Vaccini Covid, Scaccabarozzi (Farmindustria): “Liberare brevetti non è la soluzione”

Vaccini Covid, Scaccabarozzi (Farmindustria): “Liberare brevetti non è la soluzione”

Visualizza immagine di origineRoma, 22 gennaio – Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi (nella foto) è intervenuto nel dibattito sempre più vivace aperto dalla proposta di rendere pubblici i brevetti industriali dei vaccini anti-Covid, così da consentire l’accesso all’immunizzazione a tutti i cittadini in ogni parte del mondo. Al riguardo, sono partite iniziative sia a livello governativo (India e Sudafrica, ad esempio, hanno chiesto al Wto, l’organismo mondiale sul commercio, di sospendere gli accordi sulla protezione brevettuale per mettere in condizione anche i Paesi meno ricchi di produrseli da soli, senza però trovare terreno fertile), sia dal basso, come la petizione Right to cure. No profit on pandemic, lanciata con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme nell’Unione europea per costringere la Commissione europea a presentare una proposta al Parlamento e al Consiglio europei, come prevede il regolamento dell’Ice (Iniziativa dei cittadini europei, lo strumento istituzionale di democrazia partecipativa attraverso il quale è possibile proporre una concreta modifica legislativa in sede di Commissione europea), finalizzata a modificare le regole di applicazione dei brevetti nella Ue (cfr. RIFday del 18 gennaio scorso).

Ma il presidente delle aziende farmaceutiche italiane è di tutt’altro avviso: “Non è interesse di nessuno far mancare i propri prodotti, ancor di più se parliamo di vaccini anti-Covid in fase di pandemia”  osserva Scaccabarozzi. “Liberare i brevetti non è la soluzione per produrre più vaccini perché la tutela della proprietà intellettuale e i brevetti servono proprio a garantire la ricerca”.

“La ricerca è onerosa” aggiunge il presidente di Farmindustria, “richiede risorse economiche, umane e tempo. Le aziende produttrici di vaccino stanno stringendo accordi in tutto il mondo per allargare la produzione. Ci sono già partnership in corso”.

“Le produzioni non possono avvenire ovunque, ogni vaccino ha la sua specificità e richiede macchinari e tecnologia adeguati” conclude Scaccabarozzi. “I tempi di produzione ci sono. Se la prima sfida è stata avere il vaccino contro il Covid, ed è arrivato miracolosamente in pochi mesi, adesso la seconda sfida è averne in grande quantità, le aziende ce la stanno mettendo tutta”.

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