Covid, in Italia somministrate tre milioni di dosi di vaccino (l’Uk è già vicina ai 16 mln)

Covid, in Italia somministrate tre milioni di dosi di vaccino (l’Uk è già vicina ai 16 mln)

Roma, 17 febbraio – A ieri mattina, sono 3.057.132 le dosi di vaccino somministrate in Italia, secondo i dati forniti dal ministero della Salute, su un totale di 1.289.059 persone vaccinate anche con il richiamo. Le dosi distribuite alle Regioni sono 3.651.270, l’83,7% delle quali somministrate. Come è noto, i vaccini distribuiti in Italia al momento sono tre: Pfizer (3.288.870), Moderna (112.800) e AstraZeneca (249.600).

Questi numeri ci collocano al quinto posto in Europa, in numeri assoluti, per numero di dosi dispensate. A surclassare tutti, secondo la classifica stilata nei giorni scorsi da Euronews su dati provenienti da fonti ufficiali governative e  fonti giornalistiche dei vari Paesi, è il Regno Unito, ormai vicina al traguardo dei 16 milioni di cittadini vaccinati. Al secondo posto, distaccatissima,  c’è la Russia, che ha superato quota quattro milioni, tallonata da Turchia e Germania, che non hanno ancora staccato il ticket dei quattro milioni ma ci sono vicine.  Quindi il nostro Paese, al quinto posto, con i tre milioni di vaccinati di cui si è appena detto, seguito a breve distanza dalla Francia. Sopra i due milioni anche la Spagna e la Polonia.

La grande differenza tra UK e gli altri Paesi è in buona parte spiegata dal fatto che gli inglesi sono riusciti a evitare alcuni dei problemi di approvvigionamento di vaccini che l’Ue ha dovuto invece affrontare, a partire dal problema delle ridotte forniture, in particolare quelle dell’azienda anglo-svedese AstraZeneca, che ha accampato un “problema di produzione” come giustificazione per  i quantitativi consegnati ai Paese europei largamente inferiori rispetto agli impegni sottoscritti contrattualmente con la Ue. Va anche detto, però, che mentre la Ue ha adottato un approccio più lento e cauto, anche sul fronte autorizzativo, il governo britannico ha investito aggressivamente e fin da subito sulle vaccinazioni contro il coronavirus.  Sia per il vaccino Oxford-AstraZeneca che per quello prodotto da Pfizer-BionTech, il Regno Unito ha infatti annunciato accordi di approvvigionamento più di tre mesi prima che la Commissione europea si decidesse a fare altrettanto. Anche per altri vaccini, gli ordini dalla Ue sono arrivati dopo quelli del Regno Unito e in alcuni casi Bruxelles è ancora nel pieno delle trattative.

Peraltro, le difficoltà di approvvigionamento per i Paesi Ue sembrano non avere ancora fine: secondo quanto reso noto ieri da una portavoce della Commissione Ue durante la conferenza stampa quotidiana, senza fornire troppi dettagli, l’azienda farmaceutica Moderna ha infatti  comunicato che ci sarà “qualche ritardo nelle consegne nel mese di febbraio” nella consegna del suo vaccino, ritardo che “sarà recuperato nel mese di marzo”. L’Unione europea aveva stipulato un contratto con Moderna per la fornitura di 160 milioni di dosi. E, secondo alcune fonti di Bruxelles citate da Reuters, in questi giorni sta negoziando l’acquisto di ulteriori 150 milioni di dosi.

Tornando all’Italia, per il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, le dosi di vaccino anti Covid in questo momento “non sono sufficienti per effettuare una vaccinazione di massa, non ci consentono di vaccinare i cittadini della Lombardia in pochi mesi, con il rischio che la campagna si dilati in un tempo talmente lungo da rendere quasi nullo l’effetto benefico della vaccinazione”.
“Credo che si dovrebbe verificare un cambio di passo: ci dovrebbe essere una maggiore interlocuzione con le Regioni e soprattutto si dovrebbero dare delle risposte più immediate” sostiene Fontana, che aggiunge: “Con il nuovo Governo ci si deve trovare intorno a un tavolo e rivedere se tutto quello che è stato fatto fino ad oggi ha funzionato e se si deve apportare qualche modifica”.
Il presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, ha ammesso da parte sua che probabilmente anche il nostro Paese rivaluterà la possibilità di somministrare il vaccino AstraZeneca anche agli over-55, in base a quanto stabilito dagli studi clinici di validazione.
Print Friendly, PDF & Email
Condividi