Covid, report Gimbe: “Contagi in calo grazie a restrizioni, peggiora dato terapie intensive”

Covid, report Gimbe: “Contagi in calo grazie a restrizioni, peggiora dato terapie intensive”

Roma, 26 marzo – Nella settimana dal 17 al 23 marzo è stato registrato un lieve decremento dei nuovi casi (-4,8%) di Covid-19. A rilevare il dato è l’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, diffuso ieri.  “Nel pieno della terza ondata si intravedono i primi segnali di miglioramento” afferma il presidente Nino Cartabellotta (nella foto).”Dopo quattro settimane consecutive si inverte il trend dei nuovi casi settimanali e si riduce l’incremento percentuale dei nuovi casi”.

Tuttavia, ammonisce il report, il dato nazionale risente di situazioni regionali molto eterogenee, come dimostra il fatto che in 10 Regioni l’incremento percentuale dei nuovi casi è ancora in crescita e in 14 Regioni si amplia il bacino dei casi attualmente positivi.

“Per la maggior parte delle Regioni – spiega Cartabellotta – è evidente la netta correlazione tra variazione percentuale dei nuovi casi e il colore delle Regioni di tre settimane fa”. Infatti, nella maggior parte di quelle che erano in zona rossa o arancione o avevano comunque attuato rigorose restrizioni mirate, la variazione percentuale dei nuovi casi è in riduzione: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Molise, nelle province autonome di Bolzano e Trento, Umbria. Per contro, lo stesso dato è in aumento in Calabria, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto, che tre settimane fa erano in area gialla o bianca. La situazione di Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana è di più difficile interpretazione, dimostrando che altri fattori (ad esempio l’intensità dell’attività di testing, rispetto delle misure individuali) influenzano la curva dei contagi.

“Nel discorso di ieri in Parlamento il presidente Draghi ha auspicato di procedere, compatibilmente con la situazione epidemiologica, con un piano di graduali riaperture già dopo le festività pasquali, mettendo al primo posto la scuola” ha ricordato ancora il presidente di Gimbe. “Per farlo, serve un piano guidato dalla consapevolezza che, nell’impossibilità di piegare la curva dei casi positivi per riprendere il tracciamento, questa tende inesorabilmente a risalire non appena si allentano le misure. E che senza un adeguata copertura di persone fragili vaccinate tornano a riempirsi gli ospedali e ad aumentare i decessi”.

Visualizza immagine di origineNonostante la lieve flessione della curva dei contagi, peggiora la situazione sul versante ospedaliero, anche perché la terza ondata è partita da un ‘altopiano’ molto elevato di posti letto occupati. Infatti, a livello nazionale entrambe le soglie di allerta di occupazione di posti letto da parte di pazienti Covid in area medica (oltre il 40%) e in terapia intensiva (sopra il 30%) sono superate: rispettivamente 43% e 39%” afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari di Fondazione Gimbe (nella foto). “È stata superata la soglia d’allarme in 10 e 12 Regioni rispettivamente per l’area medica e per le terapie intensive”.

In cinque Regioni si registra una saturazione uguale o sopra il 40% (Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Toscana) e in altre cinque è sopra o uguale al 50% (Marche, Lombardia, P.A. Trento, Piemonte, Emilia-Romagna). “Su questo fronte” spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe “è incoraggiante la frenata dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva: la curva della media mobile a sette giorni dopo quattro settimane di incremento si è appiattita”.

Rispetto alle fasce più a rischio, si conferma il notevole ritardo nella vaccinazione degli oltre 4,4 milioni di over 80: solo 846.007 (19,1%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.210.236 (27,4%) hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino, con rilevanti e ingiustificabili differenze regionali. “Questi dati – spiega Cartabellotta – certificano l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo della Commissione Europea di immunizzare almeno l’80% degli over 80 entro fine marzo, sia perché la loro vaccinazione è iniziata solo a metà febbraio, sia perché le Regioni hanno dato priorità a categorie non previste dal Piano vaccinale: il personale non sanitario e il non meglio spiegato ‘altro’ – categoria comparsa proprio ieri nel database ufficiale – dove le somministrazioni continuano a crescere”.

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