Omeopatia, nuovo attacco di Garattini, nel mirino anche università, medici e farmacisti

Omeopatia, nuovo attacco di Garattini, nel mirino anche università, medici e farmacisti

Roma, 10 dicembre – Che il presidente dell’Istituto Mario Negri  Silvio Garattini (nella foto a sinistra)  non sia  mai tenero nei confronti dell’omeopatia e non perda occasione per stroncare, in Risultato immagine per garattini profpunta di scienza, le argomentazioni di chi la promuove e/o la difende, quasi meravigliandosi che vi sia chi  – nonostante lo sviluppo della cultura generale – ancora crede che “qualcosa che non contiene nulla possa esercitare un’attività terapeutica”, non è certo un mistero, almeno per i lettori di questo giornale, al quale è capitato di registrare e riferire più volte, in passato, i giudizi  trancianti contro quel  “mondo ‘intellettuale’ (a suo giudizio troppo vasto, Ndr) che nonostante la mancanza di evidenze scientifiche continua a insegnare, propagandare, prescrivere e vendere prodotti omeopatici”.

Un pensiero e un giudizio che il farmacologo non ha davvero modificato nel tempo e che ha ribadito in una recentissima recensione, sulle colonne della rivista scientifica Ricerca&Pratica, dell’ultima edizione riveduta e ampliata del libro Guarire dall’omeopatia di Stefano Cagliano, medico e divulgatore di buona notorietà. Anche questa volta Garattini non fa alcuno sconto a una disciplina che, ancorché in declino, seppure molto lento, a livello di tutto il mondo industrializzato”, in Italia ha ancora un certo seguito, per alcune ragioni e per la responsabilità di molti.

La prima ragione, secondo il farmacologo, è la mancanza di cultura scientifica del nostro Paese, dove “sarebbe impossibile vendere un vino omeopatico e invece è possibile vendere un farmaco omeopatico“,  perché siamo tutti cresciuti in una scuola in cui “a tutti i livelli di istruzione la cultura è di tipo crociano e gentiliano, cioè letterario-filosofico-artistico. Manca la cultura scientifica, non le discipline scientifiche, come fonte di conoscenza che ha la stessa dignità delle altre fonti, ma una metodologia diversa. Sapere se un farmaco fa bene o fa male non si può chiedere al greco, al latino o alla filosofia. Solo la scienza può dare una risposta e quindi solo se la scienza si integrerà con le altre fonti di conoscenza il cittadino potrà in futuro avere gli elementi per non essere preda della ciarlataneria”.

Garattini non ha remore nell’indicare quelli che ritieni i complici della “persistenza in vita” di una pratica terapeutica a suo giudizio priva di ogni legittimazione scientifica: il mondo universitario che promuove corsi che insegnano l’omeopatia “con l’idea che il fatto di conoscerla permetta di praticarla con intelligenza e alla fine nell’interesse degli ammalati“, i molti medici – si calcola ben 20 mila –  che prescrivono prodotti omeopatici, “pochi perché ne sono convinti, molti per far vedere che fanno qualcosa di diverso, ma di fatto associano all’omeopatia farmaci efficaci”, mentre invece si ci aspetterebbe che ne prendessero le distanza e che, anzi, il loro Ordine non ammettesse all’albo professionale, per ragioni deontologiche, coloro che la praticano. Ce n’è anche per le Regioni che, come la Toscana (e in modo minore anche altre), riconoscono l’omeopatia come parte della medicina “attraverso l’istituzione di un ambulatorio di medicina omeopatica per la ginecologia e l’oncologia e il rimborso dei prodotti omeopatici da parte del Servizio sanitario nazionale”.

Ma il giudizio più sferzante Garattini lo riserva proprio ai farmacisti, perché è in farmacia che vengono venduti questi prodotti. Una vendita, stigmatizza il farmacologo, che “non è realizzata con ‘vergogna’  ma addirittura promossa con insegne luminose verdi sempre ampiamente visibili. I farmacisti avrebbero la cultura chimica per sapere che vendono acqua fresca, ma così facendo rendono per nulla credibile la loro rivendicazione a essere partecipi della missione di operare nell’interesse degli ammalati”.

