Vaccini, Mondofarmacia a confronto con struttura commissariale su criticità

Vaccini, Mondofarmacia a confronto con struttura commissariale su criticità

Roma, 1 giugno – Ha subito ottenuto un riscontro la lettera che Mondofarmacia, associazione spontanea e indipendente di farmacie nata a Roma nel 2016, attiva nel supporto delle farmacie iscritte (un centinaio) e nellapromozione del ruolo professionale e culturale della categoria, ha indirizzato lo scorso 25 maggio al commissario straordinario per l’emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo (nella foto).

Nella nota, Mondofarmacia evidenziava alcune criticità che a suo giudizio rendono assai difficile, se non impossibile, la partecipazione di molte farmacie al piano vaccinale, penalizzando in particolare gli esercizi più piccoli, quelli ubicati nelle periferie dei grandi agglomerati urbani e nei piccoli centri, che potrebbero svolgere un ruolo molto importante per la collettività proprio là dove più serve, nelle zone più lontane dai grandi hub vaccinali. La piena e convinta volontà di partecipare, come professionisti e cittadini, a un impegno cruciale per il Paese come la campagna vaccinale nazionale si scontra infatti con il protocollo operativo molto complesso scaturito dall’accordo nazionale di fine marzo  tra Governo, Regioni e sigle delle farmacie. Protocollo che gli esercizi di piccole dimensioni, dove non di rado opera il solo titolare, oggettivamente non sono nelle condizioni di rispettare e sostenere.

Da qui la decisione di scrivere a Figliuolo per valutare se esistono margini per introdurre qualche correttivo all’appena citato accordo di fine marzo e consentire così anche alle farmacie oggi escluse de facto  dalla campagna vaccinale do poter anch’esse assicurare un contributo, forse numericamente  piccolo, ma logisiticamente e sanitariamente molto importante. Le considerazioni della lettera hanno evidentemente trovato orecchie attente e sensibili e terreno fertile all’interno della struttura commissariale, che ha convocato a stretto giro una rappresentanza di Mondofarmacia a discutere la materia. E così ieri, 31 maggio, una delegazione composta da Franco Caprino, Antonino Annetta e Giampiero David è stata convocata presso la struttura commissariale alla presenza del generale  medico Roberto Rossetti, consulente medico scientifico del generale Figliuolo.

Un lungo incontro, riferiscono i rappresentanti del gruppo romano, nel corso del quale è stato possibile chiarire meglio il senso delle criticità segnalate al commissario Figliuolo nella lettera inviatagli il 25 maggio scorso.  A rendere una mission impossible la  possibilità di vaccinare delle piccole farmacie è in particolare l’obbligo di organizzare quattro ambienti separati e percorsi distinti, ostacoli il più delle volte problematiche insormontabili per chi dispone di piccoli locali che spesso non hanno neanche spazi esterni per allestire gazebo o altre similari strutture: Che, tra l’altro, se si prestano molto bene all’esecuzione di test antigenici rapidi sono meno facili da utilizzare per un piano vaccinale con soggetti che devono sostare in queste aree diversi minuti al caldo d’estate ed al freddo d’inverno.

Anche la possibilità di eseguire le operazioni a farmacia chiusa presenta notevoli criticità, hanno spiegato i delegati di Mondofarmacia,  prima fra tutte quella che molte farmacie svolgono orario continuato e anche quella che un ritardo nella somministrazione dei vaccini previsti per qualsiasi motivo, un mancato appuntamento con l’inserimento di altri soggetti ( i “panchinari”) rischiano di creare situazioni tali da non consentire la somministrazione di una o più dosi nell’intervallo di chiusura della farmacia.

Una soluzione potrebbe in teoria essere quella di utilizzare un’eventuale giornata non lavorativa per svolgere le operazioni vaccinali, ma anch’essa – hanno spiegato i rappresentanti di Mondofarmacia –  appare del tutto inidonea allo scopo che si vuole ottenere, quello cioè di aumentare notevolmente il numero delle vaccinazioni nel Paese, senza contare i non indifferenti problemi di gestione del personale che la farmacia sarebbe costretta ad affrontare.

“Sempre al fine di raggiungere il maggior numero di vaccinazioni, avremmo preferito,un protocollo più snello, tutelando ovviamente  la sicurezza della popolazione, che prevedesse anche una formazione adeguata con un percorso obbligatorio di alcune ore presso gli hub vaccinali come previsto autonomamente dalla Regione Marche” hanno spiegato Annetta, Caprino e David. “Inoltre, alcune Regioni, come la Liguria, hanno previsto la presenza del medico che a nostro avviso sarebbe stato importante considerare soprattutto nella fase di anamnesi che costituisce, come è noto, una delle situazioni più delicate del triage vaccinale. Per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno chiedere al generale di intervenire affinché fosse esplicitamente inserita, nei protocolli regionali, non l’obbligo ma la possibilità di avvalersi del medico, per le farmacie che lo ritenessero opportuno, superando la norma del Testo unico del 1934 che ne vieta la prestazione professionale in farmacia”.

In concreto, la delegazione di Mondofarmacia ha proposto a Rossetti di evidenziare nelle sedi opportune la possibilità di un protocollo operativo più semplice che parta dal presupposto che il vaccinando e il vaccinato sono soggetti che varcano la soglia delle farmacie come tutti gli altri (a differenza di coloro che si sottopongono ai test antigenici rapidi e che potrebbero essere potenzialmente positivi) e quindi si potrebbe valutare di utilizzare un percorso unico.

La fase di registrazione, hanno spiegato,  potrebbe essere eseguita al banco della farmacia insieme alle altre operazioni lavorative, tutelando ovviamente la privacy dei vaccinandi, anamnesi e inoculazione nello stesso ambiente separato dagli altri, preparazione nel laboratorio della farmacia e fase post vaccinale in un luogo della farmacia predisposto allo scopo ma non necessariamente separato dagli altri, sempre assicurando, ovviamente, monitoraggio per almeno 15 minuti e rispetto della distanza.

In questo modo sarebbero sufficienti, tutelando sempre la sicurezza dei cittadini, solo due ambienti distinti tra loro e dagli altri, quello della preparazione e quello della anamnesi e inoculazione, perché tutte le altre operazioni potrebbero svolgersi in farmacia insieme alla normale attività lavorativa rispettando ovviamente distanza e privacy.

Il generale Rossetti, al termine dell’incontro, ha mostrato grande interesse per i problemi rappresentati e ha preso buone nota delle proposte  di Mondofarmacia, assicurandone una pronta e molto attenta valutazione.

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