Motore Sanità, sui farmaci equivalenti Italia decisamente indietro rispetto all’Europa

Motore Sanità, sui farmaci equivalenti Italia decisamente indietro rispetto all’Europa

Roma, 20 settembre – I farmaci equivalenti sono uguali agli originali ma il loro uso è al di sotto della media europea con differenze tra Nord, Centro e Sud del Paese. In Italia, i “generics”  si attestano su una quota di mercato pari al 39,6%, dato decisamente inferiore a quello di altri Paesi il Regno Unito (53,2%), la Germania (45,7%), la Francia (45,5%) e anche la Spagna (42,3%).

Complice una probabilmente ancora scarsa conoscenza degli equivalenti, da noi continua a “tirare” il richiamo dei farmaci branded, con inevitabili conseguenze per le tasche degli italiani, che “sacrificano” alla loro preferenza per i farmaci di marca qualcosa come 1,6 miliardi, che potrebbero essere risparmiati e, semmai,  utilizzati per finanziare l’innovazione terapeutica.

La questione è stata riproposta e analizzata nel tavolo di confronto tenutosi venerdì scorso 17 settembre sul tema “Il valore sociale del farmaco equivalente”, nell’ambito della Summer school 2021 organizzata da Motore Sanità. Questi i principali dati emersi dall’evento: detto della quota di mercato degli equivalenti inferiore a quella dei Paesi Ue più importanti, va detto che nel 2019 l’83,7% di farmaci utilizzati dal sistema sanitario italiano nella farmaceutica convenzionata sono stati equivalenti, di cui il 53% farmaci a brevetto scaduto (generici branded) e il 30,6% equivalenti.

L’analisi dei consumi per area geografica dice che nei primi nove mesi 2019 il consumo degli equivalenti di classe A è risultato più concentrato al Nord (37,3% unità e 29,1% valori), rispetto al Centro (27,9%; 22,5%) e al Sud del Paese (22,4%; 18,1%).

“L’approccio all’utilizzo dei farmaci deve essere sempre di fondato sulla appropriatezza, dovere degli operatori sanitari, della industria farmaceutica e di chi fa comunicazione di settore è di trasferire agli utenti il giusto grado di consapevolezza sul eventuale rischio rispetto ai benefici quando si assume un farmaco” ha spiegato Ugo Trama, Responsabile Politiche del farmaco e dispositivi della Regione Campania (nella foto a sinistra). “I farmaci equivalenti in molte Regioni, specie del Sud, pagano ancora lo scotto della cattiva rappresentazione rispetto al farmaco originator. È proprio in queste Regioni con un basso reddito pro capite che l’utilizzo dei farmaci equivalenti possono risultare ancora più necessari, liberando risorse economiche investibili dalle persone in ambiti diversi. Le iniziative che si devono sostenere devono quindi essere scientifiche e socioculturali, rigorose nel rappresentare i dati di efficacia e di rilevazione di reazione avverse. Per tutti diventa un dovere lavorare in questa direzione” ha concluso il dirigente campano ” siaper il ruolo sanitario che rivestiamo sia per fare sì che venga livellato il gap ancora forte tra regioni del Nord e quelle del Sud”.

“La Puglia per raggiungere l’obiettivo, dal 2018 ad oggi ha messo in campo provvedimenti urgenti e fatto investimenti importanti e in questa grande sfida sono coinvolte anche le farmacie e ne siamo orgogliosi” ha spiegato Francesco Colasuonno, funzionario del Dipartimento Promozione della Salute, Benessere sociale e Servizio politiche del farmaco della Regione Puglia. “L’impiego dei farmaci equivalenti permette di risparmiare e i Risultato immagine per walter locatelli alisa risparmi utilizzarli per creare nuovi servizi sanitari al servizio della collettività”.

Ai lavori è intervenuto anche Walter Locatelli (nella foto a destra), del Collegio Probiviri della Fiaso, già Commissario di Alisa, l’azienda sanitaria della Regione Liguria, che ha messo in evidenza l’importanza di una larga e adeguata informazione dei cittadini sul valore dei farmaci equivalenti per raggiungere l’obiettivo di una sanità di domani migliore.“Occorre ritrovare una fiducia reciproca tra gli attori, e il primo attore è il cittadino” ha detto Locatelli. “Sono convinto che la prima riorganizzazione necessaria è sapersi parlare e ciascuno di noi ha un tassello per costruire questa nuova capacità di comunicazione. Per una nuova sanità occorre investire sulla conoscenza, sulla comunicazione e occorre che ognuno, dall’industria alle farmacie, raccolga il meglio di quello che si è fatto in questi due anni di pandemia, per cercare in poco tempo di dare delle risposte. Bisogna utilizzare al meglio le risorse e la qualità e la sicurezza sono il faro di questo utilizzo appropriato”.

Una lancia in favore della necessità di dare un forte impulso al mercato dei generics è stata spezzata – e non poteva essere altrimenti – anche da Umberto Comberiati, responsabile della Business unit dei farmaci equivalenti di Teva. “È interessante l’aspetto sociale del risparmio e della territorialità che creano i farmaci equivalenti, grazie proprio alla farmacia e alla medicina di base” ha detto il dirigente dell’azienda israeliana, tra le protagoniste del mercato degli equivalenti nel nostro Paese. “Fino ad oggi in Italia il farmaco equivalente ha dato valore al sistema ma ancora oggi i cittadini italiani pagano più di un miliardo di euro di tasca propria per curarsi con farmaci originator. Dobbiamo lavorare ulteriormente per avvicinare i cittadini ai farmaci equivalenti”.

 

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