Tamponi rapidi, i farmacisti veneti: “Una scelta di libertà e un servizio alla comunità”

Tamponi rapidi, i farmacisti veneti: “Una scelta di libertà e un servizio alla comunità”

Roma, 13 gennaio – La sortita del presidente dell’Ordine dei Medici di Padova – che ha annunciato di aver richiesto un parere pro veritate alla Società italiana di medica legale a proposito dell’effettuazione di tamponi antigenici rapidi nelle farmacie, per verificare se tale pratica configuri  l’esercizio abusivo della professione medica, evenienza che farebbe scattare  le denunce alle autorità competenti –

All’immediata reazione di FarmacieUnite, sono seguite ieri quelle di Federfarma Veneto e degli Ordini professionali della Regione, scesi subito in campo per chiarire che le farmacie e i farmacisti veneti “non intendono sovrapporsi a nessun’altra categoria professionale della sanità”, ma – in linea con il servizio sanitario che rendono quotidianamente alla collettività –  “si sono offerti di integrare le strutture pubbliche e private già impegnate nella campagna di tracciamento dei veneti positivi al Covid-19 mettendo a disposizione la rete delle quasi 1200 farmacie aderenti a Federfarma, investendo del proprio per attrezzare i locali, inserire personale qualificato all’uso dei tamponi, ampliare gli orari a disposizione del pubblico e garantire alla popolazione ed all’amministrazione regionale il numero più alto di test effettuati”.

“I farmacisti vogliono offrire un’opportunità in più ai propri concittadini”  afferma Andrea Bellon, presidente di Federfarma Veneto (foto a destra). “Noi ci rivolgiamo a quei veneti che sono asintomatici, che non troverebbero spazio nel sistema di medicina generale che deve dare giustamente la priorità ai cittadini che presentano già i sintomi della malattia. Ma la domanda di fare un test velocemente, nella massima sicurezza, dal tracciamento garantito, va soddisfatta comunque. Pensiamo a chi deve programmare viaggi o incontri d’affari o che deve recarsi in visita ad un genitore anziano: fare il test permette di muoversi e vivere con maggiore tranquillità. Sia personale che collettiva. Questo test, inoltre, viene fatto non a carico della fiscalità generale, ma a  carico dei singoli utilizzatori, attraverso un fee calmierato stabilito di concerto con la Regione che va a coprire le spese che le farmacie sostengono per poter garantire un servizio efficiente e sicuro».

“Si tratta di una scelta di libertà”  rimarca a sua volta Federico Realdon, presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Verona (foto a sinistra)  “che vuole soltanto aumentare la sicurezza collettiva, alzando il livello del servizio e le possibilità di accesso. Fa parte dei nostri ‘doveri’ verso la comunità. I farmacisti non tolgono spazio e ruolo a nessuno né intendono farlo: questo è sempre stato lo spirito di questa iniziativa e così resterà”.

Deciso anche l’intervento del presidente dell’Ordine di Padova Gianni Cirilli (foto a destra), che in un’intervista al quotidiano Il Mattino, risponde agli attacchi del presidente dell’Ordine dei Medici di Padova, secondo il quale i farmacisti non possono refertare i tamponi: “Tutti hanno diritto di opinione” replica Cirilli, precisando subito che  “il farmacista non fa diagnosi, manda solo il risultato con i dati del paziente all’Usl. È il medico di base che poi telefonerà o andrà dal paziente per valutare la situazione. Chi cura è il medico”.

Cirilli respinge anche le accuse di abuso di professione: “Regione e Federfarma hanno firmato un protocollo che autorizza il farmacista a servirsi di un infermiere per eseguire i tamponi rapidi. È chiaro che non c’è alcun abuso di professione: ognuno fa il suo e tutti e due operano correttamente in funzione della loro professionalità”.

Ma Cirilli, a scanso di equivoci, fa chiarezza anche sul compenso concordato per il tampone, che – questa l’accusa dei medici –  sarebbe più alto per i farmacisti (26 euro) rispetto al loro (18 euro). Affermazione capziosa e (posta in questi termini) falsa nella sostanza, come  il presidente dell’Ordine di Padova si preoccupa subito di argomentare: “Oltre ai 18 euro, al medico vengono dati gratuitamente della Regione tamponi e Dpi. Con 26 euro i farmacisti devono invece acquistare i tamponi, pagare l’infermiere e la sua assicurazione, l’eventuale gazebo e i dispositivi di sicurezza”.

A significare che quel che resta dei 26 euro, dopo i 6 euro di costo del tampone, i 32 euro all’ora per l’infermiere, gli 8 euro per i Dpi e i soldi eventualmente spesi per il gazebo, non arriva neppure a sostanziare un guadagno.

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