Draghi incassa anche il sì della Camera, slitta di qualche giorno nomina dei sottosegretari

Draghi incassa anche il sì della Camera, slitta di qualche giorno nomina dei sottosegretari

Roma, 19 febbraio – Come ampiamente previsto, dopo il Senato anche La Camera dei Deputati ha espresso un voto di amplissima fiducia al nuovo governo: 535 i voti favorevoli,  56 i contrari e 5 gli astenuti. Per il voto favorevole di entrambe le Camere, il governo guidato da Mario Draghi (nella foto) è ora in carica a tutti gli effetti.

Essendo scontato l’esito del voto, vista l’ampia (quanto eterogenea) maggioranza che sostiene Draghi (Movimento 5 Stelle, Lega, Pd, Forza Italia, Italia Viva, Leu e gran parte del Gruppo Misto, con i deputati di +Europa e Azione; unico gruppo strutturato di opposizione è quello di Fratelli d’Italia), l’unico elemento di suspense era rappresentato dal raggiungimento o meno del record di voti favorevoli, detenuto da Mario Monti nel 2011: il sorpasso non era riuscito al Senato, dove i 262 voti ottenuti da Draghi non sono stati sufficienti a superare i 281 incassati dieci anni fa da Monti. E non è andata diversamente a Montecitorio, dove (per il poco o nulla che contano queste classifiche) Monti conserva il suo primato con i 556 voti a favore ottenuti nel 2011 (con 61 contrari e nessuna astensione), numero superiore ai 535 suffragi di Draghi.

Sicuramente più interessante è l’ultimo, importantissimo spicchio di partita che resta da giocare prima che il nuovo governo cominci a lavorare ventre a terra ai molti, urgenti e complessi dossier che lo attendono: la nomina dei sottosegretari,. Fino a ieri, Draghi sembrava fermamente intenzionato a chiudere la delicata vicenda entro oggi o al più tardi domani mattina. Ma le fibrillazioni (che in qualche caso, vedi M5S, sono vere e proprie convulsioni) interne ai partiti complicano scelte e decisioni e la deadline slitta a lunedì 22, e potrebbe anche spostarsi più in avanti.

“Siamo bloccati alla fase 1, quella di risoluzione dei problemi interni. E a meno di un’accelerazione imprevista, servirà ancora qualche giorno per passare alla fase 2, quella del confronto con Mario Draghi” spiegano voci che filtrano dai palazzi., secondo le quali le “regole d’ingaggio” previste da Draghi prevedono la libertà di scelta dei nomi dei papabili, sia pure con il diritto di dire – la sua in merito alle proposte.  Due i paletti fondamentali che i partiti dovranno rispettare nel definire la rosa dei loro candidati: continuità e non divisività.

A causa delle lacerazioni del M5S, che potrebbero sfociare in una scissione con il conseguente assottigliamento del gruppo parlamentare), non è ancora chiaro il numero di poltrone di sottogoverno in quota ali partiti della maggioranza: i grilli potrebbero passare dai 13 previsti inizialmente a 11, eventualità che farebbe salire i posti a disposizione di Lega e Pd a 8 ciascuno, Rimarrebbero 7 i sottosegretari per Forza Italia e uno a testa per le formazioni più piccole, con la sola eccezione di Italia viva che incasserebbe due  posti.

Non risultano grandissime novità rispetto ai nomi “spoilerati” in questi giorni, dei quali il nostro giornale ha riferito ieri. Merita però di essere ricordato, per il suoi interesse diretto, che una delle “battaglie” più interessanti riguarda i sottosegretari per la Salute, gara alla quale sarebbero iscritti in molti: in omaggio al criterio della continuità, il M5S punta a conservare il ruolo di viceministro di Speranza a Pierpaolo Sileri. Anche la Lega punterebbe a entrare nel dicastero guidato da Speranza, tutt’altro che apprezzato, per marcarlo stretto, e lo fa con un nome pesante, di grande esperienza e competenza specifica; Luca Coletto, già sottosegretario nel Conte I. Il Pd – che deve rimediare all’assenza di donne nelle nomine ministeriali – giocherà la partita al femminile e in questa chiave non è escluso che possa puntare alla riconferma di Sandra Zampa (che garantirebbe anche il rispetto del paletto della continuità). Il riequilibrio di genere impone al Pd di ripartire le 7-8 caselle di sottosegretario che gli spettano affidandone due/tre agli uomini e quattro/cinque alle donne, soluzione numerica che (nel caso le donne fossero cinque)  porterebbe la delegazione dem di governo in perfetta parità di genere. Detto questo, bisogna considerare che, oltre a Zampa, nel governo Conte II erano sottosegretarie anche Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento), Lorenza Bonaccorsi (Cultura), Francesca Puglisi (Lavoro) e Alessia Morani (Mise), che comprensibilmente puntano a una riconferma.

Un certo fermento, secondo i rumors, si registrerebbe anche in Forza Italia c’è fermento. Tanti aspiranti veri o presunti per soli sette posti,  uno dei quali dovrebbe andare in quota  all’Udc. I candidati più accreditati sono cinque senatori e due deputati, ed è proprio tra questi ultimi che circola il nome del possibile sottosegretario azzurro alla Salute: si tratta, come già riferito ieri, di Andrea Mandelli, deputato, responsabile nazionale  Sanità del partito e presidente della Fofi.

Premesso che la partita è in pieno svolgimento ed è tutta da giocare, i nomi appena fatti sono quelli più accreditati ad aggiudicarsi l’incarico di viceministro o sottosegretario alla Salute, dicastero che dovrebbe conservare due caselle. Questo, ovviamente, non esclude sorprese, che nella politica italiana sono un dato quasi strutturale.

 

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