Conasfa-Fiafant, anche i dipendenti devono contrattare protocolli su vaccinazioni e servizi

Conasfa-Fiafant, anche i dipendenti devono contrattare protocolli su vaccinazioni e servizi

Roma, 1 marzo – Un anno di pandemia ha portato a chi lavora in farmacia più mansioni e carichi di lavoro, più responsabilità e più ansie (in particolare per la propria salute e sicurezza) senza però rivedere le vecchie regole, in particolare quelle contrattuali, che si conintua a non voler rivedere e ridiscutere.

È quanto lamenta un comunicato stampa congiunto di Fiafant, e Conasfa, le sigle delle associazioni dei farmacisti non titolari, osservando appunto come Fofi e Federfarma ormai da mesi mettano a disposizione del Governo “con voci consonanti… i farmacisti per mille nuove mansioni, con caratteristiche finora poco legate alla nostra professione”. Le prime farmacie a farlo, spiegano Conasfa e Fiafant, sono  quelle “gestite da catene e capitali sono le prime a investire in questi nuovi servizi sanitari al ‘cliente’, promossi con la stessa modalità di operazioni commerciali”.

Così i farmacisti, complice l’emergenza sanitaria, si sono trovati ad effettuare “prima i test sierologici (dal 1° gennaio 2021 non più autoanalisi), poi i tamponi antigenici rapidi, e l’obiettivo esplicito è di farci somministrare prossimamente anche il vaccino”.
Per contro, però,  in molte Regioni è stato faticoso far accedere i farmacisti di comunità alla copertura vaccinale con tutti gli altri operatori sanitari: “Ogni Regione finora ha trattato i protocolli (vaccinali, NdR) con Federfarma e Assofarm, quindi con solo i sindacati dei titolari di farmacia, sentendo anche l’opinione degli Ordini, ma nella maggior parte dei casi non ha coinvolto i sindacati di chi nelle farmacie lavora senza esserne titolare, con un contratto nazionale scaduto da 6/8 anni, e che in questi anni ha visto solo aumentare le mansioni, la richiesta di formazione (tutta a proprio carico), le responsabilità, e intanto peggiorare gli orari di lavoro e mai vedere riconosciuti i propri sforzi” stigmatizzano i non titolari.

Che hanno buon gioco a evidenziare che “le nuove mansioni e i nuovi servizi riguardano da vicino tutti i farmacisti non titolari, perché poi è a loro che viene chiesto di farli, nell’operatività quotidiana delle farmacie”.  Da qui la richiesta: “Riteniamo quindi che i sindacati dei dipendenti come quelli dei titolari, peraltro già rappresentanti delle due categorie ai tavoli della contrattazione nazionale, vadano coinvolti dagli interlocutori istituzionali in una discussione necessaria su protocolli chiari, le modalità operative, la volontarietà dell’operatore, gli aspetti di sicurezza sul lavoro, i profili di responsabilità e le garanzie assicurative, la formazione sufficiente, il riconoscimento di una remunerazione aggiuntiva al farmacista quando effettua servizi professionali che vengono remunerati alla farmacia, e ogni altro argomento che non può prescindere dal coinvolgimento di chi viene impattato materialmente nelle sue condizioni di lavoro dalle decisioni prese” scrivono Conasfa e Fiafant. “Il farmacista in farmacia svolge in scienza e coscienza una professione sanitaria, che nel corso di questa crisi pandemica ha dimostrato quanto sia strategica per la sanità sul territorio la sua prossimità ai cittadini, ma a tutti questi professionisti va riconosciuta dignità del ruolo e contrattazione delle condizioni per continuare a lavorare con serenità”.

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