Vaccini Covid, contro i rischi di mercato parallelo si muovono le procure

Vaccini Covid, contro i rischi di mercato parallelo si muovono le procure

Roma, 22 febbraio – Nell’ambito delle indagini sul tentativo di truffa posto in essere dal 40enne incensurato, originario della provincia di Messina, che a gennaio scorso – accreditandosi falsamente come intermediario per conto di Astrazaneca Internazionale – proponeva alla Regione Umbria l’acquisto di vaccini anticovid-19, la Procura della Repubblica di Perugia guidata da https://www.bing.com/th?id=AMMS_e65a466e97a026ad17017da33d99f0d2&w=130&h=183&c=12&rs=1&o=5&pid=3.1&rm=2Raffaele Cantone (nella foto) ha incaricato il Nas umbro di acquisire presso la struttura commissariale per l’emergenza covid-19 guidata dal Domenico Arcuri e presso l’Aifa documentazione utile al fine di accertare le modalità di approvvigionamento dei vaccini, il quadro normativo-contrattuale vigente a livello nazionale ed europeo, le modalità e i criteri per la distribuzione tra Regioni, nonché se risultino Regioni italiane che abbiano inoltrato istanze ai fini dell’approvvigionamento diretto.
Analoga attività verrà svolta presso la sede della Regione Veneto per accertare i presunti proponenti di forniture di vaccino in deroga agli accordi con le autorità centrali.

Un’inchiesta del tutto simile a quella avviata da Cantone è partita anche per iniziativa dei pm della procura di Roma. Sarebbe stato lo stesso commissario straordinario per l’emergenza Arcuri a presentare la denuncia in seguito alla quale è stato aperto il fascicolo di indagine. Il procuratore aggiunto, Nunzia D’Elia, dovrà indagare sugli intermediari che avrebbero proposto all’Italia le dosi dei vaccini approvati, di fatto in un mercato parallelo a quello ufficiale gestito dall’Unione Europea. Gli accertamenti eseguiti dalla polizia giudiziaria verificheranno eventuali illeciti.

Il rischio che la necessità dei vaccini si trasformi in un’occasione per affari scellerati sulla pelle dei cittadini sembra purtroppo essere piuttosto reale. Significativa, al riguardo, l’intervista a un broker farmaceutico pubblicata venerdì scorso dal quotidiano la Repubblica. titolare di una società (la J.& G) regolarmente registrata in Croazia e con sede a Novigrad.

L’uomo, Juri Gasparotti, racconta di essere l’autore dell’offerta di dosi di vaccino AstraZeneca all’Emilia Romagna e di non sono un truffatore, ma semplicemente un operatore in grado di far arrivare i vaccini, spiegando di essere appunto un broker che lavora con una grossa casa farmaceutica estera (della quale afferma di non poter fare il nome, limitandosi a dire che è una delle più grosse e non è in Europa)  “che ha opzionato da AstraZeneca un certo quantitativo di dosi di vaccino”.

“Ho inviato una mail ai dirigenti della sanità il 5 febbraio. Era una proposta di vendita: un milione di dosi di AstraZeneca al prezzo di 3,50 dollari a unità” racconta Gasparotti, spiegando come funziona il sistema delle opzioni: “Nel mercato dei farmaci, le aziende possono opzionare l’acquisto di stock di medicinali da chi li produce. Vale anche per i vaccini anti Covid. È tutto legittimo. La casa farmaceutica X che ha opzionato le dosi AstraZeneca sta cercando di piazzarle attraverso broker come me” ma “nessuno si tiene le fiale in magazzino”, afferma. “Rimangono al produttore fino a quando il broker non stipula un contratto di vendita. Solo in quel momento si esercita l’opzione e le fiale escono dal sito di produzione di AstraZeneca per essere consegnate all’acquirente”.

Alla domanda su chi garantisce che non vi sia un tentativo di truffa ai danni della Regione, Gasparotti risponde così: “Perché nella mia proposta di vendita ci sono due condizioni fondamentali: che la genuinità del prodotto sia certificata da una società tipo Sgs, che fa trasporto, ispezioni e controlli. E che il pagamento sia effettuato solo a consegna avvenuta. Non c’è un mercato parallelo, c’è ‘il’ mercato” dove tutto avviene in modo tracciato e con i numeri di lotto indicati”.

Per Gasparotti, insomma, si tratterebbe solo e semplicemente di affari,  dove – sembra di capire – chi vende, chi intermedia e chi compra cerca solo di fare legittimamente i propri interessi. In uno scenario dove le dosi di vaccino acquistate dai Paesi dell’Ue direttamente dalle aziende produttrici stentano ad arrivare e i piani vaccinali sono in ritardo, mediatori privati propongono alle Regioni milioni di dosi  a prezzi maggiorati di quegli stessi vaccini che non arrivano né nelle quantità né nei tempi pattuiti. Se questa è la realtà, non si tratta di “mercato”, né di affari leciti, si tratta di qualcosa di altro e di peggio, sotto ogni punto di vista, a cominciare da quello etico.

Perché nel pieno di un’emergenza pandemica  un mercato parallelo in deroga ai contratti tra Commissione europea e Paesi membri che vietano ai Paesi di acquistare direttamente e alle Visualizza immagine di originecase produttrici di vendere sul mercato privato prima di avere esaurito la fornitura promessa all’Ue non può davvero essere derubricato a una normale e accettabile trattativa d’affari, e poco rileva che le transazioni avvengano con tanto di ordinativi, fatture e bolle di consegna diligentemente e regolarmente  compilati. Non è ammissibile sentir dire ogni giorno che le vaccinazioni procedono a rilento per  i problemi di produzione lamentati dalle aziende e i conseguenti ritardi e riduzioni delle forniture e poi scoprire (da dichiarazioni come quelle rese al riguardo dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia,  a destra, uno dei principali sostenitori della possibilità che le Regioni cerchino e acquistino autonomamente sul mercato i vaccini di cui hanno bisogno) che ci sarebbero in giro almeno 20 milioni di dosi di vaccini a disposizione del miglior offerente, mentre le stesse aziende si chiamano fuori sostenendo, come hanno fatto Pfizer e AstraZeneca, che da parte loro non c’è alcuna attività di vendita di vaccini anti-Covid a privati.  Qualcosa, è evidente, non torna, e bene faranno le procure a cercare di fare luce: di tutto abbiamo bisogno, in questo momento, tranne che lo “spirito selvaggio” del capitalismo si traduca in pratiche di sciacallaggio.

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