Il dubbio di BMJ, vaccini Covid molto meno efficaci di quanto fin qui asserito

Il dubbio di BMJ, vaccini Covid molto meno efficaci di quanto fin qui asserito

Roma, 15 gennaio –  E se i vaccini anti Covid di Pfizer e Moderna non fossero poi così efficaci come sostengono gli studi sulla base dei quali le autorità regolatorie li hanno autorizzati? Se le asserite percentuali di efficacia superiore al 90% fossero, in realtà, inferiori al 30%?

L’inquietante dubbio non è l’ennesimo rigurgito su Facebook di un militante no vax, ma arriva da una firma importante del mondo medico, Peter Doshi (nella foto a sinistra) dell’Università del Maryland,  associate editor del British Medical Journal, giornale su quale ha esposto i suoi dubbi sulla trasparenza dei dati che hanno legittimato l’approvazione dei vaccini già in corso di somministrazione nel mondo.

Da diverse settimane, sia BMJ che Lancet, forse le due più autorevoli riviste medico-scientifiche del mondo, avanzano interrogativi e critiche sugli studi sui vaccini, sostenendo che le ricerche mostrano delle lacune in fatto, appunto, di trasparenza dei dati.

Doshi, in particolare, è piuttosto diretto: a suo giudizio, non è chiaro se i vaccini “funzionino o meno e non sono stati arruolati sufficienti anziani, persone immunodepresse e bambini per capirne gli effetti su un periodo medio lungo”.

Al momento infatti, le due case farmaceutiche hanno reso pubblici solamente i “protocolli di studio e alcuni comunicati stampa”, scrive Doshi. Adesso saltano fuori altre 400 pagine di dati, presentate alla Food and Drug Administration (Fda) prima dell’autorizzazione d’emergenza. Dall’analisi di queste nuove informazioni, Doshi sospetta che sarebbe stata in qualche modo compromessa l’efficacia dei vaccini perché questi sono stati fatti in parte su pazienti ‘sospetti Covid’ e su Covid asintomatici non confermati”, riducendo quindi l’effettiva efficacia dei vaccini, molto al di sotto della soglia del 50% fissata dalle autorità di regolamentazione per l’autorizzazione.

Considerando questi dati, l’efficacia del vaccino scenderebbe secondo Doshi a un misero 19%, e “anche dopo aver tolto i casi verificatisi entro sette giorni dalla vaccinazione (409 sul vaccino Pfizer vs 287 sul placebo), che dovrebbe includere la maggior parte dei sintomi dovuti alla reattogenicità del vaccino a breve termine, questa rimane bassa e arriva 29%. L’unico dato attendibile per capire la reale capacità di questi vaccini, sono i casi di ospedalizzazione, i pazienti in terapia intensiva e i decessi”, conclude Doshi.

Per comprendere la reale efficacia dei vaccini sono necessari i dati grezzi (raw data) della sperimentazione, spiega Doshi, precisando però che “nessuna azienda sembra averli condivisi. Pfizer afferma che sta rendendo i dati disponibili su richiesta ma questi sono comunque soggetti a revisione, e Moderna afferma che i suoi dati potrebbero essere disponibili, sempre su richiesta, una volta completato lo studio”.

Anche il candidato cinese prodotto in Brasile dalla Sinovac sembra avere un’efficacia molto inferiore rispetto a quella asserita. I dati sono stati resi noti dall’istituto Butantan, che produce il farmaco a San Paolo, su licenza cinese. Inizialmente il vaccino cinese della Sinovac aveva mostrato di avere un’efficacia del 78% in accordo con i test preliminare, adesso invece sembra che l’efficacia globale sia di poco superiore al 50%.

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