Nas, scoperta in Lazio e Toscana vendita illegale di farmaci cinesi “anti-Covid”

Nas, scoperta in Lazio e Toscana vendita illegale di farmaci cinesi “anti-Covid”

Roma, 14 dicembre –  I Carabinieri del Nas  di Roma, supportati dal Nucleo Carabinieri Aifa, e quelli del Nas di Firenze, in collaborazione con la polizia locale di Prato, hanno sottoposto a sequestro penale complessivamente 437 confezioni di farmaci di provenienza cinese per il trattamento di varie sintomatologie influenzali, nell’ambito di un’attività di monitoraggio sulla presenza di farmaci clandestini per la cura di Covid-19 sul territorio nazionale. Parte delle confezioni (88, per un totale di n. 2.112 pillole) erano di un prodotto denominato  Lianhua Qingwen Jiaonang destinato alla cura dei sintomi da Covid-19. I farmaci, privi di autorizzazione all’immissione in commercio e delle prescritte indicazioni in lingua italiana, sono stati rinvenuti presso cinque esercizi commerciali (quattro nel centro di Roma e una a Prato), tra supermarket ed erboristerie della comunità cinese.

I titolari delle attività illecite sono stati deferiti alle rispettive Procure della Repubblica poiché ritenuti responsabili dell’esercizio abusivo della professione sanitaria di farmacista, in assenza del previsto titolo abilitativo, nonché per aver avviato un’attività di vendita all’ingrosso di medicinali senza la prescritta autorizzazione Regionale.

L’intervento – si legge in un comunicato dei Nas –  ha consentito di tutelare il rispetto delle salute pubblica e allo stesso tempo impedire la vendita di farmaci prodotti con modalità non note e non sottoposte ad alcuna verifica sulla loro efficacia e sui possibili effetti collaterali da parte delle autorità regolatorie (Ema e Aifa).

Il capitano Maurizio Santori, (nella foto a destra), comandante dei Nas di Roma, interpellato dall’agenzia Dire, ha poi spiegato che altre azioni potrebbero essere imminenti: il raggio d’azione dei Nas coinvolge l’intero territorio nazionale e i carabinieri del nucleo salute indagano anche su possibili vendite illegali di vaccini anti-Covid. Intanto, ha spiegato l’ufficiale, sono ancora in corso indagine per ricostruire la rete illegale alle spalle di quest’ultima azione: “Stiamo tuttora ricostruendo la rete di vendita del farmaco. Anche i colleghi di Prato hanno sequestrato il prodotto, parliamo complessivamente di 437 confezioni tra cui unguenti e creme, 88 di questi prodotti sono riconducibili alla cura del Covid e hanno un costo di 20 euro a confezione, ognuna contiene 24 pillole” spiega il capitano Santori. “Al momento stiamo ricostruendo le operazioni di vendita attraverso le attività di riscontro che sono partite su Roma e Prato, dove più grandi sono le comunità cinesi ma sono state allertate tutte le 38 unità nazionali della tutela della salute dei Carabinieri. Nelle prossime ore potrebbero esserci ulteriori sequestri”.

La vendita, spiega ancora l’ufficiale, “avveniva anche online e stiamo verificando, con l’Istituto superiore di sanità, se le sostanze contenute all’interno delle confezioni poste sotto sequestro siano anche tossiche, non avendo l’autorizzazione in commercio da parte di Aifa”.

Anche se il grosso della vendita illegale di questi farmaci è destinato alle comunità cinesi, i Nas non escludono che il Lianhua Qingwen Jiaonang, il farmaco proposto come anti Covid,  fosse acquistato anche da italiani. “Il sequestro di questo prodotto era già avvenuto durante il primo lockdown” spiega Santori. “Il sequestro di ieri è partito dalle piazze del quartiere Esquilino a Roma ma il suo raggio di azione è più ampio, tanto che il primo sequestro effettuato durante il lockdown è’ legato solo parzialmente a questo. I prodotti sotto sequestro arrivano in Italia dalla Cina in vari modi, anche tramite corrieri, per questa ragione si attendono eventuali esiti delle indagini della Procura di piazzale Clodio, a Roma”.

“Per adesso il sequestro dei prodotti è penale ma gli esercenti non sono stati multati” conclude il capitano Santori. “I Nas intanto proseguono nei controlli anche dei vaccini anti-Covid, per verificare che sia rispettato il protocollo di gestione, conservazione e le direttive nazionali previste”

 

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