Nas, sanzionata farmacia laziale: vendeva olio EVO privo di etichetta

Nas, sanzionata farmacia laziale: vendeva olio EVO privo di etichetta

Roma, 26 novembre – Nel corso di un’ispezione effettuata presso una farmacia laziale, i carabinieri del Nas di Roma hanno rinvenuto, in uno scaffale destinato alla vendita degli alimenti, 38 kg di olio extravergine completamente privo di etichetta. Inevitabile il sequestro del prodotto, del valore di mercato di 400 euro circa, e la conseguente sanzione alla titolare della farmacia con una contestazione amministrativa dal valore di 1.500 euro.

In mancanza di ulteriori dettagli forniti dai Nas, vogliamo immaginare che la titolare di farmacia – certamente in possesso della specifica autorizzazione commerciale (art. 5 del decreto legislativo n. 114/98), per la vendita di prodotti di altro genere dei settori merceologici compatibili con l’esercizio della farmacia – abbia posto in vendita un olio EVO, con ogni probabilità buonissimo e salutare, di propria  produzione o prodotto da familiari o amici. Ma anche se così fosse, resta assolutamente priva di ogni giustificazione l’assenza di etichetta.

Sull’opportunità poi, che la farmacia detenga per la vendita prodotti come l’olio extravergine, i punti di vista sono notoriamente molti e diversi e alimentano da tempo discussioni di ogni tipo in ordine a ciò che la farmacia possa vendere o non vendere senza mortificare la sua immagine di presidio della salute. Che il buon olio extravergine d’oliva sia un alimento ricco di proprietà salutari, tuttavia, è acquisizione indiscutibile e supportata da un’infinità di studi scientifici. E a proposito di olio EVO, qualcuno certamente ricorderà il caso dell’olio prodotto da un’azienda olearia abruzzese (la Ursini), che – affiancata dalla Fondazione Mario Negri Sud di Chieti come partner scientifico – ha dato vita al progetto di vendere in farmacia, come nutraceutico, un proprio olio (denominato Olife) garantendone proprietà antiossidanti certe e certificate, in linea con il Regolamento Ue 432/2012 relativo alle indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari.

Quel regolamento, riconoscendo appunto che i polifenoli dell’olio di oliva contribuiscono alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo,  stabilisce che l’indicazione  “antiossidante” possa essere vantata soltanto da un olio EVO che contenga. per 20 grammi di prodotto,  almeno 5 mg di idrossitirosolo e suoi derivati (ad esempio, complesso oleuropeina e tirosolo). L’indicazione va inoltre accompagnata dall’informazione al consumatore che l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione giornaliera di 20 g di olio d’oliva.

Non sappiamo se e quanto successo commerciale ottenga quello che il suo produttore chiama “il primo olio nutraceutico d’Italia”, pubblicizzandolo come prodotto ideale per le persone “che combattono l’invecchiamento delle cellule, che cercano di contrastare il colesterolo, che quotidianamente devono mantenere bassa la pressione sanguigna, o che non digeriscono l’olio di oliva”, ma certamente non facciamo fatica ad ammettere la presenza di un alimento di questo tipo nell’offerta di una farmacia, soprattutto se particolarmente dedita ai prodotti alimentari speciali.

La conditio sine qua non (a pretenderla è la natura stessa della farmacia, che non può mai derogare dalla sua funzione di presidio sanitario che garantisce tutti i prodotti in vendita, farmaceutici o no, a tutela della salute dei cittadini) è che si tratti di un prodotto trasparente, nei nei suoi contenuti e nel suo percorso dalla produzione alla vendita: questo è l’ingrediente che davvero non può ne deve mai mancare, a garanzia degli utenti. E che invece mancava clamorosamente nei 38 kg di olio sequestri dai Nas alla tirtolare della nostra Regione.

 

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