Anticorpi monoclonali, partite le somministrazioni in almeno 15 Regioni

Anticorpi monoclonali, partite le somministrazioni in almeno 15 Regioni

Roma, 30 marzo – La maggior parte delle Regioni italiane – 15, al momento,  e la lista è in continuo aggiornamento – sono partite con la somministrazione di anticorpi monoclonali (mAb) a pazienti con sintomi lievi o moderati di Covid19 che presentino particolari fattori di rischio, come dializzati obesi, diabetici con complicanze o trapiantati.

Anticorpi prodotti in laboratorio, i mAb hanno avuto il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco in via emergenziale, in attesa dell’autorizzazione vera e propria. Questi farmaci, per i quali sono previsti 400 milioni nel decreto Sostegni, possono venire somministrati endovena in centri specialistici entro i primi dieci giorni dalla comparsa dei sintomi nei pazienti selezionati dalle Usca e dai medici di medicina generale.

L’accelerazione, riferisce l’Ansa,  c’è stata con l’arrivo, nei giorni scorsi delle prime 150mila dosi degli anticorpi di Eli Lilly e Regeneron acquistate dal Governo, ma alcune Regioni si erano già mosse prima. Avanti con le somministrazioni è la Liguria, che è stata la prima a impiegarli in quattro centri. Sono già 11 i malati liguri curati e il primo, un signore di 71 anni con cardiopatia, è stato trattato il 18 marzo al Policlinico San Martino di Genova, nella Clinica di Malattie infettive diretta da Matteo Bassetti.

Il giorno dopo è stata la volta del Friuli Venezia Giulia, con l’ospedale di Udine, e del Veneto, con la Ulss 2 della Marca Trevigiana, su due pazienti di 32 e 68 anni. Tra i primi centri in Italia ad avere utilizzato gli anticorpi monoclonali c’è l’Ospedale Parini di Aosta.

Nel Lazio le strutture che possono somministrarli sono già 11, tra cui il Policlinico di Tor Vergata e l’Umberto I. La Regione, è anche la prima ad aver avviato una vera e propria sperimentazione su questi anticorpi presso l’Istituto Spallanzani. Il 19 marzo è stata la volta delle Marche, con l’azienda ospedaliera Marche Nord, dove i farmaci sono stati somministrati a tre persone sottoposte a trapianto di rene e nelle quali la cui terapia immunosoppressiva era stata interrotta per il contagio da coronavirus.

Sempre il 19 in Campania sono stati somministrati all’Ospedale del Mare di Napoli a un 57enne dializzato, diabetico e iperteso.Nell’ospedale di Spoleto, una 78enne, in dialisi da 32 anni, è stata la prima paziente sottoposta alla terapia in Umbria, dove sono 4 i centri dove i farmaci verranno somministrati.

Le prime dosi sono arrivate il 22 marzo in Toscana, dove sono finora 12 le strutture idonee a praticare la terapia, coordinate da una cabina di regia regionale. Nella stessa Regione da giugno potrebbero esser prodotti i monoclonali italiani, frutto della ricerca di Toscana Life Sciences, mentre anche Gsk, forte di dati che mostrano un’efficacia dell’85% nel ridurre ricoveri e morte, sta per chiedere l’autorizzazione in via emergenziale.

In Piemonte la primo somministrazione è del 24 marzo, nell’ospedale di Alessandria; il 25 è stata la volta dell’Emilia-Romagna, con il Sant’Orsola di Bologna, ed è stata fatta la prima consegna all’ospedale Perrino di Brindisi. Per Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, questi farmaci “sono uno strumento fondamentale soprattutto nei soggetti più fragili. Ô la prima grande opportunità terapeutica, capace di cambiare la storia clinica della malattia riducendo i rischi di ricovero e di complicanze in un momento di carenza dei vaccini”.

I monoclonali sono arrivati il 25 marzo anche in Lombardia, nella farmacia dell’ospedale Maggiore di Cremona e i centri autorizzati sono dell’ospedale Maggiore di Cremona e i centri autorizzati sono già 17. Il 27 sono partite anche la Sicilia, con Caltanissetta, e l’Abruzzo, con Avezzano. Mancano invece al momento notizie relative alle Province Autonome di Bolzano e Trento e a Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna. Quel che si sa bene, invece, è che la gestione di questi farmaci, come ha spiegato con chiarezza il presidente della Sifo Arturo Cavaliere (cfr. RIFday di ieri) è affidata ai farmacisti ospedalieri, che li prendono in carico nei laboratori di galenica sterile delle farmacie ospedaliere, dove li allestiscono per poi consegnarli per l’infusione a equipe medico-infermieristiche competenti.

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