L’affondo finale riguarda un fatto di poche settimane fa, ovvero l’esposizione in alcune farmacie di un cartello che reclamizzava la disponibilità di un vaccino antinfluenzale omeopatico, inequivocabile prova – secondo Garattini – dell’ormai raggiunto “top della prevalenza del mercato rispetto alle conoscenze”. La vicenda finì, con grande rilievo, sulla stampa d’informazione, con titoli pesantissimi per la professione, come – solo per fare due esempi –   Vaccino influenzale omeopatico, truffa in farmacia e ancora “Disponibile vaccino influenzale omeopatico”. Il cartello-truffa esposto in diverse farmacie.

È ben vero che l’Ordine, di fronte alla canizza mediatica, alimentata anche dalle avventate dichiarazioni di alcuni dei farmacisti che avevano esposto i cartelli, provò a correre ai ripari, pronunciando parole di sdegno e assicurando un immediato intervento. “L’unico vaccino è quello che supera test e sperimentazioni per validare un’ipotesi scientifica. In un momento in cui la ricerca del vaccino è spasmodica, c’è il rischio che tante persone spaventate e prive di strumenti caschino nella trappola: per questo i professionisti devono farsi portatori di informazioni corrette e non sviare i propri clienti. Segnaleremo i casi agli ordini regionali, non ci possono essere dubbi su temi così delicati” dichiarò nell’occasione il presidente della federazione professionale Andrea Mandelli a Il Fatto quotidiano.

Se poi le segnalazioni siano state effettuate e se qualche Ordine provinciale abbia provveduto a intervenire nei confronti di chi ha esposto cartelli come quello riportato nella foto del titolo, non è dato sapere: il tempo, prima e più ancora che galantuomo, è un infallibile obliviatore (per chi non si fosse mai imbattuto, nemmeno fortuitamente, in un libro o un film di Harry Potter, gli obliviatori erano i maghi specializzati nel cancellare i ricordi dei babbani, ovvero le persone normali, incappate in qualche avvenimento magico), capace di far dimenticare ogni cosa, in particolare le più sgradevoli. Sta di fatto che non abbiamo alcuna notizia – ma potrebbe semplicemente esserci sfuggita  – relativa all’individuazione di almeno qualcuna delle farmacie che esposero il cartello, a dir poco equivoco.

Impresa non troppo difficile, in verità, quella di risalire ai venditori del “nuovo vaccino antinfluenzale omeopatico“, fotografato senza difficoltà ma con qualche perplessità da una ex assessora del comune di Bergamo, e poi segnalato anche in altre farmacie del Paese, identico o con qualche variante (“In questa farmacia è disponibile il nuovo vaccino antinfluenzale omeopatico“) e in qualche caso proposto anche sui social con slogan per incentivare il cliente all’acquisto: “Previeni l’influenza con l’omeopatia: prenota il vaccino omeopatico Influenzinum”, con addirittura il consiglio, in qualche caso, di utilizzarlo per i neonati e le donne in gravidanza.

Potrebbe esserci sfuggito, lo ripetiamo, ma non ci risulta che qualche farmacista sia stato convocato dall’Ordine per rendere conto di comportamenti non esattamente in linea con il dettato deontologico, e men che meno che abbia subito anche solo un semplice richiamo per il  suo comportamento. E questo, ovviamente, vanifica le dichiarazioni rese da Mandelli, svuotandole di senso e credibilità  e riducendole al rango di parole di circostanza. E, peggio ancora, giustifica il pesante giudizio di Garattini. Per accreditarsi come professionisti sanitari, non basta dichiararlo, occorrono scelte professionali e comportamenti coerenti e congruenti: piaccia o meno, non ci sono altre opzioni. E il discorso trito e ritrito delle “poche mele marce” che non debbono guastare l’immagine di un’intera professione non ce la fa nemmeno ad alzarsi da terra, se poi gli organismi di quella professione non intervengono subito e visibilmente per mettere quelle “poche mele marce” in condizione di non nuocere. Converrebbe rifletterci.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi