Bourla (Pfizer): “Covid, il farmaco per la terapia domiciliare potrebbe arrivare entro l’anno”

Bourla (Pfizer): “Covid, il farmaco per la terapia domiciliare potrebbe arrivare entro l’anno”

Roma, 29 aprile – Potrebbe arrivare entro la fine dell’anno, realizzato da Pfizer (che, insieme a BioNTech, ha già sviluppato e realizzato il primo vaccino anti-Covid autorizzato in Europa e negli Stati Uniti) il primo farmaco per curare a casa Covid 19.

Visualizza immagine di origineAd annunciarlo è lo stesso amministratore delegato dell’azienda, Albert Bourla (nella foto), precisando che la terapia, in corso di sperimentazione (un inibitore della proteasi) potrà essere utilizzata ai primi segni della malattia. Se davvero il nuovo farmaco entrerà nell’armamentario terapeutico anti Covid, comincerà la svolta auspicata dagli esperti sanitari di tutto il mondo, ovvero la possibilità di “aggredire” la terapia a domicilio dei pazienti, tenendo lontani dagli ospedali i nuovi positivi al Sars CoV 2 ed evitandone così i carichi eccessivi delle strutture e il rischio di un loro possibile collasso.

Pfizer ha iniziato le prime fasi dei test sulla nuova terapia domiciliare antivirale nello scorso mese di marzo. Si tratta, come già anticipato, di un farmaco appartenente alla classe  degli inibitori della proteasi, che bloccano la capacità degli enzimi di digerire le proteine e quindi in alcuni casi sono in grado di mantenere le proteine in uno stato inattivo. Sono già stati fatti diversi tentativi, nel mondo, per utilizzare questo tipo di farmaci contro il Covid-19, ma sempre con farmaci già esistenti come remdesivir, lopinavir e ritonavir. Nessuno dei test su queste medicine, finora, ha purtroppo dato risultati incoraggianti. Il motivo è che queste non sono compatibili con le proteasi del Sars-CoV-2.

Ed è proprio in questa direzione, secondo quanto ha dichiarato Bourla in un’intervista a Cnbc, che sta lavorando Pfizer,  sviluppando il suo farmaco per la cura domiciliare di Covid  proprio per combattere questo coronavirus. Essendo un farmaco, e non un vaccino, il farmaco non è destinato a un impiego  preventivo, ma dovrà essere usato soltanto dopo la comparsa dei primi sintomi. I ricercatori sperano che i farmaci inibitori della proteasi possano evitare l’aggravarsi della malattia nei pazienti e non rendere necessario, quindi, il ricovero in ospedale.

Bourla ha detto che, se i test clinici daranno risultati positivi e la Food and Drug Administration darà il suo via libera,  il farmaco potrebbe essere distribuito negli Stati Uniti entro la fine dell’anno. Nel frattempo, Pfizer sta continuando a testare il suo vaccino a mRNA sugli adolescenti dai 12 ai 15 anni. Bourla si è detto molto ottimista sulla possibile autorizzazione del vaccino Pfizer anche per i giovani.

Sul farmaco in sperimentazione, contrassegnato dalla sigla PF-07321332,  le cui sperimentazioni sono partite alla fine del mese di marzo, si è espresso con un comunicato stampa anche Mikael Dolsten, chief scientific officer di Pfizer:  “Affrontare la pandemia di Covid-19 richiede sia la prevenzione tramite vaccino che un trattamento mirato per coloro che contraggono il virus, dato il modo in cui Sars-CoV-2 sta mutando e il continuo impatto globale di Covid-19” ha detto Dolsten. “Sembra probabile che sarà fondamentale avere accesso alle opzioni terapeutiche sia ora che oltre la pandemia”. Da qui la necessità di  lavorare in un’ottica futura, per quando la pandemia sarà passata ma Sars CoV 2 e gli altri virus continueranno a circolare.

 

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