Esclusi dai vaccini Covid, sale la protesta dei farmacisti di Padova

Esclusi dai vaccini Covid, sale la protesta dei farmacisti di Padova

Roma, 23 febbraio – I farmacisti padovani non demordono: da professionisti della salute impegnati, al pari di altri, sul fronte del contrasto all’emergenza pandemica, in presidi sanitari sempre aperti e a disposizione di tutti i cittadini anche per effettuare i test di rilevamento del contagio, reclamano con tutte le ragioni del mondo di essere vaccinati contro Sars CoV 2, non solo con il legittimo obiettivo di proteggere se stessi, ma anche per garantire la continuità di un servizio indispensabile e per tutelare della salute delle migliaia e migliaia di persone che ne usufruiscono quotidianamente.

Da molte settimane, ormai, le rappresentanze della professione, con in testa il presidente dell’Ordine padovano Gianni Cirilli (nella foto a destra) avanzano richieste, formali e meno, in ogni sede, a partire dalla Regione,  per porre fine a quella che sembra essere ormai diventata, a tutti gli effetti, una vera e propria discriminazione rispetto ad altri operatori sanitari. Ma, almeno fin qui, non è stato ottenuto alcune risultato concreto: solo generiche rassicurazioni (in verità per nulla rassicuranti) relative all’inserimento dei farmacisti nelle liste vaccinali non appena la quantità di vaccini a disposizione permetterà di farlo. La verità è però tutt’altra: non solo i farmacisti non sono di fatto rientrati nella prima fase vaccinale riservata, tra gli altri, anche agli operatori sanitari, ma sono assenti anche nelle liste della seconda fase: “Siamo spariti da tutti i calendari, nonostante il servizio che assicuriamo, mentre si trovano le dosi, il tempo e il modo di vaccinare chi non ne avrebbe al momento alcun diritto” sbotta Cirilli, reduce appunto da una visita dai Carabinieri per denunciare  un “furbetto del vaccino”.  “Per ottenere il diritto a essere vaccinati, non ho lasciato davvero nulla d’intentato” afferma sconsolato il presidente padovano. “Ho scritto a Zaia e ho perfino minacciato di incatenarmi ai cancelli di Palazzo Ferro Fini (la sede del Consiglio regionale veneto a Venezia, NdR) per tutelare i 1800 farmacisti iscritti all’Ordine, 250 dei quali sono titolari”.

Un situazione kafkiana: le stesse istituzioni che chiedono alle farmacie di essere un caposaldo della lotta a Covid, con i loro turni a coprire l’intero arco di ogni giornata, notte compresa, ogni giorno della settimana e le coinvolgono in via diretta – per la comprensibile urgenza di monitorare l’andamento della pandemia – in attività dirette di screening che inevitabilmente moltiplicano l’esposizione al rischio, sono le stesse che poi non si preoccupano di vaccinare i farmacisti alla stregua di tutti gli altri operatori sanitari di prima linea. Il che, comprensibilmente, genera nella categoria la fastidiosa sensazione di essere considerati figli legittimi del sistema sanitario nei giorni pari, quando servono supplementi di servizio, di lavoro, di impegno, e invece figliastri nei giorni dispari, quando si tratta di concedere nient’altro che ciò che è dovuto.

La professione farmaceutica ha ormai esaurito le riserve di pazienza e l’irritazione si sta progressivamente trasformando in rabbia, tracimata in questi giorni in una valanga di e-mail che hanno Visualizza immagine di origineintasato la posta della Direzione generale dell’assessorato alla Salute del Veneto e quelle dei quotidiani locali.  Cirilli, in ogni caso, non ha alcuna intenzione di lasciare qualcosa di intentato e visti gli scarsi risultati ottenuti in sede regionale ha pensato di alzare il tiro, sensibilizzando il senatore Antonio De Poli, questore anziano del Senato della Repubblica e presidente nazionale dell’Udc (nella foto a sinistra).

Il parlamentare, dimostratosi subito sensibile al problema, si è subito attivato e già domani, 24 febbraio, presenterà un’interrogazione in Aula per chiedere l’impegno del Governo a risolverlo, anche alla luce del fatto che la situazione padovana, mutatis mutandis, si ripete in altre parti del Paese. “Il mio obiettivo è che l’esecutivo valuti la possibilità di inserire i farmacisti tra coloro che vanno vaccinati subito” ha dichiarato il senatore. “Parliamo di soggetti che, da quando è scoppiata la pandemia, non hanno mai smesso di lavorare. è paradossale escluderli, mentre è fondamentale che possano operare in sicurezza. Solo in Veneto, per esempio, i farmacisti hanno processato 31 mila tamponi, circa 800 al giorno. Il Governo” conclude De Poli “deve quindi  dare risposte sulle tempistiche della loro vaccinazione”.

 

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