Covid, non solo vaccini, notizie promettenti su possibili cure da Germania e Italia

Covid, non solo vaccini, notizie promettenti su possibili cure da Germania e Italia

Roma, 5 marzo – Mentre tutti gli sforzi dei governi internazionali si concentrano sulla cruciale battaglia dei vaccini, il mondo della ricerca continua a lavorare sul fronte dei farmaci in grado di contrastare efficacemente il Sars CoV 2 una volta che si è insediato nell’organismo. Ancora non emergono all’orizzonte cure potenzialmente risolutive, ma le notizie promettenti non mancano. Una arrivata negli ultimi giorni, proveniente dalla Germania, riguarda l’identificazione di due classi di principi attivi in grado di bloccare efficacemente la replicazione del coronavirus responsabile della Covid-19, bloccando efficacemente la “catena di montaggio” delle nuove particelle virali e neutralizzando così il virus.

È importante sottolineare subito che si è trattato di un esperimento di laboratorio, pertanto ci vorrà molto tempo prima che questi principi attivi possano diventare dei veri e propri farmaci anti-Covid, dovendo ancora superare diverse fasi della sperimentazione pre-clinica e clinica. Ma il grande rilievo della ricerca tedesca, i cui risultati sono stati pubblicati  su  Angewandte Chemie, la rivista scientifica della German Chemical Society, rimane impregiudicato.Visualizza immagine di origine

A scoprire le due classi di composti è stato un team di ricerca guidato da scienziati dell’Istituto farmaceutico dell’Università di Bonn, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’Istituto di Virologia e Immunologia dell’Università Julius-Maximilians di Wurzburg e della Biblioteca di Stato. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Christa Elisabeth Müller (nella foto a destra) hanno identificato le due classi di farmaci utilizzando un esperimento basato sulla lettura in fluorescenza. Semplificando,  hanno testato una serie di molecole potenzialmente efficaci nell’inibire la principale proteasi del coronavirus Sars-CoV-2, l’enzima alla base del processo di replicazione virale, e quando ci riuscivano la fluorescenza si bloccava.

“Per la maggior parte dei composti analizzati, non abbiamo osservato alcuna inibizione enzimatica. Tuttavia in rare occasioni, nei nostri test completi, la fluorescenza è stata soppressa: questi erano i risultati che speravamo di ottenere nella nostra ‘caccia’ agli inibitori della proteasi virale” ha dichiarato in un comunicato stampa Michael Gütschow, a capo di un gruppo di ricerca specializzato proprio nello studio degli inibitori.

Le due classi di principi attivi che hanno dimostrato le capacità inibitorie sono stati gli azanitrili e gli esteri piridilici. I primi non solo erano in grado di bloccare l’enzima alla base della replicazione del Sars CoV 2, ma anche la catepsina L, un altro enzima (una proteasi umana) che gioca un ruolo fondamentale nel permettere al virus di accedere all’interno delle nostre cellule, dove dà il via al processo di replicazione che determina la Covid 19.  Se queste molecole risulteranno sicure ed efficaci durante la sperimentazione clinica, potremmo disporre di farmaci anti-Covid altamente specifici e potenti. “I migliori composti rappresentano promettenti strutture guida per lo sviluppo di farmaci” ha affermato la professoressa Müller, sottolineando che ci vorrà in ogni caso del tempo prima di avere tutte le conferme del caso.

Visualizza immagine di origineL’altra buona notizia arriva dall’avvio degli studi clinici per la verifica della cura a base dell’anticorpo monoclonale umano MAD0004J08, individuato dal team di ricerca coordinato da Rino Rappuoli (nella foto a sinistra ) di Toscana Life Sciences Sviluppo, che si annuncia come una promettente risposta all’infezione da Sars-CoV-2 e viene ora avviato ai trial clinici. Il farmaco, prodotto per conto di Toscana Life Sciences dal partner industriale Menarini Biotech nello stabilimento di Pomezia e infialato dall’Istituto Biochimico Italiano Giovanni Lorenzini, sarà testato, nei prossimi mesi, prima sui volontari sani (fase I) per verificarne la sicurezza, e poi su pazienti positivi al Covid 19 per l’ottimizzazione della dose e le verifiche di efficacia.

L’anticorpo MAD0004J08 ha dimostrato finora (in vitro e in vivo) una potenza di neutralizzazione tale per cui è sufficiente un dosaggio più basso rispetto ad altri trattamenti analoghi e potrà così essere somministrato attraverso una iniezione intramuscolare, modalità che potrebbe dimostrarsi meno invasiva per il paziente, più agevole per il medico e con un impatto ridotto su strutture ospedaliere e Ssn. Inoltre, si tratta di un anticorpo monoclonale capace di neutralizzare anche la variante inglese e  virus che contengono le mutazioni chiave delle varianti sudafricana e brasiliana, come riferito nel paper pubblicato lo scorso 23 febbraio sulla prestigiosa rivista scientifica Cell con i principali dati prodotti dal lavoro del team di ricercatori della Fondazione Toscana Life Sciences insieme a VisMederi, Inmi Spallanzani, Università di Siena e di Torino, Imperial College di Londra (UK), University of Kent (UK), University of Georgia (USA) e The Scripps Research Institute of La Jolla (California, USA).

La sperimentazione clinica di fase I  si svolgerà presso l’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e nel Centro di Ricerche cliniche di Verona, per verificare la sicurezza dell’anticorpo su persone sane. In questo caso, quindi, gli anticorpi verranno sperimentati su  30 volontari adulti sani, per verificare l’assenza di effetti collaterali, valutandone sicurezza e alcuni parametri di farmacocinetica. I trial clinici di fase I saranno gestiti, per conto di Toscana Life Sciences Sviluppo, dalla Cross Research. La sperimentazione prevede di dividere i volontari in bracci di studio distinti per modalità di trattamento (placebo e dosi incrementali di anticorpo). I primi dati disponibili da questa fase sono attesi dopo circa un mese e mezzo dall’arruolamento del primo soggetto. Con un positivo rapporto sulla sicurezza del farmaco, dal primo round di trattamento sperimentale si passerà alle fasi successive allargando il numero di soggetti coinvolti ed entrando in un contesto clinico per la sperimentazione su persone adulte con infezione da Covid 19.

Le fasi successive di sperimentazione coinvolgeranno centinaia di pazienti affetti da Covid19 per testare, attraverso la somministrazione di quantità diverse, efficacia e potenza del farmaco sulla base del dosaggio e i relativi dati (se, incrociando le dita, gli esiti saranno positivi) saranno usati per ottenere l’approvazione per l’uso terapeutico dell’anticorpo da parte delle autorità regolatorie.

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