Covid e sue varianti, Moderna punta a un unico vaccino polivalente

Covid e sue varianti, Moderna punta a un unico vaccino polivalente

Roma, 4 maggio – Un solo vaccino “polivalente” per proteggersi da Covid e le sue varianti più contagiose, un po’ come accade con il vaccino antiflu. Questo l’obiettivo al quale sta lavorando Moderna, la società americana Visualizza immagine di origineproduttrice di uno dei vaccini anti-coronovirus a mRna attualmente in uso in Occidente. A dichiararlo è stato Andrea Carfì (nella foto),  l’italiano a capo della ricerca sulle malattie infettive dell’azienda americana, secondo il quale  il nuovo vaccino “multitasking” non dovrebbe tardare a essere pronto.

″Stiamo sperimentando sull’uomo due nuove versioni del vaccino: la prima contiene la sequenza della variante del Sudafrica, la seconda è la combinazione di una sequenza genetica del virus mutato e dell’originale. Si punta a trovare formule multivalenti come per l’antinfluenzale. Una dose contro quattro virus″ ha detto Carfì, precisando che, grazie alle moderne tecnologie, ″per queste versioni modificate siamo riusciti ad avviare i test clinici ad appena 30-35 giorni dall’analisi dei dati che dimostravano quanto il virus identificato in Sudafrica fosse capace di diminuire di almeno cinque volte gli anticorpi neutralizzanti”.

Sulla pericolosità della variante indiana, Carfì ha affermato che se ne saprà di più ″la prossima settimana, dopo aver raccolto i dati. La variante indiana preoccupa un po’ perché combina due mutazioni già viste in altre varianti″.

Moderna, intanto, ha annunciato investimenti per tre miliardi di dosi nel 2022. E Carfì, “da italiano”,  fa notare che gran parte degli investimenti sono per l’Europa. Parlando di durata dell’immunità, si fa largo l’ipotesi di una terza dose sia per vaccinati sia per guariti: “Si è visto che anche nei vaccinati con una doppia dose gli anticorpi neutralizzanti diminuiscono pur restando presenti sei mesi dopo. In più si affacciano varianti in grado di spuntare le armi degli anticorpi. Quindi è reale la prospettiva di una terza dose di richiamo per il prossimo anno e anche per i successivi”.

Chiarimenti anche sul vaccino destinato a soggetti in età pediatrica, proprio mentre l’Ema ha iniziato a valutare l’uso di un altro vaccino (quello di Pfizer-BioNTech) per la fascia d’età tra i 12 ed i 15 anni. ″È stato completato l’arruolamento dei volontari per partire con i test su 12-18enni” afferma Carfì. “Speriamo di avere l’autorizzazione dall’Agenzia americana dei medicinali entro l’estate e di rendere disponibili le fiale prima dell’autunno. A metà marzo è partito lo studio su 6.500 bambini tra sei mesi e undici anni. Contiamo di essere pronti nel 2022”.

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