Palù (Aifa): “Per l’immunità di gregge basta vaccinare il 65% degli italiani”

Palù (Aifa): “Per l’immunità di gregge basta vaccinare il 65% degli italiani”

Roma, 23 febbraio – Per raggiungere l’immunità di gregge (o, come oggi si tende a preferire, immunità di comunità o di popolazione) basta il 65% dei vaccinati. Ad affermarlo è Giorgio Palù, professore emerito di Virologia all’Università di Padova e presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (nella foto), che ribadisce di essere convinto  che sia possibile raggiungere entro l’anno nel nostro Paese l’immunità di popolazione sia un obiettivo possibile, anche grazie all’arrivo previsto di altri vaccini, come il russo Sputnik, quello dell’azienda cinese Sinovac e quello dell’americana Johnson&Johnson.

Il problema, al momento, è che non sappiamo la durata degli anticorpi, quindi bisogna pensare ad accelerare la campagna per limitare la diffusione del coronavirus. “Senza dimenticare che la pandemia finirà quando tutti i Paesi avranno i vaccini” ha aggiunto il presidente dell’Aifa. Al quale non dispiace l’idea di un passaporto per i vaccinati: «Il Centro europeo per il controllo delle malattie lo suggerisce e mi pare una buona idea, anche per permettere spostamenti sicuri” ha affermato Palù parlando con il quotidiano La Stampa. Nessun allarmismo, invece, sulle varianti: «Nelle sue mutazioni di lungo periodo questo virus già poco letale tenderà a uccidere sempre meno per non estinguersi». Per il momento non c’è il rischio di doversi vaccinare di nuovo per le varianti, «ma dipenderà dalla durata dell’immunità e della pandemia e da eventuali varianti resistenti ai vaccini». Invece dobbiamo prepararci ad un aumento dei contagi, per questo «in presenza di focolai vanno inasprite le misure su assembramenti, mobilità, trasporti e protezioni individuali».

Un ruolo importante potrebbero giocarlo le aziende del farmaco, spiega Palù: “L’Italia produce da tempo vaccini in conto terzi e ha una grande potenzialità di impianti. L’industria potrebbe fare la sua parte per fronteggiare l’emergenza, intervenendo in varie fasi della produzione dei vaccini autorizzati, come i processi di diluizione, filtrazione, concentrazione, liofilizzazione e infialamento” ha detto il presidente dell’agenzia regolatoria nazionale.

A proposito del vaccino russo Sputnik, Palù evidenzia che i dati pubblicati su Lancet sono ottimi, con un’asserita protezione verso la malattia del 91%. Ma precisa che dovrà essere ma l’Ema a verificare gli studi e i dati e a esaminare i siti produttivi. Il presidente Aifa cofnerma anche la data prevista per l’approvazione del vaccino Johnson&Johnson  (Janssen): “Ci vorrà circa un mese” afferma Palù al riguardo. “Si conserva a 4 gradi e funziona con una sola dose, mentre tutti i vaccini finora autorizzati necessitano di due”.

Di dati oltre le aspettative, in riferimento a Sputnik, aveva parlato anche Massimo Galli, primario di Malattie infettive al Sacco di Milano. E un’altra  grande apertura di credito nei confronti del vaccino russo è arrivato da un altro volto della scienza medica reso noto dall’emergenza Covid, quello dell’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola (nella foto): “Rinuncerei del tutto al vaccino AstraZeneca e, insieme a quelli Pfizer e Moderna, punterei sul vaccino russo Sputnik e su quello americano Johnson&Johnson”

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