Gizzi (Assofarm): “Farmacista di famiglia, è il suo momento?”

Gizzi (Assofarm): “Farmacista di famiglia, è il suo momento?”

Roma, 4 dicembre – “L’epidemia ha radicalmente mutato il modo in cui è considerata la farmacia territoriale: da ramo secondario e trascurabile del sistema, oggi siamo diventati una risposta ai problemi latenti che il Covid ha reso manifesti. A noi il compito, non demandabile a nessun altro, di battere questo ferro caldo”.

Ad affermarlo, nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero del notiziario associativo, è Venanzio Gizzi (nella foto), presidente di Assofarm, la sigla delle farmacie pubbliche, a conclusione di alcune considerazioni riferite al “farmacista di famiglia”, figura professionale su cui proprio Assofarm fu la prima a puntare l’attenzione in Italia, nel 2017, e che ora – come riferito qualche giorno fa  dal nostro giornale in questo articolo – è arrivata all’esame del Parlamento, sotto forma di un emendamento al ddl di conversione dell’ultimo decreto Ristori firmato dal senatore  Elio Lanutti del M5s.

Assofarm, racconta Gizzi, aveva “scoperto” questa declinazione professionale del farmacista in occasione di un incontro dell’Unione europea delle farmacie sociali (Uefs), apprendendo che in Belgio (Paese da tempo impegnato nella ricerca di linee di sviluppo per la presa in carico dei pazienti) proprio nel 2017 era stato istituito il “farmacista di riferimento”, figura professionale della prossimità chiamata a costruire un rapporto sanitario con i pazienti cronici per sovrintendere e monitorare le loro necessità e i loro percorsi di terapia farmacologica, spesso complicati. oltre che  molto costosi per la sanità pubblica.  L’esperienza belga di un !farmacista di riferimento” per una determinata comunità (ricalcata più o meno sul modello del medico di famiglia), entusiasmò  Assofarm, che non solo lanciò l’idea sui suoi canali di comunicazione, ma provò anche ad avviare una sperimentazione con la Usl Toscana Sud Est, poi purtroppo non concretizzatasi.

La  figura del farmacista di riferimento o di famiglia, così, è finita sotto traccia, fino all’arrivo dello tsunami Covid che – oltre alle drammatiche conseguenze che tutti conosciamo – è stato anche lo spietato rivelatore delle carenze strutturali  del nostro sistema sanitario, costruito in prevalenza sul modello ospedale-centrico. L’epidemia di Covid ha reso palese che senza sanità territoriale, molto semplicemente, non può esservi sanità pubblica- E così, dopo essere stata abbandonata a se stessa per anni, tra mille difficoltà, senza ricevere altro che attenzioni pigre, distratte e inconcludenti da parte delle istituzioni e della politica, la sanità territoriale  – con il lockdown e milioni di italiani che non sapevano a chi rivolgersi per avere uno straccio di indicazione e di risposta – è tornata al centro del dibattito sanitario. E dal momento che la farmacia e il farmacista sono tra i protagonisti indiscussi della sanità territoriale, inevitabilmente si sono trovati ad avere attenzioni in passato sempre richieste ma raramente ottenute.

Così, dal mazzo, è spuntata fuori anche la proposta del “farmacista di famiglia”, già presentata in Parlamento (sempre dal M5s) nello scorso mese di giugno scorso in occasione dell’iter di conversione in legge del decreto Rilancio. L’emendamento non andò in porto, ma rispunta ora in Senato, nella formulazione proposta da Lanutti. La sua proposta prevede che l’istituendo farmacista di famiglia sia una figura di riferimento “per lo sviluppo e il potenziamento dei servizi territoriali e per salvaguardare lo stato di salute dei cittadini”. In collaborazione con il medico di famiglia, il farmacista di famiglia si occuperebbe dell’assistenza dei pazienti dimessi dall’ospedale e cronici, prendendo in carico le terapie prescritte e  monitorandone l’aderenza. Inoltre, sarebbe chiamato a erogare  “prestazioni analitiche di prima istanza, come telemedicina e campagne di screening”.

Difficile fare previsioni sull’esito di questa iniziativa parlamentare, che comunque – rileva Gizzi – è un ulteriore e importante segnale della rinnovata attenzione che, in questi tempi di emergenza,   viene riservata a farmacia e farmacisti, come attestano anche il dibattito sulle vaccinazioni in farmacia e gli accordi regionali che rendono possibile il coinvolgimento delle farmacie nell’esecuzione dei tamponi rapidi  per l’individuazione del coronavirus.

Come dire, insomma, che farmacia e farmacisti sono tornati al centro della scena e anche chi ieri era cieco (o faceva comunque finta di non vedere) oggi è perfettamente consapevole di quello che questo binomio può dare alla sanità di prossimità e dunque al Paese. Comprensibile (e anche pienamente sottoscrivibile) l’esortazione finale di Gizzi a cogliere l’occasione e a battere il ferro finché è caldo, proponendo e cercando di ottenere quelle riforme strutturali di cui la farmacia ha bisogno, per rispondere meglio ai bisogni di salute del Paese.

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