Gimbe: “No a riapertura confini regionali, rischiamo nuova impennata dei contagi”

Gimbe: “No a riapertura confini regionali, rischiamo nuova impennata dei contagi”

Roma, 12 febbraio – I contagi sono stabili ma incombono le varianti e in 17 province la cistuazione richiede le spie rosse della massima allerta. Crollano anche le infezioni fra gli operatori sanitari (-64%). Dall’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe sull’andamento dell’emergenza pandemica nel Paese, relativo alla settimana dal 3 al 9 febbraio, emerge che la stabilizzazione dei nuovi casi è a livello nazionale, anche se destano preoccupazione l’inversione di tendenza in metà delle Regioni e l’incremento percentuale dei nuovi casi che supera il 5% in 17 province.

Si vedono i primi risultati sul fronte vaccinazioni: i contagi sono ridotti del 64% tra gli operatori sanitari. Ma dal monitoraggio emerge “un’Italia ‘in giallo’ inadeguata a prevenire impennate da varianti e saturazione degli ospedali. E il governo Draghi – si legge nel rapporto – è chiamato a decisioni cruciali e tempestive su vaccini e strategie di contenimento della pandemia”. Con la riapertura dei confini regionali prevista per il prossimo 15 febbraio (anche se si infittiscono le voci di una conferma del divieto degli spostamenti interregionali) e un’Italia quasi tutta gialla, la sintesi, il Paese rischia un’impennata dei contagi con conseguente saturazione degli ospedali.

Secondo la Fondazione Gimbe, nella settimana 3-9 febbraio 2021, rispetto alla precedente, si evidenza un numero stabile dei nuovi casi (84.711 vs 84.652). Scendono i casi attualmente positivi (413.967 vs 437.765), le persone in isolamento domiciliare (392.312 vs 415.234), i ricoveri con sintomi (19.512 vs 20.317) e le terapie intensive (2.143 vs 2.214). Diminuiscono anche i decessi (2.658 vs 2.922).

“Anche questa settimana” afferma Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe (nella foto) “a livello nazionale i nuovi casi sono stabili rispetto alla precedente, una calma piatta purtroppo solo apparente”.

Infatti, spacchettando il dato nazionale, in 10 Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi e in 9 Regioni aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti, ma i numeri per ora non impattano sulle curve nazionali perché si tratta principalmente di Regioni di piccole dimensioni.

“Situazioni molto critiche come quelle dell’Umbria” spiega Cartabellotta “dove le nuove varianti hanno determinato rapidamente un’impennata dei casi e la saturazione di ospedali e terapie intensive potrebbero improvvisamente esplodere ovunque, visto che le varianti del virus circolano ormai in tutto il Paese”.

Ecco perché è fondamentale monitorare tutte le “spie rosse” per attuare tempestive strategie di contenimento: in 17 province l’incremento percentuale dei nuovi casi negli ultimi sette giorni supera il 5%. Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in tre Regioni la soglia del 40% in area medica e in quattro Regioni quella del 30% delle terapie intensive. Tuttavia, aggiunge la Fondazione Gimbe, nonostante la riduzione della pressione sugli ospedali, il numero dei decessi rimane molto elevato, seppur in lieve calo rispetto alle settimane precedenti.

Per quanto riguarda i vaccini, al 10 febbraio hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.214.139 persone (2,04% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 1,38% della Calabria al 3,58% della Provincia autonoma di Bolzano.

“IVisualizza immagine di originen generale” afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione (nella foto)  “se da un lato i ritardi delle forniture interessano l’intero primo trimestre con inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, dall’altro le Regioni stanno gestendo correttamente le dosi, completando il ciclo vaccinale nei tempi corretti”.

“Rispetto alle categorie di persone vaccinate” continua Gili “il 70% delle dosi sono state destinate a ‘operatori sanitari e sociosanitari’, il 18% a ‘personale non sanitario’, l’11% a ‘personale ed ospiti delle RSA’ e meno dell’1% a ‘persone di età ≥80 anni’, con notevoli differenze regionali”.

Purtroppo, solo il 3,6% (158.805) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,2% (96.503) ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target di copertura raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età: 80% entro il 31 marzo 2021.

Sulla base dei dati pubblicamente disponibili al momento , “è possibile valutare l’efficacia della vaccinazione solo sugli operatori sanitari – aggiunge la Fondazione – i cui contagi vengono monitorati regolarmente dall’Istituto Superiore di Sanità. Se i nuovi casi nella popolazione generale sono stabili da 3 settimane, tra gli operatori sanitari si sono ridotti del 64,2%: dai 4.382 rilevati nella settimana 13-19 gennaio, quando è stata avviata la somministrazione delle seconde dosi, ai 1.570 della settimana 3-9 febbraio”.

“Presupponendo che le modalità di screening periodico degli operatori sanitari non siano state modificate” spiega Cartabellotta “questa netta riduzione è verosimilmente effetto della somministrazione di circa 1,9 milioni di dosi di vaccino in questa categoria di popolazione. Il nascente Governo dovrà affrontare immediatamente questioni chiave per la gestione della pandemia. Oltre alla necessità di accelerare le forniture vaccinali per mettere al sicuro persone anziane e fragili occorrerà arginare la circolazione delle nuove varianti”.

Per questo, secondo l’esperto, “con la riapertura dei confini regionali prevista per il prossimo 15 febbraio e un’Italia quasi tutta gialla rischiamo un’impennata dei contagi con conseguente saturazione degli ospedali, nonostante il potenziamento del sequenziamento virale e i lockdown mirati. Servono decisioni tempestive”  conclude il presidente Gimbe  “perché la corsa del virus e delle sue varianti non rallenta certo per una crisi di Governo”. 

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