Prende forma il piano del governo: nell’esercito dei vaccinatori anche i farmacisti

Prende forma il piano del governo: nell’esercito dei vaccinatori anche i farmacisti

Roma, 11 marzo – “La campagna di vaccinazione è la chiave per uscire da questa pandemia. Abbiamo scelto di iniziare a proteggere il nostro personale sanitario, Rsa e anziani over 80, i più colpiti dalla malattia. La priorità va alle persone con disabilità grave e patologie critiche”.

Così il ministro della Salute Roberto Speranza ha ribadito ieri che c’è solo una strada  per riportare il Paese alla normalità o a qualcosa che le assomigli. Ma per portare il Paese in tempi i più brevi possibili a raggiungere il tanto agognato obiettivo dell’immunità di gregge, bisogna vaccinare tutti i cittadini o quasi, E per farlo servono quantità di vaccini delle quali, invece, ancora non disponiamo. Ma non non basta: anche disponendo delle dosi di vaccino sufficienti, bisogna essere in grado di  somministrarle in ogni angolo del Paese e serve dunque una efficiente ed efficacia strategia che permetta di farlo.

A quest’ultima sta alacremente lavorando il nuovo commissario straordinario all’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo (nella foto), che sta appunto rimodulando il piano vaccinale nazionale,  puntando all’obiettivo di somministrare 300.000 dosi di vaccino al giorno e di ridurre al minimo le disparità che continuano a registrarsi tra i vari territori del Paese, con Regioni come il Lazio che riescono a procedere a buon ritmo e altre, come la Lombardia, che invece incontrano ancora molte difficoltà. Nella bozza si prevede che, conclusa la fase di immunizzazione di operatori sanitari, Rsa e over 80, insegnanti e forze dell’ordine, si prosegua per fasce d’età decrescenti, procedendo in parallelo a vaccinare i disabili e i familiari che li assistono e i pazienti estremamente fragili, ai quali va somministrato il vaccino mRna  in strutture ospedaliere.

Per sostenere il gigantesco sforzo di vaccinare tutti la mobilitazione dovrà essere generale e passare anche attraverso il coinvolgimento degli ambienti di lavoro, dentro le stesse aziende che, facendone richiesta, potranno procedere a vaccinare i propri dipendenti all’interno delle loro strutture, impiegando per la somministrazione i medici aziendali. La Regione Lombardia ha approvato proprio ieri un protocollo d’intesa per procedere in questa direzione, dando appunto alle aziende la possibilità di vaccinare direttamente i propri dipendenti al loro interno, anche se – ha spiegato il presidente della Regione, Attilio Fontana –  “il protocollo inizierà ad avere valore quando inizierà la vaccinazione massiva”.

La necessità cruciale è quella di ampliare l’esercito dei vaccinatori: mentre cresce il numero dei medici di medicina generale, dopo l’accordo nazionale con le organizzazioni sindacali dei medici, sottoscritto il 21 febbraio scorso (ma si può e si deve accelerare, soprattutto al Sud), è di ieri la notizia dell’arruolamento, con il via libera del ministero della Salute, anche degli odontoiatri, ovvero altri 63.600 professionisti in più che potranno partecipare alla campagna di immunizzazione, andando ad aggiungersi ai 40mila specializzandi e ai circa 60mila medici del territorio (Mmg, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali) già reclutati, ai quali potranno unirsi i medici volontari, pensionati e liberi professionisti.

Si sta facendo sempre più strada, all’interno del governo – almeno secondo quanto riferiscono fonti giornalistiche accreditate – l’ipotesi di coinvolgere nella campagna vaccinale, quando si entrerà nella fase della vaccinazione di massa, anche i farmacisti. “Noi siamo a disposizione e aspettiamo il piano pandemico del generale Figliuolo”  ha ribadito al riguardo il presidente della Fofi Andrea Mandelli (eletto ieri vicepresidente della Camera), ricordando nell’occasione che le strategie vaccinali che vanno meglio sono quelle dei Paesi che, come Usa e Gran Bretagna e da ultimo Francia e Portogallo, sono coinvolti anche farmacie e farmacisti. La Regione Lazio ha già previsto uno sviluppo in questa direzione e ora si starebbe pensando di procedere anche a livello nazionale, come si è fatto per i medici di base e gli specializzandi. Ma al ministero della Salute si sta ragionando anche sull’ipotesi di “arruolare” giovani medici e infermieri che lavorano già negli ospedali: l’idea è quella di coinvolgerli nello sforzo vaccinale dopo il lavoro, pagando loro le ore di straordinario.

 Quanto agli aspetti organizzativi e logistici del piano, si punta sul supporto della Protezione civile per la distribuzione delle dosi dei vaccini. Nella bozza del decreto Sostegno, elaborata però ai tempi dell’ex commissario all’emergenza Domenico Arcuri, sono previsti due tipi di strutture: l’hub nazionale a Pratica di mare e centri di somministrazione da allestire su tutto il territorio nazionale, uno ogni 40mila abitanti. Ci saranno poi i drive through, i punti – circa 152, ma si potrebbe arrivare a predisporne 200 – gestiti dalla Difesa, gli stessi utilizzati per effettuare i tamponi,  che ora potrebbero essere utilizzati per i vaccini. La conversione funzionale di queste strutture inizierà da Milano, dal punto allestito al parco Trenno,  il primo a essere trasformato in presidio vaccinale della Difesa, che entrerà in funzione domani, 12 marzo. “Per vincere la battaglia contro il Covid bisogna mettere in campo ogni sforzo, senza risparmio di energie” ha sottolineato al riguardo il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.

Il piano vaccinale, insomma, sembra prendere concretamente forma, anche se resta in piedi il problema fondamentale (che non è solo italiano) delle dosi, che al momento continuano a mancare: la speranza è che, ottenuto il via libera di Ema atteso per oggi, 11 marzo, il vaccino di Jannsen (Johnson&Johnson) possa arrivare nelle quantità pattuite: per l’Italia significherebbe una fornitura di 6,5 milioni di dosi entro i primi giorni di aprile, che si andrebbero ad aggiungere alle 36,8 milioni delle altre aziende in arrivo entro giugno. rendendo possibile l’avvio vaccinazione di massa contro Covid.

Il piano vaccini sarà il  tema centrale della Conferenza delle Regioni, che si terrà nella mattinata di oggi,  e del vertice della Conferenza Stato-Regioni Enti locali convocato dalla ministra per gli Affari regionali Maria Stella Gelmini, al quale parteciperà anche il ministro della Salute, che si svolgerà invece nel primo pomeriggio.

Sul fronte europeo,  lal presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, annuncia di aver negoziato l’acquisto di ulteriori quattro milioni di dosi di vaccino con le aziende produttrici (a partire da BioNTech-Pfizer), oltre a quanto già previsto nel programma di consegna relativo al primo trimestre 2021. Per l’Italia questo equivale ad una quota aggiuntiva di 532mila dosi che saranno consegnate nelle ultime due settimane di marzo e che aiuteranno ad affrontare l’emergere di nuovi contagi e varianti. Ma in attesa che arrivino quantitativi sufficienti di vaccini,  l’Aifa raccomanda che nella loro somministrazione si presti la massima attenzione per “cercare di ricavare il maggior numero possibile di dosi da ciascun flaconcino di vaccino, fatta salva la garanzia di iniettare a ciascun soggetto la dose corretta e la disponibilità di siringhe adeguate. Resta inteso – precisa l’Aifa – che eventuali residui provenienti da flaconcini diversi non potranno essere mescolati”.

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