Governo Draghi, il sì del Senato, impazza il toto-sottosegretari

Governo Draghi, il sì del Senato, impazza il toto-sottosegretari

Roma, 18 febbraio – Mentre il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi, dopo aver illustrato ieri il suo programma di governo a Palazzo Madama, incassando in tarda serata   la fiducia dei Senatori con un risultato senza precedenti (262 voti a favore, 40 contrari e due astenuti), impazza sulle pagine di informazione politica dei giornali italiani il toto–sottosegretari, con anticipazioni delle possibile nomine ai posti di sottogoverno fondate su rumors provenienti dal milieu della politica, che molto spesso si rivelano del tutto fallaci.

Il quadro generale, sempre che si prendano per buone le intenzioni attribuite al premier, dovrebbe essere quello di una squadra equilibrata, di non  più di 40 persone, con una attenta, certosina divisione dei posti tra le molte ed eterogenee forze che sostengono il governo. Draghi – che ha già ha dato prova di conoscere bene e applicare con intelligenza il celeberrimo manuale Cencelli – avrebbe già stabilito un criterio quantitativo di assegnazione che prevede 13 sottosegretari per il M5S, forza parlamentare numericamente più rilevante, sette ciascuno a Pd, Lega e Forza Italia, un paio a Italia viva, e uno ciascuno a Leu, Maie, gruppo delle Autonomie,  +Europa e Azione e centristi.

All’interno di questo schema, le decisioni competono ovviamente alle segreterie (o comunque le leadership) dei vari partiti. E qui le anticipazioni fioccano, a partire da quelle relative al M5S, partito (o movimento che dir si voglia) travagliato da fortissime perturbazioni interne che potrebbero anche preludere a una scissione. Le nomine, in questo senso, potrebbero acuire il disaccordo all’interno del Movimento ed è dunque comprensibile la grande curiosità che circonda le decisioni che saranno prese, una delle quali riguarda il Mef, ministero al quale i pentastellati non intenderebbero rinunciare in ragione dei rapporti di forza parlamentari  e che  vede al momento come favorita alla carica di sottosegretario Laura Caselli.

Ma per i Cinque stelle è essenziale anche mettere le mani sulla poltrona di sottosegretario o meglio ancora  viceministro al super dicastero green, l’arma finale con cui Beppe Grillo ha motivato il sì al governo Draghi. La voce che circola è quella di affidarla a Stefano Buffagni. Per rabbonire l’ala critica  del Movimento, si penserebbe anche di confermare l’ex viceministro Giancarlo Cancelleri ai Trasporti o di spostarlo al dicastero del Sud. In odore di conferma anche Carlo Sibilia all’Interno, mentre per l’attuale reggente Vito Crimi si profila l’ipotesi del dicastero della Giustizia, retto nei precedenti due governi Conte I e II proprio dal M5S con Alfonso Bonafede.  Per i grillini mantenere la presa su un altro dei ministeri centrale per la loro narrazione politica è essenziale e, oltre a quello di Crimi, resta “in caldo” il nome del  sottosegretario uscente Vittorio Ferraresi. Viene però data in corsa anche Francesca Businarolo, presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio fino al luglio scorso. Infine, Pierpaolo Sileri potrebbe restare alla Salute, per la Scuola si parla di Luigi Gallo,  per lo Sviluppo economico di Andrea Cioffi  e una new entry, Luca Carabetta, potrebbe essere proposto al ministero dell’Innovazione tecnologica e la transizione digitale.

L’altro big della precedente maggioranza di governo, il Pd, sarà uno dei partiti che perderà più posti: nel Conte II poteva contare su 17 tra sottosegretari e viceministri, ne lascerà per strada almeno una decina e, in questa falcidie, dovrà pure tacitare i mal di pancia delle donne del partito, avvelenate per la disparità di genere nelle nomine ministeriali. Per evitare guerre interne, dunque, è molto probabile che i sette posti di sottosegretario dati in quota al partito di Zingaretti andranno tutti a donne:  la previsione è che possano essere conservare tutte le sottosegretarie (che erano appunto sette) del governo precedente:  Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento), Marina Sereni (Esteri), Alessia Morani (Mise), Francesca Puglisi (Lavoro), Anna Ascani (Scuola), Lorenza Bonaccorsi (Cultura) e Sandra Zampa (Salute). Ma circolano anche altri nomi, come quelli di Roberta PinottiDebora Serracchiani, Marianna Madia (al Mef) e Valeria Valente  (alla Giustizia). Resterebbero  in pista anche alcuni candidati uomini, su tutti  Antonio Misiani all’Economia e Matteo Mauri all’Interno, per non lasciare questa casella alla Lega.

Visualizza immagine di origineLa notizia più interessante per i lettori del nostro giornale arriva però dagli ambienti di Forza Italia, dove – tra chi si autocandida e chi fa finta di nulla –  come riferiscono le anticipazioni dei giornali, molto spesso inaffidabili – si profila una candidatura a sottosegretario alla Salute di Andrea Mandelli, responsabile nazionale per la Sanità del partito (nella foto). Il senatore Francesco Battistoni viene indicato come possibile sottosegretario o viceministro all’Agricoltura, Cosimo Sibilia, Marco Marin e Paolo Barelli sono dati in corsa per lo Sport e sono insistenti le voci che indicano il deputato pugliese Francesco Paolo Sisto, penalista e profil ideale per il partito di Silvio Berlusconi,  fermamente intenzionato a strappare una casella nel dicastero di via Arenula, per riformulare la prescrizione perché – come osservano a una sola voce in Forza Italia – “il processo deve avere una ragionevole durata”.

Nella Lega, il senatore Stefano Candiani sarebbe favorito per il Viminale rispetto a Nicola MolteniGuglielmo Pepe sarebbe in corsa per un posto di sottosegretario del Sud, Lucia Borgonzoni potrebbe tornare ai Beni culturali e c’è chi ipotizza che  Giulia Bongiorno possa arrivare al ministero della Giustizia come viceministro del Guardagilli tecnico, Marta Cartabia.

ItaliaViva  punta ad almendue o tre posti nel sottogovern: Luigi Marattin per l’Economia, Gennaro Migliore o Lucia Annibali e per la Giustizia , il siciliano Francesco Scoma per le Politiche agricole. Esclusa una candidatura di Ettore Rosato, che resta alla vicepresidenza della Camera. Leu  punterebbe alla riconferma di Cecilia Guerra al Mef.

Fin qui il toto-nomi. Che, notoriamente, un po’ ci azzecca e molto no, anche perché le variabili sono molte e non facilemnte decifrabilie, tra veti, marcature strette e controversie interne ai partiti e tra i partiti. Su tutte farebbe premio la necessità di rispettare i criteri generali che (secondo quanto riferito da Adn Kronos) sarebbero stati posti da Draghi per la formulazione delle proposte di nomina: più donne, più Sud, redistribuzione delle poltrone secondo i nuovi equilibri tra i partiti (ci sono anche Lega e Fi da considerare, rispetto a prima)  e nessun declassamento degli ex ministri del governo Conte. In più non si può escludere in radice che, alla fine, spuntino nomi di tecnici anche per i posti di sottogoverno.

Quello che appare certo – e qui i commentatori politici concordano – è che Draghi vuole chiudere la partita delle nomine entro venerdì, subito dopo quindi il voto di fiducia di Camera e Senato.

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