Cura dell’emofilia più facile grazie a tre fattori chiave: farmaci, farmacocinetica e attività fisica

Cura dell’emofilia più facile grazie a tre fattori chiave: farmaci, farmacocinetica e attività fisica

Roma, 29 aprile – “Tre elementi oggi rendono più facile la cura dell’emofilia: nuovi farmaci, la farmacocinetica e l’attività fisica”. Così Giuseppe Malcangi, del Centro emofilia e trombosi del Policlinico di Bari (nella foto),  Visualizza immagine di origineha argomentato le nuove prospettive di cura dell’emofilia durante la settima tappa di Articoliamo, campagna sostenuta da Sobi con il patrocinio di FedEmo e dedicata a favorire la cura e il benessere delle articolazioni nelle persone con emofilia. Articoliamo è un progetto multipiattaforma che si sviluppa attorno a un sito internet interamente dedicato alle persone con emofilia, www.articoliamo.com, ricco di materiali utili e interattivi a disposizione di pazienti e caregiver (tra cui video-allenamenti, indicazioni, ricette e suggerimenti per una corretta alimentazione); un tour, che da settembre 2020 sta attraversando l’Italia con incontri di informazione virtuali tra specialisti e persone con emofilia e momenti di formazione per gli stessi specialisti sull’ecografia articolare. Il tutto per ribadire che l’attività fisica è fondamentale per mantenere un apparato muscoloscheletrico sano ed evitare il rischio di sovrappeso e le possibili conseguenze: nei pazienti con emofilia, infatti, le articolazioni e i muscoli non stimolati dall’attività fisica sono più a rischio di sanguinamenti, per questo è importante controllare lo stato articolare periodicamente e riconoscere le articolazioni “più fragili”.

Tornando ai tre fattori-chiave per curare l’emofilia, a offrire qualche chiarimento è lo stesso Malcangi: “Nuovi farmaci con emivita prolungata permettono di aumentare l’intervallo tra le somministrazioni del farmaco e così avere una quantità maggiore di fattore VIII nel sangue e quindi più protezione” spiega  l’ematologo. “Poi c’è la farmacocinetica, che ci consente di quantificare la durata del farmaco nell’organismo e infine. ma non certo ultima,  l’attività fisica: i pazienti che la praticano si assicurano una protezione più alta”.

Una ricerca commissionata da Sobi (azienda focalizzata nel fornire soluzioni per l’emofilia) sull’attitudine dei pazienti con emofilia verso l’attività fisica dall’inizio della pandemia ha rivelato che il 34% ha smesso di svolgerla, dato che sale al 50% nei pazienti con patologie gravi. La survey, realizzata tra marzo e ottobre 2020, iha evidenziato che non praticare sport sono soprattutto i più giovani. Che, nella fascia da 0 a 18 anni, arriva a toccare il 72% del totale degli intervistati. Scende, ma non di molto (48%), nella fascia tra i 19 e 40 anni, per poi stabilizzarsi dai 41 agli over 60 (63%).

In più, dall’indagine emerge che solo il 57% ha effettuato uno screening articolare nei nove mesi precedenti all’intervista. E, dato ancora più preoccupante, il 43% degli intervistati non lo ha mai fatto fino ad oggi. Dimenticando che lo screening articolare periodico e l’attività fisica sono elementi fondamentali per prevenire i danni articolari e i micro-sanguinamenti, non sempre evidenti, che nel tempo portano a perdita di funzionalità.

“L’approccio al paziente emofilico oggi è sempre più multidisciplinare” conclude Malcangi.  “L’ematologo rimane il regista ma è importante il coinvolgimento di fisiatra e fisioterapista e dei loro piani di riabilitazione per evitare problematiche articolari”.

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