la pena di lottare”.

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