Milioni di dosi Astrazeneca ferme ad Anagni, immediate verifiche Nas, ma il giallo non c’è

Milioni di dosi Astrazeneca ferme ad Anagni, immediate verifiche Nas, ma il giallo non c’è

Roma, 25 marzo – AstraZeneca sempre più nella bufera, dopo le forti inadempienze nella fornitura dei vaccini contestate dall’Europa al colosso farmaceutico anglo-svedese. I numeri denunciati ieri dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, del resto, pretendono spiegazioni:  dei 120 milioni di dosi che, in base al contratto sottoscritto, AstraZeneca avrebbe dovuto consegnare nel primo trimestre di quest’anno ai Paesi Ue, l’azienda ne avrebbe forniti soltanto “30 milioni ma non è nemmeno vicino a questa cifra”.

A far esplodere una situazione tesa da settimane, a causa delle campagne vaccinali che ancora stentano in tutti i Paese dell’Ue proprio a causa della carenza di dosi, ha concorso un giallo (poi in realtà subito sgonfiatosi) che ha per teatro l’Italia, e più precisamente lo stabilimento  della Catalent di Anagni, vicino a Roma (nella foto), dove da settembre si infialano i vaccini di AstraZeneca al ritmo di 5-6 milioni dosi. Secondo quando riferito prima da La Stampa e poi da altri organi di informazione, in una telefonata di sabato scorso, la presidente Ursula von der Leyen ha chiesto al capo del governo italiano Mario Draghi una verifica delle giacenze dei vaccini, dopo la richiesta di ispezione avviata dal commissario dell’Ue Thierry  Breton (nella foto), alla guida della task force sui vaccini:  non tornavano i conti sul numero delle dosi di vaccino movimentate e il sospetto era che nello stabilimento italiano potessero esservene 29 milioni ferme. L’alert europeo è stato subito girato al ministro della Salute che ha a sua volta incaricato i Nas di andare a vedere: nel giro di qualche ora – tra il 20 e il 21 marzo – i carabinieri del Nucleo tutela della salute erano alla Catalent: i carichi ispezionati avevano come destinazione il Belgio. Due sono già partiti: ma ora tutti quelli in uscita vengono controllati dai Nas. La task force della Commissione europea, invocando ancora una volta “l’importanza della piena trasparenza sul numero di dosi che vengono prodotte nei siti europei di AstraZeneca”, ha chiesto conferme “sull’esatta provenienza dei lotti individuati ad Anagni”. Lo stesso Breton aveva sollecitato l’intervento dopo una sua visita nello stabilimento di Leida, nei Paesi Bassi, gestito dalla Halix, uno dei due impianti in Ue utilizzati dalla casa farmaceutica per produrre il vaccino.

AstraZeneca è intervenuta per chiarire con una nota che in realtà non esiste alcun giallo e sulla questione è stato sollevato un polverone privo di senso. Nello stabilimento della Catalent ad Anagni, molto semplicemnte, si trovavano dosi prodotte fuori dalla Ue (e non nel sito di produzione olandese di AstraZeneca come riportato da La Stampa) per la procedura di infialamento. Una volta infialate, come spiegato da Palazzo Chigi, le dosi raggiungeranno il Belgio, dove ha sede quello che, al momento, è l’unico sito di produzione del vaccino di AstraZeneca sul territorio Ue. Ed è lì che avviene il processo di controllo della qualità che precede la spedizione delle dosi. Nello stabilimento di Anagni, ha quindi reso nota AstraZeneca,  ci sono “altre 16 milioni di dosi di vaccino in attesa del rilascio del controllo di qualità e destinate all’Europa. Quasi 10 milioni di dosi saranno consegnate ai Paesi dell’Ue durante l’ultima settimana di marzo, il saldo ad aprile, poiché le dosi sono state approvate per il rilascio dopo il controllo di qualità”. Al momento, dunque, “non sono previste altre esportazioni, oltre ai Paesi Covax (sigla del programma di distribuzione del siero nelle nazioni a basso medio reddito – NdR)”, per i quali “ci sono 13 milioni di dosi”.

Cresce, in ogni caso, l’irritazione dei Paesi europei nei confronti dell’azienda anglo-svedese. Anche il premier olandese Mark Rutte si è  dichiarato pronto alla linea dura del blocco dell’esportazione di vaccini “se la Commissione Ue lo richiede” e la Francia attacca pesantemente: in materia di consegna dei vaccini AstraZeneca ha mantenuto “quasi integralmente” i suoi impegni “con il Regno Unito, ma non con l’Unione europea” e si tratta di  “una situazione completamente inaccettabile. L’Unione europea non sarà lo zimbello della vaccinazione”.

 

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