Covid, arriva test italiano che permette di individuare le varianti in sole due ore

Covid, arriva test italiano che permette di individuare le varianti in sole due ore

Roma, 10 febbraio – A complicare la già drammatica emergenza Covid, ormai da qualche mese, si è aggiunto l’incubo delle varianti del virus Sars CoV 2, più minacciose e contagiose e con l’ulteriore problema di poter essere individuate solo attraverso sequenziamenti del genoma degli isolati virali, unico sistema che permetta peraltro di monitorare la diffusione di varianti virali in grado di ‘evadere’ dai sistemi di difesa e cercare di comprendere l’evoluzione del virus. L’Oms, al riguardo,  ha recentemente pubblicato una guida all’utilizzo del “sequenziamento come strumento di salute pubblica”.

Dal punto di vista dell’identificazione immediata delle (bastano solo due ore) delle tre varianti Covid nel mirino delle autorità sanitarie internazionali (inglese, brasiliana e  sudafricana) è però in arrivo un test diagnostico sviluppato dalla ricerca italiana, che dovrebbe essere pronto entro la fine di febbraio.

A spiegare ad Adn Kronos come funziona è  Francesco Broccolo, professore associato di virologia all’università di Milano-Bicocca e direttore del laboratorio Cerba Healthcare: “Si fa il classico test molecolare, il tampone arriva in laboratorio, si processa e, se positivo, si va a fare questo test di screening per vedere se è presente una delle tre varianti in questione. L’esame non sostituisce il sequenziamento” spiega il ricercatore. “Infatti ci sono delle sonde, degli oligonucleotidi detti ‘probe’, che emettono fluorescenza solo se si appaiano alla sequenza mutata presente sul gene S del virus. Le tre specifiche sonde permettono quindi di identificare immediatamente le tre varianti”.

“A questo punto il campione può poi essere eventualmente, ma io lo suggerisco, sequenziato per avere conferma” – prosegue Broccolo, che ha prestato le sue conoscenze di virologo e ricercatore all’azienda italiana Clonit, che sta sviluppando il test. “L’impatto in termini di tempi ridotti è notevole. Supponiamo che noi facciamo mille tamponi al giorno e ne troviamo il 10% positivi, su questi andiamo a fare il test rapido di screening e ne troviamo un 1% positivi alle varianti, significa che possiamo andare a sequenziare e approfondire l’analisi sono per quello anziché procedere col sequenziamento di tutti i campioni positivi, cosa che richiederebbe una settimana di lavoro (tra sequenziare e analizzare i dati) con personale specializzato e bioinformatici che puliscono, screenano e analizzano il dato”.

Il test “lo abbiamo validato su campioni positivi e negativi alle tre varianti e si è vista la specificità del segnale. Ora lo stiamo iniziando a usare come ricerca in attesa che sia pronto con la marcature Ce Ivd per l’utilizzo in ambito diagnostico ospedaliero”, prosegue Broccolo.

La procedura, chiarisce, “costa un decimo del sequenziamento e permetterebbe di concentrare queste procedure più approfondite a un minor numero di campioni positivi. Una veloce identificazione dei test positivi alle varianti servirebbe inoltre per prendere in tempi rapidi anche i provvedimenti rafforzati in termini di quarantena e tracciamento previsti per questi casi, vista la maggiore trasmissibilità che caratterizza queste varianti”.

Adesso, conclude Broccolo, “si procederà a screenare un po’ di tamponi positivi per vedere cosa troviamo in termini di prevalenza di queste varianti. Su Milano infatti ancora non sono state fatte analisi di questo tipo, in grado di darci un’idea dell’eventuale diffusione delle varianti sul territorio”.

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