Tar Marche, proprietà farmacia: se c’è un medico, società controllanti incompatibili

Tar Marche, proprietà farmacia: se c’è un medico, società controllanti incompatibili

Roma, 11 febbraio – A un medico non possono fare capo in alcun modo quote di una farmacia aperta al pubblico, nemmeno in modo “triangolato”, come nel caso in cui egli sia comp0nente del Consiglio di amministrazione di una società a sua volta proprietaria di un’altra società titolare di farmacia: si tratta in ogni caso di fattispecie che concretizza un potenziale conflitto di interessi in conflitto con le norme sull’incompatibilità dettate dal testo unico delle leggi sanitarie (Regio decreto  27 luglio 1934, n. 1265) e dalla legge 362/1991.

Questo il senso della sentenza del Tar Marche n. 106/2021, pubblicata lo scorso 9 febbraio, che decide (accogliendoli) sui ricorsi di Federfarma e Ordine dei farmacisti contro la cessione, alla fine del 2018, della farmacia comunale numero 1 di Ascoli Piceno a una società di capitali, la San Marco srl, aggiudicatasi l’esercizio a seguito di un’asta pubblica (il Comune dismetteva due esercizi, la farmacia n. 1 e la n. 4).

Il contenzioso delle sigle dei farmacisti scaturì dal fatto che la proprietà della società San Marco srl è riconducibile a un’altra società di capitali, la Casa di cura Villa San Marco, titolare di una clinica privata sempre ad Ascoli Piceno. Circostanza, questa, sulla quale Comune e Asur, l’Azienda sanitaria unica delle Marche, non trovarono alcunché da eccepire, al contrario di Federfarma le Ordine professionale, che ravvisarono invece diversi profili di incompatibilità, impugnando la vendita e portando la questione davanti al giudici amministrativi regionali.

Che hanno dato loro ragione: la Sezione prima del Tar Marche, presieduta da Sergio Conti, pronunciandosi nel merito, ha ricordato che la giurisprudenza (anche comunitaria) “ha chiarito in più occasioni che il servizio farmaceutico è un servizio pubblico che ha come principale scopo quello di garantire ai cittadini un accesso ai farmaci sicuro e di qualità” e alla luce di ciò, per evitare in radice commistioni pericolose in termini di conflitti di interesse,  il legislatore ha voluto disciplinare l’aspetto relativo  “al regime delle incompatibilità della professione di farmacista con altre professioni o arti sanitarie”.

“L’incompatibilità della professione medica con quella di farmacista è posta dall’ordinamento a presidio della libertà nello svolgimento delle rispettive attività di prescrizione del farmaco e di consiglio farmaceutico, in modo da evitare il verificarsi di possibili conflitti di interesse” si legge nella sentenza del Tar Marche, che richiamando pronunce sul tema del Consiglio di Stato e ricordando che la stessa legge 124/2017 sulla concorrenza, che ha consentito l’ingresso di soci di capitale nella proprietà delle farmacie, ha anche introdotto nuove forme di incompatibilità,  evidenzia come la ratio del legislatore obbedisca da un lato alla volontà di  assicurare alle farmacie “una solida base economico-finanziaria, sempre in vista dell’ottimale assistenza farmaceutica quale attività di servizio pubblico», ma dall’altro guardi alla necessità di conservare “l’indipendenza della professione di farmacista rispetto ad altre professioni sanitarie”.

Per i giudici marchigiani, dunque, il ricorso di Federfarma e Ordine dei farmacisti contro la cessione della farmacia comunale n. 1 ha pieno fondamento:  Comune e Asur avrebbero dovuto fare valutazioni più approfondite sul rispetto delle incompatibilità di legge, conducendo verifiche “non solo sulla società titolare della farmacia ma anche sulla società Villa San Marco che della prima è socio unico”. A suggerire ad amministratori comunali e Asur la dovuta attenzione, peraltro, avrebbe dovuto essere la stretta connessione tra le due società che emerge anche limitandosi a un esame superficiale della documentazione fornita: società controllata e società controllante hanno sede allo stesso indirizzo e il presidente del consiglio di amministrazione della società Villa San Marco è amministratore unico della società San Marco cui è stata assegnata la farmacia. Nè si può dire che non fosse di tutta evidenza l’attività sociale della Villa San Marco, che gestisce ad Ascoli una casa di cura e un ambulatorio medico, svolgendo attività medica ed erogando servizi e prestazioni di diagnosi e cura. Facilmente verificabile anche la circostanza che tra i componenti del suo consiglio di amministrazione siede “almeno un medico iscritto all’Albo ed è pacifico che detta società sia l’unico socio della San Marco srl, alla quale è stata affidata la gestione della farmacia”.

Queste evidenze, conclude il Tar, avrebbero dovuto indurre Comune e Asur a revocare la cessione: la partecipazione di un medico a un organismo gestionale come il Consiglio di amministrazione di una società che risulta essere a sua volta l’unico socio titolare di una farmacia, scrivono i giudici marchigiani, “non esclude quella commistione che può dar vita a un potenziale conflitto di interessi”. Una decisione che verrebbe da definire obbligata e inevitabile: il Tar Marche, e la sentenza lo spiega in modo esplicito, ha voluto evitare di creare un vulnus alle norme sulle incompatibilità, che potrebbero essere agevolmente aggirate costituendo per l’acquisizioone di una farmacia una società, a sua volta appartenente a un’altra società in posizione di controllo, dove “soci medici potrebbero continuare a svolgere attività medico-sanitaria e al contempo acquisire farmacie, eludendo la ratio sottesa a tutto il sistema delle incompatibilità”.

Una inammissibile combinazione tra la matrioska e la triangolazione, insomma, che per i giudici amministrativi di Ancona va contro le leggi, essendo quello dell’incompatibilità un principio generale applicabile a tutti i soggetti che, in forma singola o associata, siano titolari o gestori di farmacie. Principio che, ribadisce la sentenza del Tar Marche, va esteso a qualsiasi forma di partecipazione alle società di farmacia, senza alcuna limitazione o esclusione, quindi anche ai soci che partecipano con il solo conferimento di capitali.

“Il Tar non poteva francamente che accogliere il ricorso data la macroscopica illegittimità del fatto” commenta l’avvocato Gustavo Bacigalupo sull’edizione di oggi di Piazza Pitagora, la newsletter informativa dello studio Sediva di Roma. ” Può invero una farmacia comunale, all’esito della procedura ad evidenza pubblica, essere mai aggiudicata a una srl uninominale il cui unico socio sia una casa di cura? E, detto tra noi, come può aver pensato – anche per un solo istante – il comune legale rappresentante della srl e della clinica (perché la stessa persona era/è incredibilmente presidente della prima e amministratore unico della seconda) di cogliere l’obiettivo prefissato partecipando alla gara? E inoltre, come ha potuto l’Asur – una volta conosciute, se non altro rilevandole dal ricorso e dalle successive memorie difensive delle “controparti”, le gravi carenze commissive ed omissive della sua condotta – non aver optato per una dignitosa marcia indietro? Ignoranza, arroganza, o che altro?”
Interrogativi che, in qualche modo, vanno ben oltre il principio ribadito dai giudici amministrativi marchigiani e inducono Bacigalupo a concludere che  “il gioco delle scatole cinesi può essere molto più complesso e impenetrabile di un caso addirittura scolastico come questo e dunque i veri nodi di questo autentico intrico sono ancora da sciogliere”.

 

♦ Sentenza Tar Marche n. 106/2021

 

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