Lazio, la mancanza di dosi mette a rischio una campagna vaccinale che funziona

Lazio, la mancanza di dosi mette a rischio una campagna vaccinale che funziona

Roma, 8 aprile –  Le vicissitudini di Vaxzevria, il vaccino di AstraZeneca al quale non sembra aver giovato nemmeno il battesimo con un nome nuovo di zecca,  continuano a rappresentare una mina vagante per le campagne vaccinali di tutta Europa, e per quella del nostro Paese in particolare. Scampato il rischio di nuove restrizioni nell’impiego da parte di Ema, bisognerà in ogni caso fare i conti  con la raccomandazione di Aifa e ministero della Salute di impiegare preferibilmente il vaccino AstraZeneca nella popolazione over 60, anche se il farmaco resta utilizzabile per tutta la popolazione e rimborsato per tutti. È infatti evidente che l’indicazione, al netto di ogni possibile distinguo, non contribuirà davvero ad accrescere la fiducia dei cittadini nel vaccino anglo-svedese, estendendo il rischio che molti possano rifiutarlo, e di ciò bisognerà pur tenere conto nella prosecuzione della complicata campagna di immunizzazione in corso. Dove il problema e la preoccupazione principale, in ogni caso, continua a essere uno: la fornitura dei vaccini, vero punto debole della strategia vaccinale fin dal suo esordio. Non basta infatti costruire una macchina perfetta, per farla correre serve la benzina, in questo caso rappresentata dai vaccini. E di benzina, almeno fin qui,  non ne è mai arrivata e continua a non arrivarne abbastanza.

Paradigmatico il caso della Regione Lazio, tra i primi della classe per l’efficienza e l’efficacia con la quale è stata condotta fin qui la campagna vaccinale. Proprio mentre la macchina regionale stava per dare il colpo di acceleratore decisivo, con la discesa in campo (da metà aprile in poi) anche delle farmacie di comunità, che hanno aderito in massa all’invito a partecipare alla campagna (circa 1000), è arrivato un nuovo taglio delle forniture, comunicato dalla stessa azienda, che ha già fatto sapere che delle 340mila dosi previste per il 14 aprile ne arriveranno la metà ovvero 175mila mentre le altre saranno consegnate il 16 e il 23 aprile, quando sono previste le successive consegne.

PVisualizza immagine di origineer il Lazio, significa che delle 30-40 mila dosi attese per la prossima settimana ne arriveranno 14-15mila, con il serio rischio di vedere compromessi i programmi vaccinali. Con lo slittamento da aprile a maggio, ad esempio, del quale abbiamo già riferito ieri, delle vaccinazioni in farmacia.  Comprensibili, dunque, i timori dell’assessore regionale l’assessore alla Sanità  Alessio D’Amato (nella foto): “Siamo preoccupati, i  dubbi su AstraZeneca rischiano di azzoppare la campagna vaccinale” afferma, illustrando in dettaglio i termini del problema.  “A oggi non sappiamo quando consegneranno i vaccini Johnson&Johnson” spiega l’assessore, che peraltro evita di ricordare, forse per scaramanzia, che anche su queste forniture arrivano sinistri rumors di possibili ritardi: entro fine marzo, la casa farmaceutica avrebbe dovuto consegnare qualcosa come 20 milioni di dosi, invece ne sono arrivare solo 6,8, a causa di un incredibile incidente (un errore umano, pare) che ha reso del tutto inutilizzabili 15 milioni di dosi del vaccino prodotte in uno stabilimento di Baltimora, negli USA.

Ovviamente, non sappiamo nemmeno il numero delle dosi di questo vaccino riservate al Lazio” continua D’Amato “e questo mentre sul territorio ci sono già mille farmacie – a cui il nuovo farmaco sarà destinato in prima battuta perché più facile da somministrare componendosi di una sola dose – pronte a rimboccarsi le maniche e a dare il via alle vaccinazione. Ma non possiamo partire con una quota ridotta”  spiega l’assessore “perché anche se le forniture fossero di 40-50 mila dosi, basterebbero a coprire due giorni appena e attivare un nuovo canale con questi numeri è controproducente: si creerebbe un’aspettativa che alla fine verrebbe delusa”. 
Qualche semplice numero è più che sufficiente a spiegare le ambasce dell’assessore: le farmacie aderenti alla campagna vaccinale, come già riferito, sono circa mille su tutto il territorio regionale e ciascuna di esse dovrebbe ricevere 20 dosi al giorno del vaccino J&J. La rete delle farmacie territoriali, in altre parole, è capace da sola di assorbire e somministrare 20 mila fiale al giorno. Ma, per diventare la risorsa funzionale del sistema vaccinale che vogliono e possono essere, le farmacie hanno bisogno di essere rifornite con continuità. E questo, al momento, la Regione non è in grado di garantirlo, anche se non per sue responsabilità.

“Con approvvigionamenti di vaccini bassi come gli attuali” spiega D’Amato “si creerebbe il problema di partire per poi fermarsi, anche perché almeno 10 mila dosi le riserveremo alle carceri del territorio“. La soglia da 40-50 mila si abbasserebbe così a 30-40 mila. “La verità è che per la capacità di somministrazione che abbiamo messo in piedi al Lazio servirebbero 1,5 milioni di dosi al mese dei vaccini” conclude l’assessore “e invece siamo a meno della metà”.

Purtroppo non basta davvero a cambiare la situazione il pur significativo aumento delle forniture Pfizer, che da una media di 65 mila dosi a settimana passa a 140 mila:  la coperta resta comunque corta,  anche perché resta il problema dei richiami,  per i quali non si possono usare vaccini diversi.

Insomma, pur riconoscendo al nuovo governo e alla nuova struttura commissariale di aver fatto tutto il possibile per spingere a tavoletta sul pedale dell’acceleratore e raggiungere la fatidica soglia del mezzo milione di vaccinazioni al giorno, il traguardo resta ancora molto, anzi, troppo lontano. E forse alzare la voce contro Big Pharma e le sue inadempienze, per quanto utile, non sembra sufficiente a marcare quel cambio di passo annunciato a ogni pie’ sospinto ma che, in tutta evidenza, ancora si stenta a vedere.

 

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