Giornata mondiale contro l’Aids, epidemia di cui non si parla ma che non si arresta

Giornata mondiale contro l’Aids, epidemia di cui non si parla ma che non si arresta

Roma, 2 dicembre – Si è svolta ieri la Giornata mondiale contro l’Aids, che anche nel nostro Paese è stata celebrata con numerosi eventi e che è stata l’occasione per riaccendere i riflettori su di una malattia che “non fa più notizia”. E che, invece dovrebbe, alla luce dei numeri correlati alla malattia: nel 2019 sono state 38 milioni le persone sieropositive nel mondo, 1,7 milioni le nuove diagnosi e 690mila le persone morte per cause collegate all’Hiv. Un prezzo molto alto lo pagano i bambini e gli adolescenti, i più trascurati e spesso senza accesso alle cure, come emerge dai dati presentati da Oms e Unicef.

La pandemia da Covid-19, inoltre,  ha portato ad interrompere, almeno nella prima parte dell’anno, molti servizi di terapia e diagnosi, mettendo a rischio molte vite per l’impossibilità di far muovere le persone e far arrivare i farmaci. Lo scorso luglio un terzo delle persone in trattamento ha subito interruzioni delle forniture. Secondo l’Oms e Unaids, sei mesi di interruzione nell’accesso ai farmaci per l’Hiv può portare a un raddoppio delle morti collegate all’Aids nel 2020 nell’Africa Sub-sahariana.

L’anno scorso 320 mila bambini e adolescenti sono rimasti contagiati dall’Hiv, uno ogni 100 secondi, ma come denuncia l’Unicef, poco più della metà dei bambini nel mondo ha avuto accesso alle terapie salvavita, molto al di sotto della copertura offerta alle madri (85%) e agli adulti sieropositivi (82%). Circa 110.000 bambini sono morti di Aids nel 2019.E sempre l’agenzia dell’Onu per l’infanzia segnala in un suo rapporto che ogni due minuti un giovane si contagia ed è previsto un boom di casi fra gli adolescenti, +60% nel 2030.

Ma il problema riguarda comunque la popolazione generale. Nonostante gli sforzi compiuti, i progressi per aumentare i servizi per l’Hiv avevano subito una frenata già prima della pandemia, rendendo impossibile raggiunge l’obiettivo prefissato per il 2020 del ’90-90-90′, cioè avere il 90% dei sieropositivi consapevoli della loro situazione, il 90% delle persone diagnosticate in terapia, e il 90% di chi è in trattamento con soppressione virale. Traguardi mancati, che renderanno ancora più difficile raggiungere l’obiettivo finale, ovvero la fine dell’Aids entro il 2030, rileva l’Oms.

In Italia nel 2019 sono stati segnalati 571 nuovi casi di Aids e 2.531 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 4,2 nuovi casi per 100.000 residenti. Un’incidenza lievemente inferiore a quella dell’Unione europea (4,7 nuovi casi per 100.000). Diversamente dagli anni precedenti, in cui la modalità di trasmissione più frequente erano i rapporti etero-sessuali, nel 2019 per la prima volta la quota di nuove diagnosi riferibili a maschi che fanno sesso con maschi è pari a quella attribuibile ai rapporti etero (42%).

Continuano a calare le nuove diagnosi di Hiv negli stranieri, mentre aumenta dal 2017 la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da Hiv. Come rileva Silvia Mancini, epidemiologa di Medici senza Frontiere (a sinistra) “rispetto alla pandemia di Covid-19 dobbiamo evitare il ripetersi della tragedia causata dall’epidemia di Hiv/Aids 20 anni fa, quando le terapie antiretrovirali sono arrivate nei Paesi a risorse limitate soltanto 10 anni più tardi”.

Un invito a non abbassare la guardia nella lotta contro l’Hiv è arrivato dal ministro della Salute Roberto Speranza: “Se è vero che le nuove diagnosi di infezione da Hiv sono in calo, è altrettanto vero che il numero dei contagi tra i giovani cresce. Guai, dunque, a sottovalutare l’importanza della prevenzione, dei test e dell’assistenza alle persone con l’Hiv” ha detto il titolare della Salute. “In questi mesi difficili, durante i quali la sfida contro il Covid 19 ha dettato la nostra agenda, abbiamo imparato quanto sia fondamentale la prevenzione per fermare il contagio, quanto una diagnosi precoce possa fare la differenza, e quanto l’accesso alle cure sia un diritto inalienabile. Lo ricorda anche lo slogan scelto quest’anno a livello internazionale dall’Unaids: ‘Solidarietà globale, responsabilità condivisa’. Un messaggio chiaro, che deve arrivare a tutti. Perché uniti contro l’Aids si vince”.

Per celebrare la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, il ministero ha promosso una campagna di sensibilizzazione, a cui partecipa quest’anno anche la Lega Serie A: in occasione della decima giornata del campionato di serie A, gli allenatori e i giocatori, durante le interviste, indosseranno il fiocchetto rosso, simbolo universale della lotta contro l’Aids, per ricordare che con l’Hiv non si gioca. È necessario proseguire e accelerare gli sforzi per contrastare la malattia, investendo in ricerca, prevenzione ed educazione sanitaria.

Nella campagna di sensibilizzazione è stato coinvolto anche il ministero dello Sviluppo Economico, che su proposta del ministero della Salute ha emesso ieri un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Senso civico” per diffondere la conoscenza di Hiv e Aids, dimostrare solidarietà a coloro che vivono con l’Hiv e richiamare tutti a comportamenti responsabili. Il francobollo, realizato dall’Ipzs, raffigura, sullo sfondo di una mappa geografica del globo terrestre, il fiocchetto rosso simbolo mondiale della solidarietà agli Hiv positivi e ai malati di Aids, che idealmente si trasforma in due mani che si uniscono.

VA sicuramente  segnalata, infine, la notizia dell’arrivo anche in Italia del test per l’autodiagnosi dell’Hiv.  Sarà possibile comprarlo in farmacia senza ricetta per poi eseguirlo a casa con la risposta in 15 minuti. Il test costerà 20 euro, e verrà consegnato solo ai maggiorenni dal farmacista insieme a materiale informativo sulla malattia.

“Purtroppo la pandemia di Covid-19 ha enormemente ostacolato la prevenzione e il trattamento di moltissime malattie, compresa l’Aids, di cui oggi ricorre la Giornata mondiale” è il commento di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani: ““Come ha comunicato l’Organizzazione mondiale della sanità, già a luglio 2020, a livello globale, un terzo delle persone affette da Hiv aveva incontrato serie difficoltà ad accedere ai propri farmaci per difficoltà logistiche e carenze” spiega Mandelli. “Anche lo scorso anno sono morte poco meno di 700.000 persone, il saldo dei nuovi contagiati è salito ancora di 1,7 milioni e si è allontanato definitivamente l’obiettivo di testare e avviare alle terapie entro quest’anno il 90% delle persone colpite dall’Hiv. Mai come oggi, quindi, è indispensabile adottare tutte le misure di prevenzione possibili ed è fondamentale che tutti i Paesi si adoperino per proseguire gli screening e impedire che si interrompa il trattamento delle persone in cura”.

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