Parafarmacie, memoria al Parlamento: “Il Pnrr pensi anche a concorrenza sui generici”

Parafarmacie, memoria al Parlamento: “Il Pnrr pensi anche a concorrenza sui generici”

Roma, 26 febbraio – La pandemia continua a mordere con ferocia il Paese, che – già alle prese con mai risolti problemi strutturali – rischia di avvitarsi dentro una crisi sanitaria, economica e sociale che rischia di essere senza uscita. Gravata da una perdita di Pil che il Fmi stima al 9,1% nel 2020, l’Italia dovrà fare i conti con una crescita della povertà: un recente studio Ugl stima che già entro la fine di giugno 13,8 milioni di persone – il 23 % della popolazione – potrebbero finire sotto la  soglia di povertà relativa, segnando un incremento di 4,8 milioni rispetto a inizio anno. Un quadro da tregenda, insomma, che il nuovo governo presieduto da Mario Draghi dovrà urgentemente provare a contrastare e correggere, utilizzando al meglio le risorse straordinarie (209 miliardi di euro) messe a disposizione da Recovery plan europeo.

Si tratta di usare quei soldi presto e al meglio, rispettando le indicazioni europee per le quali vengono concessi, ovvero con investimenti in grado di rimodernare i Paesi in proiezione futura, sviluppando digitalizzazione, economia green e sanità. Sul mancato accordo su come farlo, come è noto, è in buona sostanza caduto il precedente governo. Ma ora non c’è più tempo da perdere: bisogna approntare e far partire subito quell’ormai famoso Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che potrebbe essere l’ultimo ponte per portare il Paese fuori dalla crisi e proiettarlo nel futuro.

Un contributo in questa direzione hanno inteso darlo anche le sigle delle parafarmacie, presentando una memoria scritta alla Commissione Affari Sociali della Camera (che ha acquisito agli atti il documento nell’ambito dell’esame, in sede consultiva, della proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza) contenente alcune considerazioni e proposte riferite, in modo particolare, alla spesa farmaceutica, e segnatamente al ruolo e al peso dei farmaci generici.

Dopo una corposa analisi delle vicende e delle dinamiche succedutisi nel settore negli ultimi 20 anni circa, Mnlf, Fnpi e Federfardis (le tre sigle firmatarie del documento), evidenziando con il supporto di dati la progressione del fenomeno della povertà sanitaria,  hanno focalizzato il loro interesse sui farmaci generici, universalmente considerati una leva di risparmio e razionalizzazione della spesa, protagonisti negli ultimi anni di apprezzabili performance in termini di crescita complessiva. A crescere, però, è stata la quota dei medicinali equivalenti di fascia A, esitati dal Ssn, mentre non è avvenuto lo stesso per i farmaci di fascia C con obbligo di ricetta pagati direttamente dai cittadini, rimasti sostanzialmente al palo.

La differente dinamica per cui il farmaco generico cresce nella fascia A e stenta invece a decollare nella fascia C, secondo le parafarmacie, si spiega con le stesse ragioni che portarono  all’insuccesso del Decreto Storace (maggio 2005), allorché fu data la possibilità alle farmacie di praticare sconti sul prezzo massimo dei Sop e Otc. Sconti che però non “sfondarono”, per l’assenza (secondo le sigle delle parafarmacie) di soggetti che potessero fare concorrenza alle farmacie su questo terreno. Una lacuna alla quale cercò di ovviare, come è noto, il provvedimento con il quale Pierluigi Bersani, l’anno successivo,  istituì gli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci Otc e  Sop, senza peraltro completare il processo, mantenendo i vincoli e i divieti sulla vendita dei Sop su ricetta al di fuori delle farmacie convenzionate.  Così che – continuando a mancare un sistema duale di confronto dell’offerta – hanno continuato a latitare anche le possibilità di praticare una vera concorrenza a vantaggio dei consumatori.

“Come per i farmaci di fascia C con obbligo di ricetta, la logica corporativa che nega la concorrenza, non porta vantaggi ai reali interessi dei  cittadini” scrivono le sigle delle parafarmacie nella loro memoria ai parlamentari. “La rimozione delle barriere sulla dispensazione dei farmaci e sull’offerta dei servizi è base fondamentale per innescare un nuovo processo pro-concorrenziale capace di creare nuova occupazione, nuove aziende, nuovi investimenti e nuovi risparmi per i  consumatori. In grado attraverso un sistema  duale di distribuzione del farmaco, di innescare un processo virtuoso di concorrenza che faciliti l’uso dei farmaci generici a minor costo per i cittadini e, di conseguenza, contribuisca a diminuire la povertà sanitaria”.

Su questa considerazione si innesca in buona sostanza la proposta delle parafarmacie, che è quella di potenziare e qualificare una nuova politica del farmaco e dei presidi, incentivando in modo deciso e decisivo l’utilizzo del farmaco equivalente, ampliando l’offerta dei presidi di largo uso territoriale, ivi compresi quelli per l’ossigenoterapia domiciliare, anche attraverso la maggiore responsabilizzazione diretta delle parafarmacie, attualmente sottoutilizzate rispetto al loro potenziale d’azione sul territorio. Il tutto in linea con la Direttiva Ue  2018/958, si legge nella memoria, che, nel merito dei test di proporzionalità, prevede che gli Stati membri “in occasione di nuove normative riguardanti le professioni o di modifiche di quelle già approvate, devono analizzare in via preliminare la presenza di eventuali disposizioni legislative, regolamentari o amministrative,che limitino l’accesso alle professioni regolamentate o il loro esercizio, valutandone la proporzionalità rispetto agli obiettivi – per esempio quelli a tutela dei cittadini -, per evitare che siano più restrittive di quanto necessario”.

“La rimozione delle barriere sulla dispensazione dei farmaci e sull’offerta dei servizi” conclude la proposta delle parafarmacie “è base fondamentale per innescare un processo virtuoso di concorrenza che faciliti l’uso dei farmaci generici a minor costo per i cittadini e, di conseguenza,​ contribuisca a diminuire quel recente fenomeno che si chiama povertà sanitaria​, al fine di favorire non solo un miglioramento quantitativo dell’offerta, ma anche un suo miglioramento qualitativo”.

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