Covid, documento UK, la variante inglese è più contagiosa e più letale

Covid, documento UK, la variante inglese è più contagiosa e più letale

Roma, 16 febbraio – La variante inglese del virus Sars CoV 2 è più contagiosa dal 30% al 50% rispetto ad “altre varianti non preoccupanti” in circolazione e potrebbe avere una mortalità superiore dal 30% al 70%. È quanto indica il documento redatto dal New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (Nevrtag), il gruppo di esperti britannico che assiste il governo nella gestione della pandemia, accessibile a questo link.

Analizzando i dati di dodici studi indipendenti condotti nel Regno Unito sulla variante inglese, indicata con la sigla B.1.1.7, il gruppo di esperti rileva che i dati non sono definitivi e dovranno essere ulteriormente analizzati poiché fra i diversi studi esistono differenze significative. In ogni caso, osservano, “queste analisi indicano che probabilmente la variante B.1.1.7 è associata a un aumento del rischio di ospedalizzazione e morte rispetto all’infezione da coronavirus non dovuta alla variante B.1.1.7”. Ad oggi non è nota la causa della presunta letalità superiore della variante inglese, ma tra le ipotesi c’è quella di una maggiore carica virale nei pazienti infettati.

Le conclusioni del Nevrtag inglese caricano di significati più preoccupanti gli esiti dello studio del nostro Istituto superiore di sanità pubblicato nei giorni scorsi, che dimostra la presenza della mutazione britannica del coronavirus in tutta Europa e in gran parte del nostro Paese. La prima indagine rapida coordinata dall’Iss con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con il ministero della Salute, le Regioni e Province autonome, dimostra infatti come la variante inglese sia stata “identificata nell’88% delle Regioni e province autonome partecipanti (16 in toRisultato immagine per antonella viola padovatale). Le stime di prevalenza regionale risultano molto diversificate con stime comprese tra 0% e 59%. La prevalenza nazionale di VOC 202012/01 (la variante inglese) il 4-5 febbraio 2021 è pari a 17,8%”.

“Nuovi dati provenienti dal Regno Unito indicano che la variante inglese è non solo più trasmissibile ma anche più letale” commenta al riguardo su Facebook l’immunologa Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova (nella foto). “La buona notizia è che i vaccini funzionano anche contro questa variante e quindi le nostre Rsa e i nostri ospedali sono protetti. Bisogna accelerare con le vaccinazioni dei soggetti fragili e mantenere bassa la circolazione del virus. Non è il caso quindi di proporre aperture e forse andrebbero rivisti alcuni parametri (in senso restrittivo) per decidere come regolarsi nelle varie Regioni”.

A prescindere da quello che farà il governo, ribadisce l’esperta, è fondamentale “quello che possiamo fare noi: vaccinarci quando chiamati; usare mascherine Ffp2 negli ambienti chiusi, inclusi negozi e scuole (per strada bastano quelle chirurgiche o anche di stoffa); non organizzare ritrovi in casa con amici o parenti; andare al ristorante solo con i propri conviventi; evitare sempre di incontrare persone fragili senza le dovute precauzioni (anche i nonni!)”.

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