Allarme Gimbe, la discesa dei contagi si ferma in nove Regioni

Allarme Gimbe, la discesa dei contagi si ferma in nove Regioni

Roma, 5 gennaio – Esauriti gli effetti del Decreto Natale,  si arresta la discesa dei nuovi casi settimanali di Covid-19, sostanzialmente stabili guardando al dato nazionale, mentre in diverse Regioni s’intravedono i primi segnali di un’inversione di tendenza.

La segnalazione di pericolo arriva dal consueto monitoraggio indipendente realizzato settimanalmente dalla Fondazione Gimbe, relativo alla settimana dal  27 gennaio al 2 febbraio. Rispetto alla precedente, riferisce il report, si registra una stabilizzazione del numero dei nuovi casi (84.652 vs 85.358, calo dello 0,8%). Tutti i restanti dati sono i calo:  scendono gli  attualmente positivi (437.765 vs 482.417), i ricoveri con sintomi (20.317 vs 21.355, ovvero 1038 in meno, pari a unaa diminuzione del 4,9%), le terapie intensive (2214 contro i 2372 della scorsa settimana,  pari al -6,7% e i decessi (2.922 vs 3.265, calo del 10,5%).

Il dato che, spiega Gimbe, fa scattare il campanello d’allarme è che rispetto alla settimana precedente, in ben nove Regioni – Abruzzo, Campania, Liguria, Molise, Toscana, Umbria, Piemonte e province di Trento e di Bolzano – risale l’incremento percentuale dei nuovi casi e in cinque Regioni (Abruzzo, Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana e Umbria) si registra un aumento dei casi attualmente positivi per 100.000 abitanti. “Sono segnali” spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto a lato) “che invitano a tenere alta l’attenzione sulla diffusione delle nuove varianti, potenziando il sequenziamento del virus ove si rilevano incrementi anomali dei nuovi casi”. 

A livello ospedaliero – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe (nella foto sotto) – nonostante un’ulteriore lieve discesa di ricoveri e terapie intensive, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in cinque Regioni la soglia del 40% in area medica e in sei Regioni quella del 30% delle terapie intensive. 

Quanto ai vaccini, la Fondazione ricorda che sulla base delle decisioni prese durante l’incontro di ieri tra governo, Regioni e commissario le forniture previste per il primo trimestre 20Visualizza immagine di origine21 sono le seguenti: Pfizer-BioNTech si è impegnata a fornire 7,56 milioni di dosi; Moderna ha confermato la fornitura di 1,32 milioni di dosi prevista dal piano vaccinale; AstraZeneca si è impegnata a consegnare 5,3 milioni di dosi, aumentate secondo quanto annunciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Complessivamente nel primo trimestre, considerando anche le 480.000 consegnate nel mese di dicembre 2020, si stima la disponibilità di 14,7 milioni di dosi (di cui già consegnate quasi 2,4 milioni) che permetterebbero di completare il ciclo vaccinale di 7,3 milioni di persone (circa 12% della popolazione).

“In conseguenza degli annunciati ritardi”  precisa Gili “le forniture si concentreranno nella seconda metà del primo trimestre e per la maggior parte nel mese di marzo. Senza un imponente potenziamento della macchina organizzativa, quindi, sarà impossibile somministrare tutte le dosi prima di fine aprile”.

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