Veneto, personale positivo a Covid, chiude farmacia. E farmacisti ancora senza vaccino

Veneto, personale positivo a Covid, chiude farmacia. E farmacisti ancora senza vaccino

Roma, 26 febbraio –  Chiusura forzata per una farmacia di Portogruaro, dove tutto il personale è risultato positivo al coronavirus. Le condizioni del titolare Francesco Fratto, presidente di Confcommercio Portogruaro, e di tutti i suoi collaboratori non destano al momento preoccupazione. Il contagio dell’intero staff ha però reso inevitabile lo stop del servizio, almeno per i prossimi 10 giorni, il tempo minimo di durata della quarantena. Si tratta di un esercizio molto conosciuto e frequentato, non solo per la sua lunga storia, iniziata nel lontano 1933 quando il nonno dell’attuale titolare acquistò insieme al fratello una delle tre storiche farmacie del centro, ma anche per la posizione centrale e per lo spirito innovativo che la caratterizza.

La vicenda getta benzina sul fuoco del malcontento che cova da tempo tra i farmacisti veneti, che pur essendo professionisti sanitari in prima linea sul territorio lamentano di non essere stati ancora chiamati per la vaccinazione anti-Covid, al contrario di altre Regioni (come il vicino Friuli Venezia Giulia) dove om è già stata avviata perché la categoria è stata inserita tra quelle prioritarie nell’avvio della prima fase, non in tutte le Ulss del Veneto, però, è partita.

Visualizza immagine di origineÈ una situazione incresciosa”  sottolinea Emma Piumelli, presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Venezia (foto a sinistra). “Quello di Portogruaro era un evento che temevamo fin dall’inizio della pandemia, nonostante tutte le precauzioni di sicurezza adottate. Fin dal primo giorno siamo sempre rimasti in prima linea e negli ultimi dodici mesi abbiamo continuato a ricevere tutti. Ci stupisce che la Regione ci abbia dimenticati”.

Il tutto nasce da un’interpretazione equivoca: “Il piano regionale parlava già nella fase 1 di vaccinare i farmacisti del sistema sanitario regionale, ma quasi tutte le Ulss hanno interpretato questa espressione in modo restrittivo, intendendo i soli farmacisti ospedalieri”  spiega Andrea Bellon, presidente di Federfarma Veneto. “A riprova della confusione in materia, l’Ulss 1 Dolomiti ha interpretato l’indicazione in modo estensivo, vaccinando tutti i farmacisti”.

Ancora diverso il caso dell’Ulss 3 Serenissima, che ha convocato solo una parte di farmacisti. In tutte le altre Ulss, invece, i farmacisti non sono stati considerati. Una difformità di situazioni che genera comprensibilmente ulteriori perplessità.

Sul tema ha preso posizione anche FarmacieUnite: “Le farmacie sono state presidio essenziale per l’informazione e il supporto ai cittadini durante questo anno durissimo e hanno dato la loro disponibilità a partecipare alla campagna di screening di massa della popolazione attraverso i tamponi, venendo costantemente esposti al rischio di contagio, ma al momento della vaccinazione alcune aziende sanitarie locali hanno ignorato i farmacisti” scrive in un comunicato il sindacato presieduto da Franco Gariboldi Muschietti. “La chiusura di una farmacia genera prima di tutto danni verso la popolazione, verso chi usufruisce dei servizi della farmacia che vede interrompersi un servizio essenziale. Genera danni a chi è rimasto costantemente in prima linea, dietro al bancone della farmacia, con coraggio e abnegazione e alle famiglie che dovranno sopportare un periodo di quarantena. Genera un danno alla farmacia, che alla fine dei conti è una attività economica e ogni giorno di chiusura determina una perdita. I farmacisti non possono più aspettare, devono essere vaccinati, tutti”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi