Vaccini in farmacia, Sinasfa ai collaboratori: Nessun obbligo, occhio a rischi penali e civili

Vaccini in farmacia, Sinasfa ai collaboratori: Nessun obbligo, occhio a rischi penali e civili

Roma, 22 aprile – Come ognuno sa, le persone chiamano realtà ciò che, il più delle volte, percepiscono come tale. Comprensibile, dunque, che il più delle volte i “confronti” sulla realtà finiscano per diventare “scontri”: partendo dalle loro realtà percepite, due persone che discutono potranno trovare un punto di incontro e di condivisione soltanto se le rispettive “percezioni” sono sovrapponibili, o almeno simili. Altrimenti il conflitto sulla cosiddetta “realtà” sarà inevitabile.

Un perfetto paradigma di questo banale, comunissimo fenomeno è quello che si registra all’interno della comunità professionale dei farmacisti davanti a ogni provvedimento varato con l’intento di “valorizzare la figura del farmacista”. C’è chi accoglie positivamente le nuove misure, percependole appunto come un passo in avanti nell’evoluzione della professione e chi, invece, storce il naso preoccupato, temendo che –  a seconda della convenienza e degli interessi – la “valorizzazione” altro non sia che aggiungere altre mansioni (ora da sportellisti del Cup, ora da biologi o infermieri, ora da vaccinatori) a quelle già svolte come farmacista (che non di rado è spesso costretto a farsi carico di incombenze molto più umili come le pulizie), il tutto  a fronte di un un solo stipendio, oltretutto fermo al 2011.

Visualizza immagine di origineA sollevare la questione, con una riflessione pubblicata sul sito di Sinasfa, è il presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari Francesco Imperadrice (nella foto). “Nessuno di noi è contrario a valorizzare la figura del farmacista” spiega “ma il problema è che i farmacisti non titolari non hanno rappresentanti istituzionali che riescono a curare i loro interessi e a ottenere qualche risultato concreto, per cui la nostra situazione economica ed occupazionale peggiora ogni giorno di più e quando viene varato un nuovo provvedimento nella quasi totalità dei casi per noi significa maggiori  rischi e ulteriori carichi di lavoro, sempre ovviamente a costo zero e senza alcun riconoscimento di qualsiasi tipo”.

Valorizzare la professione del farmacista significa innanzitutto riformare completamente il corso di studi, creare percorsi formativi che realmente consentano di acquisire nuove competenze e soprattutto far sì che queste competenze siano applicabili sia dentro che fuori la farmacia, sia come dipendenti sia come liberi professionisti.

“Per quale motivo, se non esclusivamente per interessi economici di parte, le cose che facciamo in farmacia non possiamo farle anche in altri contesti? Perché per lavorare dobbiamo dipendere quasi esclusivamente dalla disponibilità di posti di lavoro in farmacia? Perché migliaia di colleghi devono essere costretti ad emigrare di regione in regione per poter lavorare?” chiede Imperadrice.  “Il farmacista può erogare qualsiasi tipo di farmaco solo in farmacia, nel momento in cui si mette in proprio aprendo una parafarmacia è mortificato nella sua professionalità, non potendo cedere che solo una minima parte di farmaci in commercio. Perché noi farmacisti non possiamo aprire in piena autonomia una ‘farmacia non convenzionata’?  I farmacisti eseguono test tamponi e altri esami nelle farmacie, possono farli anche come liberi professionisti presso laboratori di analisi, studi medici o in altre strutture pubbliche o private del Ssn? Come si vede, tante prestazioni che siamo il più delle volte ‘invitati’ a fare in farmacia come dipendenti a poco più di 7 euro l’ora, difficilmente possiamo farle al di fuori della farmacia. Questo è secondo voi valorizzare la figura del farmacista?”

La realtà che percepiscono i farmacisti non titolari, spiega il presidente di Sinasfa, è che pur essendo chiamati continuamente a sopperire a tante carenze sui territori, non sono poi minimamente considerati quando si tratta di ricevere qualche riconoscimento, come invece è avvenuto  e avviene per gli altri operatori sanitari.  “Da un anno a questa parte, abbiamo collaborato attivamente e responsabilmente alla lotta alla pandemia” afferma ancora Imperadrice.  “Ci siamo trovati pur senza averne la minima dimestichezza a fare test e tamponi, a rischiare continuamente la nostra incolumità a distanza ravvicinata con soggetti potenzialmente positivi, eppure al di la delle chiacchiere ad oggi, viste le nuove mansioni di esclusiva competenza di professionisti inseriti nel comparto della sanità che ci sono richieste senza alcun confronto sindacale,  non abbiamo letto ancora alcuna comunicazione pubblica ai colleghi di Federfarma che ci dica che passeremo nel comparto della sanità e che si rinnoverà il contratto tenendo presente che l’ultima volta che si è parlato di cifre è stato nel lontano 2011”.

Un contratto, rivendica il presidente di Sinfasfa, che “va rinnovato senza se e senza ma, è un nostro sacrosanto diritto calpestato da troppi anni. È sconcertante sentire che non si hanno soldi per il rinnovo o che si attendano  la nuova convenzione, la nuova remunerazione e quant’altro, credono forse che noi si viva di aria?  Credono forse che con uno stipendio che a stento arriva per tanti colleghi sì e no a 1500 euro si possa semplicemente sopravvivere? Troppo comodo chiedere e basta. Troppo comodo aumentare il fatturato delle farmacie con le nuove mansioni calate dall’alto senza che il farmacista collaboratore che le svolge abbia potuto esprimere democraticamente il proprio parere e sia stato fissato un compenso adeguato alla prestazione e ai rischi che si corrono”.

Imperadrice passa quindi all’ultima frontiera della “valorizzazione” della professione, quella delle vaccinazioni. “Chiariamo subito che nessun farmacista collaboratore è obbligato a somministrare vaccini anti Covid se non su base volontaria e almeno consapevole delle conseguenze civili e penali a cui va incontro nel caso in cui si verificasse un evento avverso” afferma subito il presidente di Sinasfa. “In caso di evento avverso o letale il somministratore rischia di essere iscritto nel registro delle notizie di reato nella veste di indagato, poi sarà il giudice a valutare l’applicabilità o meno dello ‘scudo penale’ dopo la verifica che si siano eseguiti tutti i protocolli ed applicate le varie norme in modo corretto”.

Il presidente del sindacato dei non titolari non dimentica le possibili conseguenze sul piano civile, in particolare relativi al risarcimento di eventuali danni: “Consigliamo ai colleghi che somministreranno vaccini anti Covid-19 di verificare che l’assicurazione che li dovrà eventualmente coprire, preveda chiaramente anche la somministrazione di questi vaccini onde evitare spiacevoli sorprese” è il suo avvertimento. “L’adesione per la vaccinazione è in capo alla farmacia come luogo fisico per le vaccinazioni, l’inoculazione è in capo al singolo farmacista, che è libero di determinarsi sulla vaccinazione Il corso dell’Iss è abilitante, ma non vuol dire che chi lo fa e lo supera deve obbligatoriamente fare le somministrazioni. Io posso decidere di fare il corso perché magari ho deciso su base volontaria di collaborare con i siti vaccinali, nessuno ci obbliga alla somministrazione in farmacia. Se la farmacia aderisce è su scelta del titolare” afferma Imperadrice “per cui è solo lui che ha quanto meno un ‘obbligo’ di somministrare i vaccini in prima persona e non certo i collaboratori, che il più delle volte non sono stati nemmeno coinvolti in tale decisione”.             

Il chiarimento e la sottolineatura si impongono, spiega Imperadrice,  anche a fronte delle denunce e segnalazioni di molti colleghi relative a pressioni ricevute dai titolari delle farmacie in cui lavorano affinché somministrino i vaccini.  “A questi colleghi possiamo solo dire di cautelarsi confrontandosi riservatamente con legali di loro fiducia o con i nostri legali per gli iscritti al sindacato” conclude il presidente di Sinasfa. “Il nostro consiglio è di fare la massima attenzione, la legge non ammette ignoranza, e quindi nel caso in cui qualcuno decidesse di somministrarli su base volontaria secondo noi deve almeno conoscere l’accordo siglato, i protocolli di sicurezza e verificare che tutto sia stato predisposto nel miglior modo possibile. Questi documenti saranno inviati ai nostri iscritti con la prossima newsletter”.

 

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