Presidi incontinenza, Regione Piemonte rinnova l’accordo anche con le farmacie

Presidi incontinenza, Regione Piemonte rinnova l’accordo anche con le farmacie

Roma, 3 marzo – Sarebbe stato una sorta di caso di comunicatio precox, quello che venerdì scorso ha indotto la Fnpi a diramare una nota alla stampa per dire, in buona sostanza, che – stante il mancato rinnovo dell’accordo tra Regione e farmacie per la distribuzione dei presidi da incontinenza in regime integrativo – ad assicurare il servizio sarebbero state le sole parafarmacie. Questa, almeno, è l’opinione di Federfarma Piemonte, che l’accordo con la Regione,  anche se qualche ora dopo le sigle delle parafarmacie,  lo ha invece raggiunto e firmato, come rende noto lo stesso sindacato in una breve nota alla stampa, garantendo così il servizio di distribuzione dei presidi per incontinenza anche nelle farmacie.

“HanVisualizza immagine di origineno fatto partire il comunicato con troppa fretta” è il pensiero espresso ieri da Massimo Mana, presidente di Federfarma Piemonte (nella foto a sinistra) a FPress, newsletter di settore,  preoccupandosi anche di precisare che nella circostanza la Regione, a proposito del servizio reso  dalle parafarmacie, “non ha mai parlato di servizio pubblico, come invece pretende la Federazione (delle parafarmacie, NdR)“. E, a voler rimarcare la differenza, la nota del sindacato dei titolari piemontesi precisa che “con il rinnovo dell’accordo, avvenuto venerdì, la Regione conferma la non sostituibilità delle farmacie piemontesi per la distribuzione dei presidi per l’incontinenza e, più in generale, l’importanza della collaborazione con le farmacie pubbliche e private del Piemonte, nell’interesse del cittadino”.

La verità dei fatti – a beneficio di quanti ritengono che non si tratti di un mero dettaglio – è che non è la Regione, ma la stessa Fnpi ad aver definito”servizio pubblico”  l’attività di distribuzione dei presidi per incontinenza da parte delle parafarmacie. E, circa la comunicatio precox, lo stesso “disturbo”  ha colpito nell’occasione anche le Asl piemontesi, sollecite nel diramare comunicati in ordine alle nuove modalità del servizio dal 1° marzo in poi nei quali non erano citate le farmacie, ma solo le parafarmacie (qui, per tutti, il comunicato della Asl Cn 2).

Se precocità vi è stata, dunque, nella comunicazione Fnpi, essa è stata molto probabilmente indotta da una congiunzione di circostanze (il ritardo della firma dell’accordo tra Federfarma e Regione, giunto solo venerdì sera, e i comunicati delle Asl). La comprensibile voglia, espressa in ogni occasione, di sottolineare come le parafarmacie “non sono solo meri esercizi commerciali” ma una “risorsa sottoutilizzata che chiede di essere normata e inserita nei progetti ministeriali a livello nazionale” ha poi fatto il resto.

Non è in ogni caso meno comprensibile che il sindacato dei titolari, dall’altra parte, difenda con forza il suo perimetro di azione e le sue prerogative. È il gioco delle parti, e così sarà, inevitabilmente, fino a quando il legislatore (o il mercato) deciderà le sorti di due tipologie di esercizio che operano sullo stesso terreno, una da sempre e l’altra in ragione di una scelta legislativa compiuta 15 anni fa con il dichiarato intento di prefigurare una rivoluzione  pro-concorrenziale (?) senza  avere ben chiaro cosa dovesse essere e, soprattutto, senza aver il coraggio di portarla a termine.

Da ormai tre lustri, le parafarmacie (tipologia che si  presenta peraltro con fattispecie differenti, a partire dalla proprietà degli esercizi) sono una presenza che si è andata consolidando sul territorio nazionale: secondo dati recentemente forniti in un documento consegnato alla Commissione Affari sociali della Camera  dalle sigle Mnlf, Fnpi e FederFardis come contributo alla definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza,  in Italia operano 4700 parafarmacie, 2600 di proprietà di farmacisti non titolari anche di farmacia, 1200 appartenenti a farmacisti che sono titolari anche di farmacia, 500 di proprietà di non farmacisti e 370 della Grande distribuzione organizzata.

Una realtà diventata anche numericamente importante, dunque, sul cui futuro destino non si riesce però ad avviare un confronto sereno e costruttivo, come dimostrano i tentativi fin qui condotti, rivelatisi fallimentari, anche per il prevalere in larghi strati della professione e delle sue sigle di rappresentanza (dichiarato o meno che sia) di un approccio alla questione che sembra essere ispirato alla saga di Highlander: ne resterà soltanto uno.

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