Francia, dal 1° gennaio nessuna copertura assicurativa per i farmaci omeopatici

Francia, dal 1° gennaio nessuna copertura assicurativa per i farmaci omeopatici

Roma. 4 gennaio – Dal primo gennaio di queto nuovo anno, l’omeopatia in Francia non sarà più rimborsabile dall’Assurance maladie. Il governo, seguendo le raccomandazioni dell’Haute autorité de santé (Has) ha infatti deciso di escluderla del tutto dal rimborso: l’efficacia dei medicinali omeopatici è insufficiente (qui il parere dell’Has) per giustificare che il loro impiego in terapia sia rimborsato anche solo parzialmente dal sistema di copertura sanitaria.

La decisione è il (prevedibile e previsto) sviluppo della decisione assunta già all’inizio dello scorso anno, con la quale il governo aveva abbassato dal 30 al 15% la percentuale di rimborsabilità dei medicinali omeopatici. Una decisione arrivata dopo una serie di prese di posizione che avevano trasformato il 2019 e il 2020 in un vero e proprio biennium horribile per l’omeopatia francese: chiusura dei corsi universitari in omeopatia in alcune prestigiose università del Paese, prese di posizione negative dell’allora ministra della Salute Agnes Buzyn (foto  a destra), la stroncatura delle Accademie di Medicina e di Farmacia, il già ricordato, inequivocabile parere dell’Has sulla mancanza di sufficienti prove scientifiche sull’efficacia dei prodotti omeopatici e, infine, l’approvazione dei decreti n. 904/2019 e n.905/2019 che hanno introdotto il primo il taglio dal 30 al 15%, a partire da inizio 2020, della rimborsabilità degli omeopatici e il secondo l’abolizione tout court del rimborso a far data dal 1 gennaio 2021.

Le forti pressioni esercitate dal mondo dell’omeopatia, con in testa aziende importanti come Boiron (che insieme a Lehning ha anche opposto ricorso contro i due decreti prima citati davanti al Conseil d’Etat) non hanno – almeno fin qui – prodotto esiti. E, nonostante gli appelli pro-omeopatia a suo tempo arrivati da alcune decine di parlamentari e il supporto e le proteste di alcune migliaia di medici che impiegano farmaci omeopatici nella loro attività, la cancellazione totale della copertura assicurativa per questa particolare classe di farmaci è diventata realtà. A niente sono serviti nemmeno gli allarmi lanciati da Boiron sulle drammatiche conseguenze sul piano occupazionale che inevitabilmente deriveranno dalla decisione del governo: il fatturato dell’azienda in Francia è prodotto per il 60%  proprio dai prodotti omeopatici rimborsabili, tanto che già nello scorso mese di marzo era stato annunciato il taglio di 646 posti di lavoro, un quarto dell’organico, licenziamenti  attribuiti a decisioni assunte a seguito di “ripetuti e ingiustificati attacchi contro l’omeopatia in Francia“.

Risultato immagine per garattini profQualche fondamento, però, quegli “attacchi” devono pur averlo, se è vero che le università, le istituzioni scientifiche ufficiali di medici e farmacisti, l’Haute autoritè de santè e Governo e Parlamento si sono pronunciate e hanno deliberato come hanno fatto sull’omeopatia. Che continua dunque a suscitare problemi, e non solo in Francia: come riferito dal nostro giornale qualche settimana fa, anche nel nostro Paese non mancano davvero le stroncature contro questa pratica terapeutica, argomento sul quale non perde occasione di esprimersi il fondatore e presidente dell’Istituto farmacologico Mario Negri, Silvio Garattini (foto a sinistra), continuando a manifestare stupore per chi promuove e/o difende l’omeopatia, credendo ancora che “qualcosa che non contiene nulla possa esercitare un’attività terapeutica”.

Nella sua ultima sortita sul tema (una recensione, sulle colonne della rivista scientifica Ricerca&Pratica, dell’ultima edizione riveduta e ampliata del libro Guarire dall’omeopatia di Stefano Cagliano, medico e divulgatore di buona notorietà), il farmacologo ha espresso anche valutazione severe sui medici che prescrivono prodotti omeopatici, legittimandoli, che a  suo giudizio  l’Ordine dei medici non dovrebbe ammettere all’albo professionale, per ragioni deontologiche. Duro anche il giudizio sulle farmacie che vendono questi prodotti: “I farmacisti avrebbero la cultura chimica per sapere che vendono acqua fresca, ma così facendo rendono per nulla credibile la loro rivendicazione a essere partecipi della missione di operare nell’interesse degli ammalati”.

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