La conferma di due studi italiani: il 90% e oltre dei vaccinati non si riammala di Covid

La conferma di due studi italiani: il 90% e oltre dei vaccinati non si riammala di Covid

Roma, 31 maggio – Arriva ancora una conferma dell’efficacia dei vaccini anti-Covid nel contrasto alla pandemia, in linea con i dati emersi durante le sperimentazioni. L’ulteriore dimostrazione arriva da due recenti studi condotti in Italia. Il primo è stato effettuato dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, che ha provato a fornire una risposta alla domanda se ci si può riammalare di Covid-19.

SVisualizza immagine di origineecondo la ricerca quasi la totalità degli immunizzati è protetto da un’eventuale nuova infezione da coronavirus. A comunicarlo è stato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato (nella foto): “Dal monitoraggio effettuato su oltre 3mila operatori tra i 18 e i 75 anni che hanno ricevuto il vaccino emerge che assistiamo a un crollo delle infezioni. Parliamo di percentuali altissime: il 90% dei vaccinati, anche rientrando in contatto con il virus, non si è più riammalato. Mentre la restante percentuale non ha avuto nessuna conseguenza di rilievo”.

Un altro aspetto che ritengo importante dello studio – ha aggiunto l’assessore  – riguarda il perdurare degli anticorpi: anche diminuendo nel tempo, mettono in luce gli autori, continuano ad avere ‘memoria’ del virus e a rispondere positivamente”.

“Questi dati sono fondamentali e importantissimi” ha concluso D’Amato  “in questa campagna vaccinale che, come vediamo, funziona e sta dando ottimi risultati e la scienza lo dimostra”.

L’altro studio, sempre condotto su operatori sanitari nel nostro Paese, fornisce risultati ancora più probanti, attestando una percentuale di protezione ancora più alta. La ricerca effettuata dal Servizio di Epidemiologia dell’Ulss 2 di Treviso, in collaborazione con il Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, dimostrerebbe infatti un’efficacia del 95% nel prevenire l’infezione, sia sintomatica che asintomatica.

Lo studio, pubblicato da Eurosurveillance, la rivista che fa capo all’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), ha valutato l’efficacia dei vaccini nella fase immediatamente successiva alle somministrazioni, proprio nei soggetti più esposti al virus. A partire da metà febbraio, quando la percentuale di operatori sanitari protetti da due dosi o da una dose più un’infezione pregressa ha raggiunto circa il 70%, non si è osservato un aumento di casi Covid-19, nonostante l’aumento del numero di ospedalizzazioni nell’Ulss 2.

L’analisi ha riguardato 6.423 operatori nel periodo gennaio-marzo 2021″  ha spiegato il direttore del Servizio di Epidemiologia Mauro Ramigni. “I risultati sono molto confortanti, anche se lo studio è stato condotto in un periodo nel quale l’incidenza della malattia era importante, e su una popolazione a particolare rischio di contatto con persone potenzialmente infettanti”.

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