Lazio, vaccinazioni in farmacia senza limiti d’età. Cicconetti: “Puntiamo a 22mila vaccini al giorno”

Lazio, vaccinazioni in farmacia senza limiti d’età. Cicconetti: “Puntiamo a 22mila vaccini al giorno”

Roma, 3 maggio – “Calcoliamo di poter somministrare una media di 22mila vaccini al giorno, 500mila totali al mese. Sarà un aiuto importante per la campagna regionale. Non ci sarà un meccanismo per età: così potremo vaccinare anche i quarantenni. Ora manca solo da definire l’accesso alla piattaforma di prenotazione, su cui dovremo registrare i pazienti ai quali inoculeremo i vaccini”.

Risultato immagine per andrea cicconetti federfarma roma A dichiararlo al Corriere della Sera è stato Andrea Cicconetti, presidente di Federfarma Roma (nella foto), annunciando che la somministrazione dei vaccini in farmacia, fino  a oggi sempre slittate per diversi motivi (primo tra tutti la carenza di dosi) dovrebbe diventare finalmente una realtà a partire dal 20 maggio o, al più, dal 1° giugno.Tutto dipende dalle consegne del vaccino della Janssen, scelto per l’inoculazione in farmacia perché monodose (quindi senza necessità di richiami) e più semplice da conservare rispetto a Pfizer o Moderna. Alla Regione Lazio, però,  è finora pervenuto un numero insufficiente di dosi.  Proprio nella giornata di oggi  ne sono attese altre 15.800, comunque poche per riuscire a rifornire tutte le farmacie: le precedenti forniture dello stesso siero erano state utilizzate in larga parte per vaccinare agenti della penitenziaria e detenuti delle carceri laziali, operazione che ora è stata completata.

Ma proprio le farmacie reciteranno un ruolo importante per sostenere il cambio di passo della campagna vaccinale del Lazio: la Regione, dopo aver immunizzato i più anziani e i fragili, si avvia infatti a intensificare il suo sforzo,  con centri vaccinali sempre più capillari e scelte volontarie sul siero.  Per chi si vaccinerà nelle farmacie non è prevista alcuna limitazione per fasce di età. L’obiettivo di fondo Visualizza immagine di originedell’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato (nella foto a destra),  è infatti programmare i vaccini (anche) per i più giovani, che – così come i cittadini di ogni età – potranno prenotare un appuntamento nelle 1.100 farmacie che hanno aderito al progetto, oltre 700 delle quali solo nella Capitale.

La raccomandazione per l’utilizzo del vaccino agli over 60, come ribadito dall’Agenzia italiana del farmaco e dal governo italiano, è da intendere come tale e non rappresenta in ogni caso un vincolo limitativo, non essendovi alcun divieto in corso per chi vorrà sceglierlo. Il programma prevede che sia il farmacista a decidere se ricevere dieci o venti fiale al giorno, con dosi calcolate in base all’afflusso previsto con le prenotazioni, agli orari di lavoro e ai turni. I farmacisti che hanno sottoscritto l’accordo con la Regione hanno già completato i corsi di abilitazione dell’Istituto superiore di sanità per iniettare le dosi, mentre gli oltre mille esercizi hanno organizzato nelle ultime settimane gli spazi dedicati alle inoculazioni, tra gazebo allestiti all’esterno e locali preposti con tutte le misure di sicurezza da adottare nei termini previsti dall’accordo quadro Governo-Regioni-farmacie e dal successivo protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione.

Le vaccinazioni in farmacia eseguite dagli stessi farmacisti, però, potrebbero incontrare qualche ostacolo a Rieti, dove il presidente dell’Ordine provinciale dei Medici, Enrico Tittoni, l’ha buttata giù dura: “La prima farmacia che dovesse somministrare vaccini anti Covid senza la presenza di un medico verrà segnalata in Procura e sarò io a sporgere denuncia”.

Del tutto contrario al fatto che le vaccinazioni possano essere eseguite da una figura  professionale che non sia un medico, Tittoni minaccia di ricorrere immediatamente davanti ai giudici se, una volta aperte le vaccinazioni anche in farmacia, a inoculare il vaccino dovessero essere gli stessi farmacisti.  In provincia di Rieti, le farmacie che hanno aderito alla campagna proponendosi come punti vaccinali sono 39 (sulle 62 complessivamente associate a Federfarma), i cui farmacisti si sono ovviamente preoccupati  di seguire gli appositi corsi abilitanti dell’Istituto superiore di sanità.

Tittoni, però, non ritiene che un semplice corso possa bastare: “Il problema non è il vaccino in sé, ma tutto quello che c’è prima e dopo la somministrazione vera e propria”  afferma il presidente Omceo di Rieti. “Si tratta di un atto medico, con tutto ciò che ne consegue, che non può ridursi al fatto di fare la puntura. C’è la fase dell’anamnesi, la scelta del vaccino e tutto quanto necessario per arrivare alla somministrazione che, ripeto, è un atto medico e come tale può essere eseguito solo da un medico con il suo bagaglio di preparazione alle spalle. Ripeto – conclude Tittoni – qualora dovessi venire a sapere di un solo vaccino inoculato da chi non è un medico mi recherò immediatamente in Procura”.

Difficile valutare se la sortita, di Tittoni preluda avvero ad azioni giudiziarie o sia piuttosto un tentativo di dissuasione preventiva della campagna vaccinale in farmacia, che (dopo i già ricordati rinvii  per consentire la formazione del personale e il reperimento delle dosi necessarie a soddisfare la richiesta delle farmacie aderenti), sembra poter partire nell’arco di tre-quattro settimane. Va infatti ricordato che le farmacie che si propongono   come spoke vaccinali anti Covid hanno la facoltà di decidere, in piena autonomia, se procedere con la somministrazione ad opera di farmacisti che abbiano superato il percorso formativo Iss,  oppure  se avvalersi delle prestazioni di un infermiere o di un medico. Quest’ultima, ad esempio, è stata la scelta effettuata fin da subito, con risultati concreti, apprezzamenti generalizzati di cittadini e istituzioni e nemmeno mezza polemica da parte di chicchessìa, dai titolari di farmacia liguri. Esiste dunque la possibilità che Tittoni, con la sua minaccia di ricorrere alle carte bollate, abbia in realtà voluto “invitare” le farmacie a scegliere questa strada, senza avventurarsi in quelle che egli ritiene invasioni di competenze professionali altrui.

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