Roma, incontro Ordine-Università, tavolo tecnico per riformare il corso di studi

Roma, incontro Ordine-Università, tavolo tecnico per riformare il corso di studi

Roma, 26 febbraio – La questione dello scarto esistente tra i contenuti del cursus studiorum che porta alla laurea in farmacia e il ruolo (molto) cambiato dei farmacisti nello scenario della salute non è certo una questione di oggi. È infatti da almeno un paio di decenni che si discute, a diversi livelli, della necessità di rivedere il percorso universitario di questi professionisti, alla luce della crescente domanda di nuovi servizi e prestazioni richiesti alle farmacie, nella cornice del necessario potenziamento dell’assistenza sanitaria di prossimità.

Oggi, però, sotto la spinta dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid e delle nuove necessità che essa produce, la questione comincia ad assumere un carattere di maggiore urgenza, come sempre accade quando la gravità delle situazioni e delle circostanze richiede risposte nuove e in qualche modo eccezionali. Inevitabilmente, le farmacie – presidi sanitari in prima linea sul territorio – sono state investite in pieno dallo tsunami Covid, tenendo botta nei primi, angoscianti mesi della pandemia per dare qualche risposta a una comunità nazionale frastornata e senza riferimenti. E un giorno dopo l’altro, in quest’ultimo travagliatissimo anno, è stato sempre più chiaro il ruolo e la funzione imprescindibili delle farmacie di comunità e dei farmacisti che vi operano, che hanno superato da anni la funzione tradizionale di luogo di dispensazione dei farmaci per diventare qualcosa di altro e di più.

Le farmacie sono così entrate in modo importante nelle attività di testing&tracing del coronavirus, attrezzandosi in diverse Regioni del Paese per effettuare test antigenici e sierologici in farmacia e ormai si proiettano (sulla falsariga di quanto già accade in altre Paesi) verso una partecipazione attiva nella campagna vaccinale più gigantesca mai condotta nel nostro Paese, in accordo con quanto previsto dall’art. 1. comma 471, della Legge di bilancio 2021, che nel quadro delle iniziative finalizzate alla valutazione del ruolo del farmacista nelle azioni di contrasto e di prevenzione di Covid consente ai farmacisti (sia pure in via sperimentale e solo per l’anno 2021)  la possibilità di somministrare vaccini nelle farmacie aperte al pubblico, in presenza del medico e assistito se necessario da infermieri o da altro personale sanitario.

Questi due esempi bastano da soli, sorvolando sui mille altri relativi alle sperimentazioni in corso sulla “farmacia dei servizi”, a dare il senso delle profonde mutazioni della professione farmaceutica e della necessità di adeguare il percorso formativo dei professionisti chiamati a esercitarla. Per discutere su questi temi, il Consiglio direttivo dell’Ordine dei farmacisti di Roma ha incontrato ieri nella sede sociale il preside della Facoltà di Farmacia e Medicina Carlo Della Rocca (nella foto), il direttore del Dipartimento di Chimica e Tecnologie del Farmaco Claudio Villani,  il membro del Comitato tecnico-scientifico di ateneo-Area della Salute Antonello Mai e il delegato della Rettrice per i rapporti con gli Ordini sanitari Mauro Serafini.

L’incontro ha registrato una consonanza di vedute sulla necessità di muoversi con sollecitudine per avviare un percorso di revisione e riforma della formazione dei farmacisti, implementando il piano di studi nelle discipline correlate alla pandemia, nello specifico le vaccinazioni ed i test diagnostici, ma anche e soprattutto guardando in prospettiva al ruolo che i farmacisti avranno sul territorio nella gestione dei malati cronici, destinati ad assorbire il 75% e oltre delle spese per la salute. Aderenza alle terapie, monitoraggio, domiciliarizzazione delle cure, sviluppo di servizi di prossimità nelle aree meno collegate grazie alla telemedicina sono solo alcuni degli aspetti che richiedono lo sviluppo di nuovi saperi e competenze professionali, e al riguardo è emersa l’unanime convinzione della necessità di muoversi in direzione di un adeguamento degli insegnamenti.
Al riguardo, il preside Della Rocca ha subito formulato una proposta pragmatica e concreta, quella di costituire in tempi brevi un tavolo di lavoro congiunto Ordine-Università, che possa lavorare sulle tematiche di cui si è appena detto, avviando un percorso-pilota che possa portare alla formulazione di una  proposta formativa per i tempi,  e le necessità e i bisogni che verranno (e che peraltro in buona parte sono già arrivati), da portare poi eventualmente nelle sedi deputate a “mettere mano” agli ordinamenti universitari.

Già nei prossimi giorni Ordine e Facoltà si attiveranno per definire le modalità di lavoro del tavolo congiunto proposto da Della Rocca, della cui attività il nostro giornale darà puntualmente conto.

 

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