Gimbe, rallenta l’epidemia Covid, ma ospedali ancora sotto pressione

Gimbe, rallenta l’epidemia Covid, ma ospedali ancora sotto pressione

Roma, 27 novembre – Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe conferma nella settimana 18-24 novembre, rispetto alla precedente, una riduzione dei nuovi casi (216.950 vs 242.609), a fronte di una riduzione dei casi testati (778.765 vs 854.626) e di una lievissima diminuzione del rapporto positivi/casi testati (27,9% vs 28,4%). Crescono dell’8,8% i casi attualmente positivi (798.386 vs 733.810) e, sul fronte degli ospedali, rallenta l’incremento dei ricoveri con sintomi (34.577 vs 33.074) e in terapia intensiva (3.816 vs 3.612); ancora in aumento i decessi (4.842 vs 4.134).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano 4.842 decessi (+17,1%), un aumento dei nuovi casi (+ 216.950, corrispondenti a un aumento del 17,5%) e dei ricoverati con sintomi (+1.503 , pari al 4,5% in più). Aumenta di 204 unità (+5,6%) anche il numero dei pazienti in terapia intensiva , mentre i casi attualmente positivi crescono di 64.576 unità (+8,8%. In calo, invece, i casi testati (-75.861, pari al -8,9%) e i tamponi totali (-12.638, pari al -0,8%).

“Se da tre settimane si registra una riduzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi” spiega il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta (nella foto) “per la prima volta durante la seconda ondata si evidenzia la riduzione sia in termini assoluti dei nuovi casi, sia del rapporto positivi/casi testati dal 28,4% al 27,9%”.

Tuttavia se nell’ultima settimana si registra un’ulteriore diminuzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi (17,5% vs 24,4%) che si attestano a quota 216.950, la riduzione dei casi testati sfiora il 9%. Infatti, nonostante l’incremento percentuale dei casi si riduca in tutte le Regioni, il bacino degli attualmente positivi aumenta in 15 Regioni.

“Gli effetti delle misure di contenimento” continua Cartabellotta “iniziano a manifestarsi anche sulle curve di ricoveri e terapie intensive, che tendono ad assumere più l’aspetto di un plateau che di un picco simile a quello registrato nella prima ondata. Per allentare la pressione negli ospedali ci vorrà quindi molto più tempo rispetto alla scorsa primavera, perché l’entità delle attuali misure di contenimento è nettamente inferiore al lockdown totale”.

Peraltro, se la soglia di occupazione per pazienti Covid del 40% definita dal ministero della Salute nei reparti di area medica è stata superata in 15 Regioni e quella del 30% nelle terapie intensive in 16, nelle Regioni con tassi di occupazione molto più elevati, “i pazienti Covid stanno ‘cannibalizzando’ progressivamente i posti letto di altri reparti”  rileva Cartabellotta “limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di prestazioni non urgenti, interventi chirurgici inclusi. Con l’approssimarsi della scadenza del Dpcm in vigore e delle imminenti festività natalizie, il dibattito pubblico si concentra sul possibile allentamento delle misure per favorire i consumi e la possibilità di festeggiare con amici e parenti”.

Attenzione però, ammonisce Gimbe, a  revocare le misure restrittive, misura contro la quale l’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) mette in guardia per i rischi che comporta: secondo i modelli predittivi appena pubblicati una revoca delle restrizioni  il 7 o il 21 dicembre porterebbe ad una risalita dei ricoveri, rispettivamente in prossimità del Natale o nella prima settimana di gennaio 2021.

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