Fse, il Garante della Privacy: “Nessuna scadenza per l’inserimento dati”

Fse, il Garante della Privacy: “Nessuna scadenza per l’inserimento dati”

Roma, 19 gennaio – Il Garante della privacy con una nota ha smentito la notizia relativa a una presunta scadenza dell’11 gennaio 2021 per opporsi all’inserimento dei propri dati personali nel Fascicolo sanitario elettronico: una scadenza che non esiste, precisa l’autorità,  priva anche di qualsiasi fondamento normativo. Si tratta di una fake news circolata in seguito all’iniziativa di Regione Liguria che in modo errato aveva indicato l’11 gennaio come termine entro cui i cittadini liguri avrebbero potuto opporsi all’inserimento dei dati riguardanti le prestazioni sanitarie fruite prima di maggio 2020, in ambito pubblico o privato. La comunicazione errata ha causato confusione.

Il Garante quindi ha tenuto a sottolineare nella sua nota che l’articolo 11 del Decreto Rilancio prevede che “a decorrere da maggio 2020, a prescindere da qualsivoglia manifestazione di consenso dei cittadini, i dati di tutte le prestazioni sanitarie fruite vadano a confluire automaticamente nel Fascicolo sanitario elettronico. Ovviamente, limitatamente alle Regioni che hanno già attivato il Fse”. Il Garante precisa che comunque, “anche a seguito di tale alimentazione automatica del Fse, i dati sanitari dei cittadini non saranno accessibili al personale sanitario in assenza di uno specifico consenso del singolo cittadino”.

Relativamente all’alimentazione del Fascicolo sanitario elettronico con i dati delle prestazioni sanitarie effettuate in epoca antecedente al maggio 2020, il Garante in una nota del 15 dicembre 2020 aveva sottolineato al ministero della Salute che l’inserimento nel Fascicolo sarebbe stato possibile solo in seguito a tre condizioni:

  • aver proceduto a un’idonea campagna di informazione a livello nazionale;
  • avere puntualmente informato i cittadini delle Regioni interessate;
  • avere riconosciuto a tali cittadini, dal momento in cui sono stati informati, un termine non inferiore a trenta giorni per manifestare la propria opposizione.

L’Autorità segnala che “non essendosi verificata nessuna di queste condizioni, l’invio di comunicazioni alle singole amministrazioni regionali o al Garante, con le quali si rappresenta l’opposizione al citato popolamento, non risulta necessaria”.

 

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