Sinasfa: “Rinnovo Ccnl, vaccini e tamponi in farmacia lo rendono sempre più urgente”

Sinasfa: “Rinnovo Ccnl, vaccini e tamponi in farmacia lo rendono sempre più urgente”

Roma, 10 marzo –  L’allargamento di ruolo e competenze di farmacie e farmacisti in chiave anti-Covid, con una partecipazione importante all’attività di rilevazione dei contagi attraverso l’effettuazione di test e tamponi ma anche, in un futuro sempre più prossimo (quando la disponibilità di dosi di vaccino lo consentirà e saranno in commercio tipologie di vaccino più agevoli da conservare e gestire), con un contributo diretto alle vaccinazioni, prospettiva aperta dalle misure della Legge di bilancio 2021, riportano d’attualità la questione del rinnovo del Contratto nazionale dei collaboratori di farmacia,  fermo da oltre otto anni.

Servizi e mansioni che sicuramente eccedono quello che è il tradizionale ambito professionale dei farmacisti richiedono infatti un aggiornamento delle tutele e dell’impianto normativo e soprattutto un adeguamento una retribuzione che, anche per effetto del mancato rinnovo del Ccnl,   sta creando sempre più situazioni di difficoltà tra i farmacisti.

AVisualizza immagine di origine proporre una riflessione in tal senso è Francesco Imperadrice (nella foto), presidente di Sinasfa, il  Sindacato nazionale farmacisti non titolari. “Intanto si rende necessario chiarire cosa esattamente intenda la Legge di bilancio 2021 quando parla, a proposito delle vaccinazioni in farmacia, di «supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato» afferma Imperadrice. “Se il legislatore ha inteso indicare tra le figure che possono somministrare il vaccino in farmacia anche il farmacista, perché non lo ha citato con chiarezza?“.

Ma, interpretazione a parte, per il presidente di Sinasfa sono ancora tutte da chiarire soprattutto le questioni attuative. “Non è pensabile chiedere a professionisti che si sono formati, durante tutti gli studi universitari e post universitari, con competenze che riguardano il farmaco, il suo corretto utilizzo, e tutto quanto a questo è connesso, di diventare obbligatoriamente vaccinatori, pur a fronte di una «adeguata formazione» – afferma Imperadrice. – Non è un passaggio che si possa chiedere a tutti: non si può pensare che chi ha lavorato per anni come farmacista possa diventare da un giorno all’altro anche qualcosa di diverso, né tanto meno è pensabile che tale nuovo ruolo possa essere inserito all’interno di un rapporto di lavoro che presuppone una professionalità ben definita e mansioni di un certo tipo”. 

Riesce poi difficile comprendere, per il presidente di Sinasfa, perché a fronte della grave emergenza pandemica si prospetta il  solo coinvolgimento delle farmacie e non dei farmacisti come categoria in quanto tale. “I farmacisti sono circa centomila e nel momento in cui il legislatore avrà chiarito la norma di legge scrivendo chiaramente che anch’essi possono somministrare il vaccino” sostiene Imperadrice “potrebbero collaborare su base volontaria con le Asl e gli ospedali, supportare i medici di medicina generale nei loro studi nonché i colleghi delle parafarmacie, potenziando così di almeno 6/7 mila le strutture a livello nazionale in cui si potrebbero somministrare i vaccini”.

Imperadrice mette quindi l’accento sugli aspetti di  sicurezza, responsabilità, e normativi decisamente ampi correlati alla vaccinazione, che è e resta “una procedura sanitaria particolarmente complessa, delicata e rischiosa,  soprattutto laddove preveda l’eventuale utilizzo di siringhe ed aghi”. Stesse riflessioni anche per gli altri aspetti della normativa, “anche quelli relativi al ruolo dei farmacisti all’interno delle attività di testing e di tamponi. Stiamo parlando di cambiamenti che vanno a incidere profondamente sulla professionalità e sulla vita delle persone” afferma il presidente Sinasfa “e che quindi non possono essere calati dall’alto né affrontati senza un passaggio con le rappresentanze sindacali e in un confronto all’interno della categoria. Né tanto meno senza prevedere step e adeguamenti che riguardino anche la sicurezza sul lavoro, con tutti gli adempimenti che ne dovrebbero derivare“.

Ma il nodo centrale della questione rimane il rinnovo del contratto di lavoro: “Non si fa che parlare di nuovi compiti e mansioni, di nuovi ruoli e professionalità. Nulla di tutto questo è al momento previsto nel contratto in essere, che è scaduto da oltre otto anni e nel quale ritengo davvero difficile riuscire a far rientrare questa evoluzione professionale, questo aumento di responsabilità, questi nuovi rischi sottesi alle richieste” osserva al riguardo Imperadrice. ” Soprattutto ritengo che non sia pensabile che si possa continuare in questa situazione di sofferenza economica in cui da anni versano ormai i colleghi, con una busta paga ferma da troppo tempo. Riceviamo continue segnalazioni di farmacisti che non sono più in grado di garantire sostenibilità al proprio nucleo famigliare e che pensano di uscire dalla professione. La situazione è di giorno in giorno più insostenibile” conclude “e ci auguriamo che affrontare queste problematiche diventi la priorità della categoria».

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