Tamponi a carico di privati, Tar Lazio boccia Regione: “No ai prezzi calmierati”

Tamponi a carico di privati, Tar Lazio boccia Regione: “No ai prezzi calmierati”

Roma, 4 maggio – Il costo di una prestazione privata è frutto di scelte scelte aziendali in un contesto di mercato e di libera concorrenza e non può quindi essere imposto d’imperio da  una norma regionale. Questo la ragione alla base della sentenza n. 5135/2021, pubblicata ieri, con la quale il Tar Lazio ha accolto il ricorso proposto di alcuni centri diagnostici, che avevano deciso di impugnare davanti ai giudici amministrativi  la nota della Regione Lazio del scorso 21 ottobre che ha statuito e imposto un prezzo massimo per l’esecuzione dei test molecolari per la ricerca del virus Sars-CoV-2.

La nota regionale oggetto di contestazione, partendo da un invito rivolto dalla stessa Regione ai centri diagnostici a  manifestare interesse per l’esecuzione di test molecolari su richiesta e a spese a carico del cittadino, si spingeva appunto a determinare e imporre un prezzo massimo per la singola prestazione.

I giudici laziali sono partiti dalla premessa che per l’esecuzione dei test molecolari  non sussiste né una normativa nazionale né una regionale primaria che stabilisca i requisiti e i criteri per il loro svolgimento, mentre la legge regionale statuisce le modalità di rilascio dell’autorizzazione all’esercizio. Ma una volta rilasciata e periodicamente verificata, l’autorizzazione consente alla struttura di esercitare le attività sanitarie in essa previste,  e la pubblica amministrazione, in assenza di una previsione primaria, non può ritagliare da tale contesto “ulteriori e specifiche attività per sottoporle a una più rigida disciplina: una volta autorizzata e in costanza dell’autorizzazione il privato può svolgere, nel rispetto dei protocolli indicati nel Decreto del Commissario ad acta, ogni esame conseguente”.

Nel caso specifico, quindi, per il Tar Lazio l’amministrazione regionale “ha stabilito limiti e condizioni per l’attività autorizzativa non accreditata in violazione dunque delle previsioni generali” e “ha inteso stabilire un tetto al costo delle singole prestazioni, pur non essendo le stesse somministrate, neppure indirettamente, dal servizio pubblico”. Cosa questa, “in palese contrasto con le previsioni costituzionali”.

“Stabilire il costo di una prestazione privata riguarda e si inserisce nell’ambito di scelte aziendali e nel contesto della libertà di concorrenza” concludono i giudici amministrativi del Lazio “rispetto alle quali solo la norma primaria può, eventualmente, prevedere evenienze di coattiva impostazione del prezzo del servizio, sempre nel rispetto e nel bilanciamento dei contrapposti interessi anche costituzionali. Pertanto, il ricorso deve essere accolto e il provvedimento censurato deve essere annullato”.

La Regione, però non ci sta, e in una nota osserva che il modello Lazio di prezzi calmierati dei tamponi “ha evitato speculazioni a danno dei cittadini”, essendo prioritaria la tutela della salute. La sentenza del Tar Lazio, pertanto,  verrà impugnata davanti al Consiglio di Stato.

 

Tar Lazio, sentenza n. 5135/2021

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