Fisioterapisti in farmacia, il Consiglio di Stato conferma: “Prestazioni legittime”

Fisioterapisti in farmacia, il Consiglio di Stato conferma: “Prestazioni legittime”

Roma, 12 gennaio – Semaforo verde del Consiglio di Stato alle prestazioni fisioterapiche in farmacia. I giudici di Palazzo Spada, con sentenza n.111 del 4 gennaio 2020, hanno infatti accolto le ragioni del ministero della Salute, di Federfarma e dell’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi) chiudendo il contenzioso aperto dieci anni fa dalla società e dal sindacato dei medici di medicina fisica e riabilitativa (Simfer e Simmfir),  che avevano impugnato dinanzi al Tar Lazio il decreto del ministero della Salute 16 dicembre 2010 che, in attuazione della normativa sulla farmacia dei servizi, aveva disciplinato le modalità con le quali i fisioterapisti possono esercitare la loro attività professionale in farmacia.

A riferire della sentenza è una circolare di Federfarma, evidenziando come la pronuncia rappresenti una presa d’atto “dell’evoluzione normativa che ha interessato il ruolo delle farmacie nell’assetto complessivo della tutela del bene-salute”,  per effetto della legge 18 giugno 2009, n. 69 e del  successivo decreto attuativo del 3 ottobre 2009, n. 153, con il quale (scrive il Consiglio di Stato) “hanno ricevuto compiuta definizione i ‘nuovi’ compiti e funzioni assistenziali consentiti alle farmacie pubbliche e private, operanti in convenzione con il Servizio sanitario nazionale”. Provvedimenti poi successivamente integrati da  “ulteriori interventi di completamento/attualizzazione della funzione assunta dalla farmacia, a conferma della evolutiva ricollocazione di quest’ultima nel quadro dei soggetti erogatori di prestazioni sanitarie”, tra i quali il Supremo Consesso cita le “recenti Linee di indirizzo per la sperimentazione dei nuovi servizi nella farmacia di comunità, allegate all’Accordo siglato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in data 17 ottobre 2019, prot. n. 167. Quantunque, ratione temporis, evidentemente inoperanti relativamente alla presente controversia, è tuttavia significativo evidenziare come nelle Linee anzidette sia descritto il nuovo ruolo che le fonti primarie hanno conferito alla farmacia (ed al farmacista) nel contesto del sistema nazionale di tutela della salute, con riferimento alla farmacia di comunità, intesa come presidio sociosanitario polivalente” che “assolve appieno alla necessità della popolazione aumentando la fruibilità dei Lea e, più in generale, ad una rimodulazione del ruolo della farmacia, non più stretto nella funzione ‘commerciale’ di erogazione dei farmaci, ma, più vastamente, definibile quale ‘Centro sociosanitario polifunzionale a servizio delle comunità nonché come punto di raccordo tra Ospedale e territorio e front office del Servizio sanitario nazionale’”.

Nel merito, la sentenza ribadisce molte delle considerazioni già espresse dal giudice di prima istanza. Quel che viene ribadito è che le prestazioni effettuabili dai fisioterapisti in farmacia indicate dall’art. 4 del decreto ministeriale  16 dicembre 2010 certamente possono ricomprendersi nelle prestazioni effettuabili fai fisioterapisti in autonomia e che lo stesso decreto  non ha estromesso la prestazione fisioterapica dalla direzione dei medici di medicina fisica e riabilitativa, in quanto il decreto si è limitato a disciplinare le prestazioni effettuabili in farmacia “che in modo del tutto autonomo già potevano essere espletate dal fisioterapista senza la presenza del medico specialista”.  Il tutto ricordando che, in ogni caso, il fisioterapista opera in conformità di una prescrizione medica.

 

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